Origini_prodotto.jpgDella nuova campagna Coop sull’origine delle materie prime, campagna che mira a garantire la massima trasparenza ai consumatori, abbiamo parlato con Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo. 

Onorevole De Castro, che valore può avere una iniziativa come questa, anche fuori dall’Italia?
L’iniziativa di Coop che, prima in Europa, ha deciso di fornire ai propri consumatori informazioni dettagliate e facilmente reperibili sull’origine dei prodotti e sui luoghi e le modalità di produzione, è certamente di grandissimo valore. Diffondere e difendere la cultura della trasparenza e dell’indicazione dell’origine dei prodotti agricoli è un atto oserei dire “dovuto”, una priorità che da oltre vent’anni orienta e caratterizza le scelte della politica agricola comunitaria. Per questa fondamentale caratteristica, dunque, mi auguro che l’iniziativa di Coop possa fare da modello ed essere replicata con successo in Italia e in Europa. 

La preoccupazione per tutelare l’italianità dei prodotti è molto sentita dai consumatori. In un mondo sempre più globalizzato in cui le paure sembrano spingere qualcuno verso chiusure autarchiche, quale è secondo lei una corretta impostazione rispetto a questo tema?
La tutela dei prodotti agroalimentari italiani di qualità è da garantire in ogni forma e con ogni strumento possibile. La preoccupazione dei consumatori nasce da una consapevolezza ormai acquisita del valore dei prodotti di eccellenza riconosciuto anche all’estero e per questo emulato. Il famoso “italian sounding” (prodotti che per nome e simboli grafici sulla confezione richiamano prodotti italiani) è certamente il fenomeno più dibattuto di questi tempi, fenomeno che all’interno dell’Unione europea è possibile debellare grazie a disposizioni mirate, mentre fuori dai confini europei il quadro è più complesso. Ciò non vuol dire che dobbiamo subire questo genere di usurpazioni in maniera passiva. Dobbiamo invece puntare di più sull’organizzazione e sulla presenza in quei mercati internazionali che chiedono a gran voce le eccellenze del made in Italy agroalimentare. Penso al Canada, con il quale l’Ue ha stretto proprio di recente un accordo di libero scambio che permetterà l’ingresso di numerosissimi prodotti a indicazione geografica italiani e garantirà la loro tutela dalle contraffazioni. Un accordo di grande portata che mi auguro possa fare da esempio ai negoziati tra Unione europea e Stati Uniti attualmente in corso. 

Anche grazie alla campagna Coop molti consumatori scoprono che l’Italia non è autosufficiente sul piano delle produzioni agroalimentari e che la superficie destinata all’agricoltura è calata considerevolmente nel corso degli anni. Se e come si può invertire questa tendenza?
La non autosufficienza dell’Italia per quanto riguarda le produzioni agroalimentari ha un’origine geografica, legata alla prevalenza di zone collinari e montuose, caratteristica del nostro paese, e un’origine socio-economica che, nel tempo, ha visto passare i processi di urbanizzazione – e il relativo consumo di suolo – da necessità a eccesso. La sottrazione di aree all’agricoltura è oggi un fenomeno da limitare e regolare con attenzione, garantendo il fondamentale ruolo di questo settore nell’economia generale del nostro Paese. Se allarghiamo il ragionamento e usciamo dai confini nazionali, la terra sta infatti diventando una risorsa sempre più scarsa, da tutelare sul fronte ambientale, agricolo e idrogeologico. Oggi l’agricoltura e il cibo sono questioni strategiche sulle quali è necessario aprire un confronto di portata internazionale. Mi auguro che il prestigioso appuntamento di Expo 2015 possa essere il luogo deputato a questa riflessione non ulteriormente procrastinabile.

La nostra agricoltura è caratterizzata da molte produzioni di qualità (Dop e Igp) con una forte vocazione per l’export. Come difendere questa qualità sia sul piano delle politiche di sostegno ma anche come controlli rispetto a truffe e imitazioni?
Come anticipavo prima, da oltre vent’anni l’Europa mette in campo politiche rivolte alla tutela e alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità. Oltre ai marchi Dop e Igp, è stato approvato il nuovo regolamento sulle informazioni ai consumatori, estendendo l’obbligo di etichettatura di origine a tutti i prodotti zootecnici freschi. Misure rivolte alla tutela delle produzioni tipiche di qualità, distintive dei diversi territori, che garantiscono protezione a produttori e consumatori, oggi sempre più consapevoli e attenti ai valori materiali e immateriali dei prodotti che portano in tavola. Sul fronte dei controlli, all’interno dei paesi dell’Unione valgono regole ferree di tutela e salvaguardia che prevedono l’immediato ritiro di prodotti contraffatti o usurpazioni di marchi. Fuori dall’Unione bisogna puntare sulla presenza sui mercati e sulla promozione della qualità distintiva delle nostre eccellenze. 

Dalle quote latte al tema della produzione di zucchero l’Unione europea è stata vista in molti casi come chi ha posto limiti e vincoli pesanti alla nostra agricoltura. È stato davvero così? Con la definizione di una nuova Pac (politica agricola comunitaria) quali novità deve aspettarsi il nostro paese?
Non dobbiamo dimenticare da dove derivano le quote produttive di latte e zucchero. Tali strumenti di contenimento della produzione nascono con lo scopo di gestire l’offerta e di regolare un mercato caratterizzato da surplus produttivi. Oggi, in un’epoca di scarsità di risorse in cui torna a riproporsi lo spettro della food security, intesa come sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, la politica agricola deve rispondere a nuove esigenze e prefiggersi nuovi obiettivi. In tale ambito, con la riforma che abbiamo approvato, la Pac continuerà a sostenere in maniera importante l’agricoltura di 28 paesi, destinando al settore quasi il 40% del budget pluriennale disponibile dell’Unione. È chiaro che in un quadro così diversificato certe specifiche misure possano trovare più o meno favore, ma è necessario trovare nuove soluzioni e pianificare politiche in grado di rendere più moderna la stessa agricoltura e più competitive le sue imprese. In questo senso il  Parlamento europeo ha migliorato sensibilmente una proposta di riforma (della Commissione Ue, ndr) molto lontana dalle reali esigenze degli agricoltori europei.

Dario Guidi (Dicembre 2013)

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*