libro_I_signori_del_cibo.jpgSecondo previsioni dell’Onu, nel 2050 saremo 9 miliardi di persone sulla Terra. Come ci sfameremo, se le risorse sono sempre più scarse e gli abitanti di paesi iperpopolati come la Cina stanno repentinamente cambiando abitudini alimentari? La finanza globale, insieme alle multinazionali del cibo, ha fiutato l’affare: l’overpopulation business. Dopo A Sud di Lampedusa e il successo internazionale di Land rabbing, Stefano Liberti presenta “I signori del cibo” (Minimum Fax), un reportage appassionante che segue la filiera di quattro prodotti alimentari – la carne di maiale, la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato – per osservare cosa accade in un settore divorato dall’aggressività della finanza che ha deciso di trasformare il pianeta in un gigantesco pasto. Un’indagine globale durata due anni, resa possibile grazie al sostegno di Coop e Fondazione Charlemagne Onlus.

Martedì 7 febbraio, alle 18, l’autore presenta gli esiti di questa lunga indagine alla Libreria.coop Ambasciatori, in un incontro al quale prenderanno parte anche Marino Niola (antropologo ed editorialista) e Stefano Bassi (presidente di Ancc-Coop, l’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori), moderato dal giornalista Mauro Sarti. Il libro-inchiesta di Liberti fa luce sui giochi di potere che regolano il mercato del cibo, dominato da pochi colossali attori sempre più intenzionati a controllare ciò che mangiamo e a macinare profitti monumentali. Ci conduce dunque dall’Amazzonia brasiliana, dove le sconfinate monoculture di soia stanno distruggendo la più grande fabbrica di biodiversità della Terra, ai mega-pescherecci che setacciano e saccheggiano gli oceani per garantire scatolette di tonno sempre più economiche, dagli allevamenti industriali di suini negli Stati Uniti a un futuristico mattatoio cinese, fino alle campagne della Puglia, dove i lavoratori ghanesi raccolgono i pomodori che prima coltivavano nelle loro terre in Africa.

L’appuntamento all’Ambasciatori nasce dall’attenzione che Coop ha riposto nel lavoro di Liberti, un giornalista libero, esperto di politica internazionale, e nel progetto di una casa editrice indipendente come Minimum Fax, sostenendo fin dall’inizio il lungo lavoro di ricerca che sta alla base del libro. L’obiettivo è quello di riuscire a raccontare attraverso dati e testimonianze la provenienza e la storia di quel che mettiamo in tavola, il suo loro lato oscuro e, per converso, l’esigenza di trasparenza e legalità da cui muove l’impegno di Coop sul versante sicurezza e trasparenza dei prodotti. Sullo sfondo le strategie di gruppi finanziari e di multinazionali dell’agrobusiness che stanno massicciamente investendo nel settore della produzione alimentare. La presenza anche di un antropologo come Marino Niola permetterà di indagare a 360 gradi su ciò che mettiamo nel piatto, partendo per così dire dal backstage per arrivare al nostro attuale e controverso rapporto con il cibo.

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