E’ un progetto che complessivamente  arriverà a riguardare 14 milioni di animali. Si comincia da faraone, capponi, galline, galletti e polli. Tutti animali, quelli citati, che saranno allevati (e poi messi in vendita) senza l’uso di antibiotici. E questa è solo la prima fase della nuova grande campagna (dal titolo “Alleviamo la salute”) che Coop ha lanciato da poche settimane e che dal 2018 riguarderà progressivamente anche le filiere dei bovini e dei suini arrivando così a coinvolgere 1600 allevamenti in tutta Italia

Nell’era in cui l’attenzione alla qualità di ciò che mangiamo è, giustamente, in costante aumento, Coop ha deciso dunque di lanciare una sfida che si può sicuramente definire olistica, nel senso che mira a tenere insieme le richieste e le aspettative non solo dei consumatori e dei cittadini, ma anche il benessere degli animali, le problematiche di salute pubblica e chiama a svolgere un ruolo importante anche agricoltori e allevatori. In sostanza una sfida che vuol contribuire a fare un salto in avanti a un’intera filiera, quella delle carni, che deve essere capace di fronteggiare le sfide e i cambiamenti già in atto.

«La nostra campagna – spiega il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni – parte da un tema di salute pubblica di grande importanza, come quello dell’antibiotico resistenza (vedi l’intervista in queste pagine al professor Bartolomeo Biolatti, presidente della Società italiana di scienze veterinarie ndr), rispetto al quale governi e istituzioni tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno da tempo lanciato un allarme e chiesto di attivare azioni di contrasto, considerato che ogni anno questo problema causa 700 mila morti nel mondo. Abbiamo costruito un progetto che procederà gradualmente, centrato su un’idea semplice: migliorando le condizioni di allevamento si ridurranno le malattie degli animali e quindi da un lato si potrà abbattere l’uso di antibiotici e dall’altro avremo prodotti migliori per i consumatori. Vogliamo offrire alle persone risposte trasparenti e speriamo che questo sia di stimolo ad altri soggetti per garantire un passo avanti dell’intera comunità».

Ma cosa vuol dire mettere in vendita carni e uova senza antibiotici o comunque porsi l’obiettivo di ridurre l’uso di queste sostanze? Ovviamente nella campagna di Coop non c’è alcuna intenzione di demonizzare un medicinale che ha contribuito a sconfiggere tante malattie e che quando serve occorre ancora usare in maniera razionale e mirata (sia tra gli uomini che gli animali). Il punto è prevenire, cioè costruire condizioni negli allevamenti che riducano il rischio di contrarre malattie. Ovvio che si parli quindi di benessere animale, di igiene e di buone pratiche da introdurre e implementare.

«Come Coop questi sono temi su cui siamo impegnati da anni e sui quali già abbiamo ottenuto importanti risultati – spiega il direttore generale di Coop Italia, Maura Latini – Ora si apre una fase nuova, rispetto alla quale abbiamo bisogno della disponibilità e della passione dei nostri fornitori e degli allevatori. Abbiamo alzato l’asticella e sappiamo che migliorare la qualità di vita degli animali non è un cambiamento a costo zero. Per questo serve una collaborazione forte e la convinzione che comunque questa sia la strada che può far scattare un cambio di paradigma che è nell’interesse stesso dei produttori. Come Coop siamo convinti che la ricetta vincente sia quella di offrire prodotti buoni, sani e sicuri a un prezzo giusto».

Come accennato all’inizio, la campagna Coop è già operativa e la nuova etichetta “Allevato senza uso di antibiotici” è già presente da alcuni mesi sulle confezioni di cinque prodotti della linea Fior fiore (faraona, cappone, gran gallo, galletto livornese e pollo all’aperto). In questi giorni arriva poi la linea di pollo Coop “Allevato senza uso di antibiotici” assieme alle uova da galline allevate a terra e, in gastronomia, al pollo Fior fiore.

Poi il progetto si sposterà progressivamente sulle filiere del bovino e del suino. Come già accennato è ovviamente impossibile eliminare del tutto l’uso degli antibiotici, perché quando un animale si ammala deve essere curato. È chiaro che in quel caso quell’animale sarà destinato ad altre linee che non possono vantare il marchio “senza antibiotici”.

«Gli obiettivi che ci siamo posti con questa campagna – spiega il presidente di Ancc-Coop, Stefano Bassi – vanno al di là del semplice rispetto delle leggi e dei regolamenti. Si tratta di introdurre comportamenti virtuosi, con la massima attenzione al consumatore, per consentirgli scelte informate e consapevoli. Non a caso stiamo lavorando per creare già dai prossimi mesi un circuito di “Allevamenti aperti” che i soci Coop potranno visitare per vedere direttamente cosa significano i progetti che stiamo portando avanti».

Altra cosa che Coop ha chiesto ai propri fornitori è di installare telecamere negli allevamenti e nei macelli, per introdurre e diffondere anche in Italia una prassi già comune all’estero.

3 Commenti

  1. Dovreste dirmi quanto sarà remunerato l’allevatore per riuscire ad allevare animali in modo non intensivo. Per ridurre l’uso di antibiotici occorre diminuire drasticamente la densità dei capi e migliorare le condizioni di stabulazione degli animali. Vorrei sapere chi pagherà le ristrutturazioni e quanto verrà pagato un kg di carne all’allenatore.poi vediamo cosa costerà la carne al consumatore finale. Auspico che la Cooperativa investa nella modifica Delle modalità di allevamento,finanziando gli allevatori.

  2. complimenti, un importante iniziativa per diminuire la antibioticoterapia. Sono fiero che Coop l’abbia iniziata segno della eticità e della consapevolezza dell’alimentazione salutare

    • RISPONDE LA REDAZIONE
      Inserito da Redazione il 15 giugno, 2017 at 9:40 am — Rispondi

      Ciao Franco, grazie!

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