Per provare a costruire un futuro davvero sostenibile non c’è dubbio che la lotta agli sprechi, e in particolare allo spreco di cibo, sia una tra le priorità. Una priorità tanto su scala globale, per riuscire a ridurre diseguaglianze e combattere la fame di centinaia di milioni di persone, quanto in ambito locale, per ottimizzare risorse preziose e limitate e per aiutare, anche tra di noi, la sempre più ampia quota di chi ha bisogno. Le cifre sulle eccedenze alimentari sono impressionanti: basti dire che circa un terzo della produzione mondiale di cibo rischia di finire nella spazzatura ed in larga parte ci finisce davvero (parliamo di 1,3 miliardi di tonnellate, mentre solo per l’Italia si parla di 149 kg a testa).

Le caratteristiche del fenomeno spreco sono assai diverse a seconda che si parli di paesi ricchi e industrializzati o di realtà del terzo mondo. Nel terzo mondo i problemi sono principalmente nella prima parte della filiera, per colpa di un’agricoltura inadeguata e per la mancanza di infrastrutture che garantiscano adeguata lavorazione, conservazione e trasporto, mentre nell’occidente più ricco il tema spreco si sposta sul resto del ciclo, e quindi anche sui negozi, sulla ristorazione e (per la quota maggiore) su ciò che avviene nelle case dei consumatori.

«Per Coop – spiega Mauro Bruzzone, direttore politiche sociali di Ancc-Coop, l’Associazione delle cooperative di consumatori – l’impegno su questo fronte è una realtà già da molti anni. Coop, infatti, agisce su due fronti. In primo luogo per ridurre la quantità delle eccedenze attraverso le politiche assortimentali e commerciali, la logistica e avanzati strumenti informatici. In secondo luogo, per destinare le inevitabili eccedenze residue a un uso sostenibile eticamente, ambientalmente ed economicamente: è così che si affermano i banchi frigo del “Mangiami Subito” dove si offrono a metà prezzo i prodotti freschi vicini alla data di scadenza (11,7 milioni di euro nel 2016); è così che si estendono le offerte “last minute” dei prodotti di gastronomia, panetteria e pasticceria a fine giornata; è così che da molti anni si donano importanti quantità di prodotti non più vendibili, ma ancora perfettamente consumabili – soprattutto freschi confezionati e freschissimi sfusi – ad associazioni che si occupano di contrasto all’indigenza; è così che si riciclano prodotti deperibili per produrre compost, energia e combustibili ecologici attraverso la raccolta ed il riciclo dell’organico».

Dal 14 settembre 2016 è in vigore una nuova e moderna legge (nota come “Legge Gadda”, dal nome della parlamentare che l’ha promossa) che si occupa proprio di favorire le donazioni di prodotti alimentari (e farmaci), sottraendoli allo spreco.

Infatti, la Legge Gadda ha notevolmente semplificato le procedure amministrative delle donazioni di limitata entità giornaliera (in passato vi era l’obbligo di comunicare preventivamente all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza cosa e quanto si voleva donare: questo oggi vale solo, e a consuntivo, per le singole donazioni superiori ai 15 mila euro), ha ampliato la platea dei soggetti destinatari (oggi qualsiasi associazione ed ente locale, ieri solo le onlus), ha previsto di poter donare i prodotti della panificazione entro le 24 ore successive (prima solo entro la giornata di produzione), ha consentito di donare i prodotti non deperibili entro 30 giorni dal cosiddetto “termine minimo di conservazione” (“da consumare preferibilmente entro il….”).

Proprio grazie a queste innovazioni, già nel corso nell’ultimo trimestre del 2016, Coop ha accresciuto le donazioni del 15% sull’intero anno 2015. Così il consuntivo 2016 parla di 640 punti di vendita coinvolti, 6 mila tonnellate di alimenti donati e capaci di generare almeno 7 milioni di pasti,  per un valore pari a 28 milioni di euro con il coinvolgimento come destinatarie di 943 associazioni di volontariato e caritatevoli.

Alla luce di queste azioni virtuose, ma al tempo stesso della consapevolezza di quanto si possa ancora fare e promuovere per ridurre lo spreco nella filiera produttiva e distributiva e soprattutto tra le mura domestiche, hanno preso corpo e si stanno realizzando due importanti progetti in casa Coop.

«Il primo progetto – spiega ancora Bruzzone – consiste nella redazione del “Libro Bianco Coop sullo spreco alimentare”, che rappresenta un vero e proprio inedito nel panorama degli studi su questa tematica. Infatti, nel Libro Bianco tutta la prima parte – a cura di Virginia Invernizzi per conto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – è dedicata ad un esame di tutte le principali ricerche e tesi elaborate a livello nazionale, europeo ed internazionale: esame che mette in luce le molte contraddizioni dovute alla varietà e limitatezza delle fonti, alle quali finalmente porrà rimedio un apposito osservatorio pubblico, gestito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, promosso grazie ad un apposito Tavolo ministeriale, ove Coop è attivamente presente, istituito dalla Legge Gadda».

La seconda parte del Libro Bianco – a cura della società di consulenza Scs Consulting – rappresenta un “affondo” sui dati delle eccedenze alimentari di tutte le sette maggiori cooperative di consumatori italiane e di due medie cooperative.

Il secondo progetto consiste nell’attivazione di un portale e di un’app – coopnospreco.it – dedicato alle famiglie, alle scuole, agli enti territoriali, alle associazioni di volontariato, alle piccole imprese, per favorire la divulgazione e lo scambio di informazioni fra tutti questi soggetti e la donazione di prodotti eccedenti dalle piccole imprese alle centinaia di associazioni già oggi destinatarie delle donazioni Coop.

Redazione

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