Vaccinazione_meningite.jpgNegli ultimi mesi in Italia si sta parlando molto di meningite e di vaccini. Il clamore è stato scatenato dal fatto che in Toscana si sono verificati diversi casi nell’arco di breve tempo e che il decorso fulminante della malattia, che in alcuni casi porta alla morte, suscita nelle persone un ragionevole timore.

La meningite nella sua forma più invasiva è quella causata da un batterio chiamato meningococco. Secondo i dati del ministero della Sanità, nel 2016 in Italia ci sono stati 178 casi: meno del 2015, ma più del 2014.

Anche se non si tratta di un’emergenza sanitaria, è comunque bene conoscere il rischio e le precauzioni da prendere, soprattutto in caso di bambini piccoli, giovani sotto i 20 anni, anziani, diabetici, soggetti immuno-compromessi e persone che frequentano spesso luoghi chiusi e molto affollati (come le discoteche).

L’unico modo conosciuto per prevenire la malattia è la vaccinazione anti meningococco. Recentemente si è discusso molto anche sull’efficacia dei vaccini e sui rischi che comporterebbero: su questo punto la ricerca scientifica è concorde nel sostenere che i rischi dei vaccini (tra cui comunque l’autismo non compare) non sono in alcun modo comparabili ai benefici per l’individuo e per la comunità intera.

Esistono diversi tipi di meningococco (A, B, C, W135, Y) ed esiste un vaccino per ognuno.

Nei bambini piccoli, il cui sistema immunitario è più debole, la vaccinazione contro questi batteri è importantissima. In Italia, la vaccinazione anti meningococco C (il batterio più letale) è raccomandata a tutti i nuovi nati e sostenuta interamente dal Sistema Sanitario Nazionale, quindi gratuita per le famiglie.

La vaccinazione anti meningococco B, invece, non è sostenuta dallo Stato. Per questo, le persone vaccinate sono di meno e la malattia si manifesta di più rispetto al C (al quale la popolazione è quasi totalmente immune).

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