Numeri davvero preoccupanti delineano, anche per quanto riguarda i medici di base, una sostanziale caduta dell’assistenza così come la conosciamo oggi.

Perché i medici di base sono le fondamenta dell’edificio del Sistema sanitario nazionale. Giocano un ruolo essenziale sia nella prevenzione sia nella terapia di patologie in corso.

Eppure la situazione è davvero allarmante: nei prossimi cinque anni smetteranno di lavorare 14.908 medici di famiglia e secondo i calcoli della Fimmg,  Federazione italiana medici di medicina generale, 14 milioni di italiani potrebbero rimanere senza medico di base. Un trend destinato anche a peggiorare: al 2028 verranno a mancare 33.392 medici di famiglia La finestra temporale entro la quale si avrà il picco di pensionamenti è di tre anni. L’allarme è più forte in alcune regioni: in Lombardia l’ultimo bando era per 640 posti ma 400 sono rimasti liberi. Già ora moltissimi italiani non sono soddisfatti del proprio proprio medico: le visite a domicilio in molte grandi città sono un’utopia e le visite in ambulatorio costringono a file che mettono a dura prova la pazienza dei pazienti, appunto, tanto che chi può si rivolge direttamente allo specialista. Tuttavia andrebbe ricordato che il nostro Paese sta invecchiando rapidamente e che gli anziani soffrono di malattie croniche. Il medico di base diventerà quindi sempre più una figura fondamentale nell’ambito dei Lea, i livelli essenziali di assistenza.

Cosa è successo? È mancata la programmazione – è la tesi della Fimmg – soprattutto a livello delle Regioni. Si formano al massimo 900 dottori di base all’anno, ma ne vanno in pensione 2000. E siccome la programmazione è regionale, a differenza di quella ospedaliera che è anche e soprattutto ministeriale, le differenze tra regione e regione sono significative: saranno soprattutto Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia le regioni in cui sarà più pesante l’effetto dei pensionamenti da qui a cinque anni nella categoria dei medici di famiglia, con il 2022 che sarà ‘l’anno nero’ per numero di medici che lasceranno il servizio. Nel 2022, infatti, in Campania andranno in pensione, e dunque verranno a mancare, 1619 medici, nel Lazio 1313, in Lombardia 1802 e in Sicilia 1396. Sempre in queste stesse regioni si registrerà anche il maggior numero di pensionamenti da qui al 2025 per i medici ospedalieri del Servizio sanitario nazionale. E anche se nel triennio 2018-2021 si investe di più sui giovani medici grazie a più di duemila borse per diventare medico di famiglia, le criticità ci saranno comunque, perché il saldo è comunque negativo. A essere penalizzati saranno soprattutto i piccoli Comuni, perché i neodottori vanno più volentieri ad esercitare la loro professione nelle grandi città, dove è anche più facile organizzarsi in studi in cui lavorano più professioni e infermieri.

E i pediatri? Per ora l’allarme non li riguarda, o almeno non in modo tanto macroscopico. Sono 14mila in tutta Italia, ma ad esempio nel 2015 ne sono andati in pensione 800 e dalle scuole di specializzazione ne sono usciti solo 280.

Ma cosa succede se ad andare in pensione è il nostro medico di base? Ce lo può comunicare il medico stesso, a cui seguirà la comuncazione ufficiale della Asl e, a quel punto, avremo due possibilità: scegliere un nuovo medico tra quelli disponibili in elenco o aspettare il sostituto. Nel caso della scelta autonoma di un nuovo medico, bisognerà consultare gli elenchi, in molte regioni disponibili anche online, e verificare che non abbia superato il tetto massimo di 1500 assisititi se medico di famiglia o 800 se pediatra. Negli elenchi  sono fornite anche informazioni come ubicazione e orari dell’ambulatorio, partecipazione e a forme associative, eccetera, in modo da facilitare la scelta da parte dei pazienti. Scelta che, in molte regioni, si può effettuare anche online, o presso le farmacie abilitate a prenotazione esami, o presso le Ausl stesse.

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