«Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci». Parola di  Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per lo sviluppo sostenibile. Otto milioni di tonnellate circa, su 300 milioni prodotte ogni anno nel mondo, vengono oggi scaricate negli oceani. Il 96% dei rifiuti galleggianti in mare (“marine littering“) è costituito da plastiche che inquinano anche il suolo, l’aria e l’acqua potabile sotto forma di microplastiche. Ogni anno solo l’Europa genera 25,8 milioni di rifiuti plastici provenienti per il 60% da imballaggi, di cui però meno del 30% vengono riciclati: la quota destinata al riuso e al riciclo è infatti molto più bassa rispetto ad altri materiali quali carta, vetro e metalli. Come arginare a monte la produzione di plastica? Con una guerra mondiale che finalmente può dirsi dichiarata.

In vista di una nuova imposta sui prodotti plastici (sulle spalle dei produttori o dei consumatori?) attesa per maggio da parte della Ue, il Regno Unito ha intanto azionato la leva fiscale per disincentivarne l’utilizzo ed entro il 2042 ha previsto aree “plastic free” dentro negozi e supermercati. La guerra a sacchetti e bottiglie passa da San Francisco, che ha bandito la vendita di queste ultime nei luoghi pubblici, a Nuova Delhi che ha messo all’indice tutti i prodotti monouso come piatti e posate. Molti paesi tra cui Svezia e Finlandia hanno messo una cauzione sulle bottiglie e il Bangladesh dal 2002 ha vietato l’uso dei sacchetti, la cui vendita in Italia da quando sono stati messi a pagamento si è dimezzata (fonte: Legambiente) e da quest’anno, con l’obbligo dei compostabili per l’ortofrutta, gli sprechi diminuiranno ancora. L’Italia ha vietato i cotton fioc non biodegradabili dal 2019 e le microplastiche nei cosmetici dal 2020.

La Commissione europea, intanto, ha adottato la sua prima “Plastic strategy” che contiene una serie di azioni per proteggere il pianeta dall’inquinamento e promuovere crescita e innovazione in un’ottica di economia circolare. Le azioni si possono riassumere in incentivi e restrizioni. Gli incentivi vanno dalle risorse destinate a ricerca e innovazione, all’ecodesign, dagli incentivi per una  qualità più elevata di plastica riciclata alla armonizzazione delle regole sulla responsabilità estesa dei produttori.

Sul piano delle restrizioni, la “dead line” è il 2030. Entro questa data, tutti gli imballaggi in plastica immessi nel mercato Eu dovranno essere riciclabili o riutilizzabili e si dovranno riciclare almeno il 50% dei rifiuti plastici generati nel Vecchio Continente. Allo studio, inoltre, normative specifiche sui prodotti di plastica monouso, sulla raccolta nei porti dei rifiuti generati a bordo delle navi e un approfondimento sulle bioplastiche che possono causare danni agli ecosistemi. Sempre entro il 2030 è prevista la messa al bando delle microplastiche e una limitazione delle plastiche frammentabili, oltre alla definizione dell’etichettatura delle plastiche biodegradabili e compostabili. Per la revisione della direttiva sugli imballaggi, la data ultima è invece il 2019.

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