Per prima cosa è importante ribadire che le mascherine non sono alternative al mantenimento delle distanze e al lavarsi spesso le mani, che restano misure fondamentali.

La mascherina può difendere gli altri da noi e in qualche modo può proteggerci dal contatto con gli altri (a seconda della tipologia) se non riusciamo a mantenere la distanza consigliata, senza considerare che indossando la mascherina diventa più improbabile toccarsi naso, occhi e bocca con le mani (potenziali punti di entrata del virus).
Vi sono alcuni elementi principali da tenere in considerazione in merito alle mascherine: i materiali, le caratteristiche e il loro utilizzo ovvero dove e per quanto tempo le si indossa. Esistono diverse tipologie di mascherine: le mascherine di comunità in materiali multistrato ma senza alcuna garanzia di “caratteristiche tecniche”, poi vi sono quelle chirurgiche con marchio CE, quelle chirurgiche approvate in deroga dall’Istituto Superiore di Sanità (le chirurgiche sono nate per proteggere il paziente dalla possibile contaminazione da parte di medici e infermieri), e le  FFP2 e FFP3, pensate per proteggere gli operatori dalla contaminazione esterna e per questo chiamate DPI (Dispositivi di protezione individuale). Le FFP2 e FFP3 devono prevalentemente essere utilizzate dai sanitari.

In generale comunque è molto importante che la mascherina, qualunque essa sia, copra bene naso e bocca ed è altrettanto importante metterla e toglierla correttamente, con le mani pulite e senza mai toccare la parte frontale esposta all’esterno, bensì sempre maneggiandola dagli elastici o dai lacci con cui la mascherina viene indossata e fissata.

Le mascherine chirurgiche in quanto tali sono dispositivi medici  e  devono rispondere a specifiche norme tecniche (UNI EN 14683:2019 e ISO 10993). Possono essere con marchio CE  (come quelle a marchio Coop) oppure per lo stato di emergenza essere  approvate in deroga senza marchio CE dall’Istituto Superiore di Sanità.  La loro funzione principale è quindi di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente che lo circonda, infatti hanno la capacità di filtrare il virus in uscita; in minima parte proteggono anche chi le indossa da droplets (goccioline) in entrata. Le maschere chirurgiche più qualificate contengono tre strati: strato esterno impermeabile contro gli spruzzi esterni, strato intermedio con filtro antiparticolato per bloccare i patogeni e strato interno assorbente d’acqua per assorbire l’umidità espirata.  Le FPP3 e FPP2  che sono dispositivi di protezione individuale (DPI), possono essere con o senza valvola, hanno una buona azione filtrante sia in fase inspiratoria che espiratoria e si differenziano fra di loro per l’efficienza di filtrazione; proteggono e bloccano anche le esalazioni di chi le indossa. Quelle con la valvola non vanno tendenzialmente utilizzate perchè offrono una protezione individuale elevata, ma la presenza della stessa lascia uscire il virus se chi le indossa è infetto.

Poi ci sono le mascherine di comunità che possono essere anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, garantire comfort, respirabilità e permettano di coprire dal mento al di sopra del naso. Si possono differenziare per tipo di tessuto, per numero di strati, traspirabilità del materiale, idrorepellenza e altro.  In generale tutte le mascherine monouso vanno cambiate se umide, sporche o danneggiate, quelle riutilizzabili lavate dopo ogni utilizzo. Per quelle lavabili e riutilizzabili è importante attenersi alle indicazioni di lavaggio ed al numero di utilizzi indicati dal produttore. Le mascherine, finito il loro uso, vanno buttate nella raccolta indifferenziata (perché potenzialmente infette) in doppi sacchi di raccolta adeguatamente chiusi.

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