Cosa vuol dire mettere in vendita carni e uova senza antibiotici o comunque porsi l’obiettivo di ridurre l’uso di antibiotici? Ne parliamo col professor Bartolomeo Biolatti, presidente della società italiana delle scienze veterinarie, a cui chiediamo di spiegare cosa sono gli antibiotici e cosa è l’antibiotico resistenza…
Gli antibiotici sono farmaci destinati a uccidere o inibire la crescita dei batteri. Una scoperta straordinaria che negli ultimi 60 anni ha consentito di salvare milioni di vite umane e animali. Dunque uno strumento importante che dobbiamo continuare a usare bene proprio perché ne avremo bisogno anche in futuro. Il problema è che a fianco di questi effetti positivi e desiderati, ci sono anche effetti indesiderati, come appunto l’antibiotico resistenza, cioè i batteri pian piano si adattano e riescono a resistere al farmaco rendendolo così inutile. Sia chiaro che l’antibiotico resistenza esiste da centinaia di anni, ma ora le cose stanno cambiando.

Quali sono i problemi che oggi dobbiamo affrontare quando parliamo di antibiotico resistenza?
Il problema deriva dall’uso sempre più esteso che si fa degli antibiotici, un uso che non è sempre appropriato e a volte eccessivo, sia tra gli uomini che tra gli animali. Questo fa sì che la capacità di resistenza dei batteri aumenti e che questa resistenza possa passare tra animali e uomo. E c’è una tendenza preoccupante nell’evoluzione del fenomeno. Oggi in Europa sono stimate 23 mila morti all’anno, dovute all’antibiotico resistenza, ma in proiezione questo fenomeno diventerà la prima causa di morte, più dei tumori.

In campo zootecnico che uso si fa degli antibiotici?
Così come per gli umani l’antibiotico serve a prevenire e curare le infezioni batteriche. Sino al 2006, ma ora in Europa la pratica è proibita, si usavano questi farmaci per favorire la crescita degli animali. Oggi il punto non è di bandirli, ma di usarli solo quando davvero servono. Se c’è un problema di scarsa igiene non lo si può risolvere per via farmacologica, ma migliorando le condizioni dell’allevamento. Le statistiche europee dimostrano chiaramente che più si usano antibiotici e più aumentano le forme di resistenza. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altri soggetti ha dato indicazioni precise che tutti dovrebbero seguire.

Cosa dicono queste indicazioni?
Intanto ci deve essere una visione olistica, cioè che tenga conto dell’insieme dei problemi. La buona salute dell’uomo è legata a quella degli animali e viceversa. Per questo, cosa che in Europa si fa già da 15 anni, sono stati definiti piani per una corretta gestione nell’uso degli antibiotici. Questi piani invitano a un uso appropriato dei farmaci, a puntare sulla prevenzione mediante buone pratiche di allevamento ed elevati livelli di biosicurezza, a collaborare tra paesi e migliorare le forme di monitoraggio. Poi c’è anche un invito, che riguarda la necessità di rilanciare la ricerca. Nel senso che occorre anche sviluppare farmaci nuovi, cosa che negli ultimi anni è stata fatta troppo poco. Infine serve più informazione, più consapevolezza tra gli addetti del settore zootecnico e anche tra i consumatori.

Una campagna come quella promossa da una catena della grande distribuzione come Coop che ruolo può avere?
La grande distribuzione ha un ruolo fondamentale nella selezione dei fornitori e nel chiedere la puntuale applicazione delle regole e quindi nel responsabilizzare gli operatori della filiera. Ciò vale a maggior ragione quando si propongono disciplinari rigorosi che puntano a migliorare la salute e il benessere e quindi a ridurre l’utilizzo degli antibiotici. Un secondo importante ruolo della grande distribuzione è quello di sensibilizzare e informare il consumatore, il quale, con le sue scelte, potrà influenzare e orientare la produzione primaria.

 

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