“Sia chiaro che il nostro auspicio ma anche il nostro impegno è che la questione dei farmaci di fascia C, vendibili solo nelle farmacie, non si chiuda con il disegno di legge presentato dal governo; un disegno molto riduttivo e che segna una retromarcia, mentre su altri temi si sta procedendo con più coraggio e lungimiranza. Spero che assieme a Coop ed ai milioni di soci che rappresentiamo, assieme alle associazioni di consumatori e dei parafarmacisti sia possibile trovare forme per sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica, affinché il disegno di legge possa essere modificato”.

Parole di Marco Pedroni, presidente di Coop Italia che a fronte dell’atteso pacchetto governativo in materia di liberalizzazioni non nasconde la sua delusione.

“Sui farmaci in particolare, ma anche guardando all’insieme delle proposte – prosegue Pedroni – ritengo siamo davanti ad un pacchetto piuttosto debole, anche in considerazione del fatto che si è scelta la strada del Disegno di legge, ora affidato al complicato iter di discussione parlamentare e non a un Decreto da convertire entro 60 giorni. Credo che i consumatori e le famiglie italiane si aspettassero e avessero bisogno di scelte fatte con maggior coraggio”.

Sullo stop ai farmaci di fascia C nelle parafarmacie, Pedroni, oltre alla lobby dei farmacisti ritiene pesi anche la volontà delle case farmaceutiche: “Davvero siamo davanti a qualcosa di incomprensibile. Non si capisce quali problemi di tutela della salute pubblica possano esserci e non si capisce perché debbano esistere farmacisti di seria A e di serie B. L’esperienza di questi anni parla chiaro e lo abbiamo detto pubblicamente. Aumentare la concorrenza, anche solo per una ridotta quota di farmaci, ha fatto abbassare i prezzi e dunque il margine dei produttori si è ridotto. Come confermano i nostri nuovi farmaci a marchio che sono già disponibili. Noi non intendiamo certo rinunciare a rafforzare la nostra presenza su questo fronte, perché la convenienza che riusciamo a trasferire ai consumatori è ancor più consistente. Parliamo di fino a un 50% in meno rispetto agli equivalenti prodotti di marca. Ma è una sfida dura, anche perché le procedure autorizzative richieste dall’Aifa, (l’Agenzia italiana del farmaco ndr) sono lunghe, complesse e costose. E anche qui ritengo che, rispetto a questo stato di cose, favorire l’arrivo sul mercato e la commercializzazione di nuovi farmaci generici (cioè quelli il cui brevetto è scaduto) sarebbe molto importante”.

“Noi – prosegue Pedroni – riteniamo che quello dei farmaci sia un capitolo di spesa molto importante e delicato per ogni famiglia. Nessuno, nonostante qualcuno abbia cercato di accreditare che sarebbe successo il contrario, corre a fare incetta di farmaci perché costano meno. Le famiglie sono più che mai attente a ciò che spendono, come ci hanno insegnato questi anni di crisi. Si compra ciò che è necessario e al miglior rapporto qualità-prezzo. Ma nel campo dei farmaci troppo spesso non c’è scelta, per colpa di un mercato ancora molto rigido e centrato sulle farmacie tradizionali. Noi invece diciamo che occorre mettere l’interesse delle famiglie al primo posto”.

Il Disegno di legge varato dal governo, se non contiene la norma sui farmaci di fascia C, prevede però che non solo i farmacisti potranno essere titolari di una attività, ma anche le società di capitali che potranno così entrare in questo mercato e possedere diversi punti vendita. “Anche questa – commenta Pedroni – non mi pare una novità di particolare rilievo per i cittadini. Da un lato sicuramente le quote di chi oggi possiede una farmacia vengono valorizzate e le farmacie sono contendibili ma restano quelle. La gara per una maggior concorrenza passa da altre strade”.

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