Alla base della decisione di Coop di non utilizzare più l’olio di palma nei propri prodotti a marchio c’è la novità rappresentata dal pronunciamento arrivato da parte dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che lo scorso 3 maggio ha diffuso un dossier nel quale si illustrano gli esiti degli studi condotti circa la presenza di tre contaminanti che si formano nel processo di raffinazione ad alte temperature di oli vegetali.

Partiamo dalle parole esatte dell’Efsa, per poi provare a capire meglio di cosa si tratta: “I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma – scrive l’Efsa -, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età. L’Efsa ha valutato i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze: glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi”.

Il linguaggio è decisamente tecnico e probabilmente ostico per i più. Di fatto parliamo di sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200 gradi). La questione riguarda diversi oli e anche le margarine, ma si pone soprattutto per l’olio di palma poiché contiene quantità di queste sostanze notevolmente superiori agli altri.

Il rischio per la salute è posto dall’Efsa in relazione alle quantità consumate quotidianamente, con una attenzione particolare alle fasce di età più giovane.

Alla luce del pronunciamento dell’Efsa il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici. L’obiettivo è «valutare l’eventuale necessità di procedere all’adozione di misure, anche in via precauzionale, finalizzate alla tutela della salute dei cittadini».

Il ricorso a strumenti comunitari, ha detto il Ministero della Salute, «è indispensabile per garantire un approccio realmente tutelante, in quanto omogeneo in tutto il territorio dell’Unione, con l’adozione, se necessario, di misure uguali in tutti i Paesi membri sia da parte delle autorità che del settore produttivo».

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