Rifugiato.jpgNel 2012 una persona è diventata rifugiato nel mondo ogni 4,1 secondi, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi 18 anni: se alla fine del 2011 le persone coinvolte in tali situazioni nel pianeta erano 42,5 milioni, un anno dopo erano ben 45,1 milioni. Di queste, 15,4 milioni erano i rifiugiati, 937mila i richiedenti asilo e 28,8 milioni gli sfollati, coloro cioè costretti ad abbandonare le loro abitazioni, ma rimasti all’interno del proprio paese. E sono, peraltro, i paesi più poveri quelli che accolgono il maggior numero di rifugiati. Queste cifre sono state diffuse in occasione della giornata mondiale del rifugiato.
L’80% dei profughi approdano nei paesi poveri.
D’altra parte lo scorso anno sono state 526mila le persone uscite dalla condizione di rifugiato e 2,1 milioni quanti hanno smesso di essere sfollati. Anche per questa ragione, parallelamente, il rapporto UNHCR evidenzia come, complessivamente, i paesi in via di sviluppo ospitano l’81% dei rifugiati di tutto il mondo, in netto aumento rispetto al 70% di un decennio fa: la metà dei 10,5 milioni di rifugiati che rientrano nel mandato di UNHCR  sono accolti in paesi che hanno un reddito pro capite annuo inferiore a 5mila dollari Usa.
Nel 2012 l’Afghanistan ha mantenuto il primato – che detiene da 32 anni – di primo paese d’origine al mondo di rifugiati: è infatti afgano un rifugiato su 4, laddove le guerre restano la principale causa alla base degli spostamenti forzati di popolazione. E’ sempre il Global trends ad affermarlo, sulle tendenze a livello globale in materia di spostamenti forzati della popolazione, pubblicato dall’UNHCR che evidenzia come il 55% di tutti i rifugiati dei paesi presi in esame provenga da appena 5 nazioni colpite da conflitti: dopo l’Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria e Sudan.
Sono bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni il 46% dei rifugiati al mondo.

21 giugno 2013

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