L'intervista: Andrea Nardinocchi

È un cantautore dalla voce ricca di riferimenti alla black music, Andrea Nardinocchi, 26 anni, bolognese, un talento soul che canta brani che compone e suona da solo, con l’utilizzo della tecnologia, che gli permette di trasformare in poco tempo il suo universo interiore in ballate intimiste. “Un posto per me”, il suo disco d’esordio è un piccolo capolavoro.

Quali sono i cd che più hai ascoltato durante la lavorazione del disco?
Mi hanno accompagnato le atmosfere romantiche di “Grace” di Tim Buckley. Quel disco mi ha fatto scoprire un orizzonte sentimentale che non conoscevo, i miei ascolti erano quasi esclusivamente concentrati sulla black music. E, a proposito di musica nera, continuo ad amare Michael Jackson, c’è una ricchezza sonora, nel suo lavoro, che per me, è fonte continua di stupore. Mi ha suggestionato, e nel mio disco ci sono molte tracce di questo, John Legend. Il suo primo album “Get Lifted”, in particolare, è un esempio di come rendere attuale il passato suonando ritmi contemporanei.

E i libri?
Sono un lettore che cerca di trovare nei libri risposte, indicazioni che possano aiutarmi a crescere. Un testo che ha accompagnato la mia adolescenza e che rileggo regolarmente è “Siddharta” di Herman Hesse, perché quel cammino verso la conoscenza è anche il mio. Inizialmente pensavo che l’unica maniera per fare musica passasse per l’isolamento. Adesso, finalmente, sono invece pienamente nel mondo, come racconto nel disco. E di questo percorso fanno parte due recenti letture, “La danza della realtà”, di Alejandro Jodorowsky e “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, di Peter D. Ouspensky, dedicato al pensiero del mistico Gurdjieff.

Vai al cinema?
Sì, e mi piace vedere i film di successo, le produzioni che uniscono l’efficacia della storia alla ricerca tecnologica. Dai film di Batman a “Madagascar 3”, che non è solo un film di animazione per bambini, ma una pellicola che impressiona per la perfezione, che rende davvero credibili, come se facessero parte di questo mondo, i personaggi. Ho visto finalmente, lo cercavo da tempo, “Old Boy” del regista Park Chan-wook, che Tarantino considera uno dei migliori in circolazione. Un meraviglioso esempio di avventura e azione travolgenti.

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