Case2.jpgVia libera al nuovo Isee: il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di riforma dell’Indicatore della situazione economica ”per affrontare lo scandalo dei finti poveri”, come ha sottolineato il Premier Enrico Letta, secondo cui si interviene in modo significativo in favore delle famiglie e dei disabili. Più controlli in vista: il nuovo Isee servirà anche a restringere il campo dell’evasione fiscale. Maggior peso a case e patrimoni: sarà considerato il valore degli immobili rivalutato ai fini Imu (invece che Ici) mentre sarà ridotta a 6000 euro la franchigia della componente mobiliare. Previsto un aumento di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro. Questa soglia è incrementata di 1.000 euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo.
Aumenta l’importo massimo dei costi dell’affitto detraibili dal reddito ai fini del calcolo dell’Isee: passa da 5.165 a 7.000 euro con un incremento di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo.
Solo una piccola parte dei dati sarà autocertificata, mentre i dati fiscali più importanti come il reddito complessivo e quelli relativi alle prestazioni ricevute dall’Inps saranno compilati direttamente dalla pubblica amministrazione. In caso di perdita del lavoro o di cassa integrazione, ma comunque di una riduzione del reddito superiore al 25%, sarà possibile aggiornare il proprio Isee.
Il Codacons, però, vuole vederci chiaro per capire se si tratta di lotta agli evasori o di un giro di vite mascherato. L’Associazione critica il fatto che si dia maggior peso a chi possiede una casa, considerato che, secondo l’ultimo Annuario statistico pubblicato dall’Istat, il 72,4% delle famiglie residenti è proprietario dell’abitazione in cui vive, mentre a pagare un canone di locazione è solo il 18%.

Avere una casa, insomma, specie se ereditata, non significa certo stare bene e non avere problemi ad arrivare alla fine del mese – scrive il Codacons – Giusto, invece, pesare maggiormente chi, a parità di reddito, deve pagare anche un affitto.  In tal senso, bene aver aumentato l’importo dell’affitto che si può portare in detrazione del reddito. Ottimo anche che sia direttamente l’Inps a compilare, attraverso le banche dati, alcune delle voci che oggi sono autodichiarate, purché poi si consenta al cittadino di intervenire nel procedimento per integrare e contestare eventuali errori”.

 

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