Oltre 17 milioni di vittime l’anno nel mondo, con una previsione che nel 2030 arrivino addirittura a 23 milioni. Le malattie cardiovascolari si attestano, infatti, tra le principali cause di morte nei paesi industrializzati, Italia compresa. Dati allarmanti che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è impegnata ad invertire con la campagna 25by25 che punta, entro il 2025, alla riduzione del 25% della mortalità precoce per malattie croniche non trasmissibili, come quelle del cuore e dei vasi. Un obiettivo tutt’altro che secondario a livello mondiale, che ci riguarda molto da vicino.

Misure di sicurezza «Nel nostro paese non si hanno molte informazioni sul grado di consapevolezza dei cittadini rispetto alla grande importanza che riveste la prevenzione delle malattie cardiovascolari», afferma Francesco Landi, geriatra del Policlinico “A. Gemelli” di Roma e coordinatore del gruppo multidisciplinare che da oltre due anni svolge attività di screening gratuito per sensibilizzare i cittadini sui principali fattori di rischio cardiovascolare.

L’iniziativa, intitolata “Mese del cuore” e giunta alla sua quarta edizione, è promossa da Danacol, anche quest’anno con la collaborazione di Coop, in concomitanza con la giornata mondiale del cuore che si celebra il 29 settembre, punterà a diffondere messaggi di prevenzione in modo sempre più capillare per contribuire in modo concreto al benessere dei cittadini. «L’idea alla base di quest’iniziativa – spiega Landi – è quella di avvicinare più persone possibile in contesti diversi da ospedali e ambulatori medici, come i centri commerciali e i supermercati, per eseguire un check-up rapido e immediato legato alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e capire che tipo di consapevolezza esiste sui rischi che si corrono in questo ambito».

Controlli su campioni casuali iniziati con Expo 2015 e condotti per oltre tre anni su tutto il territorio nazionale, che hanno consentito al geriatra del “Gemelli” e al suo staff di eseguire quasi 10mila prelievi e i cui risultati sono divenuti materia di uno studio pubblicato recentemente sul British Medical Journal Open. «Nel corso delle visite – continua il professore – rileviamo una serie di parametri: alcuni legati alle abitudini e allo stile di vita come fumo, alimentazione e attività fisica regolare, nonché l’indice di massa corporea ricavato misurando peso e altezza; altri che riguardano la misurazione della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo e glicemia nel sangue capillare attraverso una piccola puntura sul dito».

Con il tempo a questi se ne sono aggiunti altri come la misurazione del girovita e dei fianchi, che si sono dimostrati molto efficaci per valutare il rischio cardiovascolare, nonché la stima della forza di presa della mano (hand grip test) e della forza muscolare degli arti inferiori (chair stand test) attraverso prove fisiche semplici, ma molto indicative.

A nostro rischio e pericolo «Il progetto, realizzato grazie a squadre multidisciplinari composte da medici, infermieri, terapisti e nutrizionisti, è denominato The Lookup 7+ proprio perché tiene conto di tutti questi aspetti insieme, fornendo una valutazione complessiva della persona esaminata di cui si mettono in evidenza punti di forza e fragilità rispetto al rischio di malattie cardiovascolari», chiarisce Landi. Una modalità semplice ma efficace di intercettare una fetta della popolazione che non va spontaneamente dal medico perché non pensa di essere a rischio.

Dai dati clinici raccolti così come dall’esperienza fatta sul campo, il professor Landi rileva, infatti, che la strada della consapevolezza sui rischi legati alle malattie del cuore sia ancora lunga, nonostante le sempre più numerose campagne di prevenzione. «Nelle persone sottoposte a screening nella fascia d’età 45-64 anni, tra quelli che non avevano controllato il colesterolo nell’ultimo anno si è registrata un’alta percentuale con livelli anomali, più nelle donne che negli uomini», evidenzia lo specialista del “Gemelli” che ancora ricorda la signora che grazie a un esame casuale in un supermercato del centro Italia scoprì un livello così alto di glicemia da farla correre al pronto soccorso. E a sottovalutare il pericolo sono in molti, più di quanti si potrebbe credere: se, infatti, il gentil sesso mostra una buona capacità di prevenzione su patologie tipicamente femminili, rispetto al rischio cardiovascolare appare poco attenta. Un errore da non sottovalutare perché, se è vero che le donne presentano un rischio cardiovascolare più basso degli uomini fino alla menopausa, subito dopo registrano una vera e propria impennata che le espone non solo più dei coetanei maschi, ma anche con livelli di gravità maggiori. «Controlli come The Lookup 7+ consentono sia di raccogliere grandi dati per comprendere quale sarà la situazione del nostro sistema sanitario tra 10-20 anni, sia di riuscire a fare una corretta prevenzione capace di evitare soprattutto la non autosufficienza nella terza età».

Un concetto che purtroppo gli italiani ancora sottovalutano proprio durante quella fase della vita in cui si dovrebbe stare più attenti per assicurarsi una vecchiaia non solo più longeva, ma soprattutto di buona qualità. «E invece dieta scorretta, poco esercizio fisico, vizio del fumo – avverte Landi – le riscontriamo soprattutto tra i 40-50enni. Il messaggio che vorremmo lanciare chiaro e forte, invece, è che la prevenzione non inizia quando si è già avanti con gli anni, ma da giovani se non addirittura in età scolare».

Giro di tavolo È proprio qui allora che entra in gioco la prevenzione che riguarda i fattori di rischio cardiovascolare modificabili, legati essenzialmente a comportamenti e stili di vita, insomma quella prima ed elementare regola. «Tra i nemici principali del cuore ci sono senz’altro il fumo, l’eccesso di alcol, la sedentarietà e una scorretta alimentazione», conferma la dietista Ersilia Troiano, presidente uscente dell’ Associazione Nazionale Dietisti, che sottolinea come il cibo sia elemento determinante nella prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari perché permette di agire in modo positivo, e non poco, su pressione arteriosa, lipidi plasmatici e diabete. Uno strumento assai prezioso quello dell’alimentazione amica del cuore perché facilmente praticabile da tutti.

«In particolare la dieta mediterranea ha dimostrato un efficace effetto protettivo rispetto all’insorgere delle malattie cardiovascolari». Cereali integrali, frutta, legumi e verdura, pesce azzurro, frutta secca (non salata e non zuccherata), pollame, latte e latticini in quantità moderate, oltre all’olio extravergine d’oliva appaiono dunque i migliori alleati a tavola per un cuore sano. Indicazioni alimentari che tuttavia non sembrano convincere né conquistare il popolo italico. «Nonostante una certa attenzione ad alcuni aspetti legati alla propria salute ¬– sottolinea Troiano – da una recente ricerca di Gfk Eurisko-Cuoriamoci (marzo 2018) risulta che circa il 40% degli italiani non consuma adeguate quantità di frutta e il 60% di verdura. 1 italiano su 2 non consuma pesce neanche una sola volta a settimana, meno del 10% consuma frutta secca settimanalmente, così come l’eccesso in cucina di sale e di grassi animali fatica a essere ridimensionato».

Raccomandazioni del medico Ecco che un ruolo fondamentale lo giocano i medici di famiglia, in prima linea per il monitoraggio delle patologie legate al cuore e per la stessa prevenzione. «Compito fondamentale del medico di famiglia è senza dubbio quello di avvicinare i propri pazienti e dialogare con loro, verificando non solo i fattori di rischio non modificabili ma soprattutto quelli modificabili», conferma Massimo Olivoni, medico di medicina generale e di famiglia a Grosseto. Un lavoro che va fatto soprattutto su quelle più sfuggenti e meno assidui perché convinti di non correre rischi.

«E’ importante individuare coloro che ancora non hanno sintomi ma che presentano già spie di possibili patologie, a partire dal peso eccessivo, dalla familiarità di malattie, come ipertensione o diabete, dall’abitudine al fumo». Una sorta di prevenzione primaria da realizzare stabilendo una buona comunicazione con i propri assistiti per veicolare così una corretta informazione e sviluppare un’efficace educazione alla salute. «Molti miei pazienti – dice Olivoni – mi chiedono di controllare il colesterolo subito dopo gli stravizi delle feste. In quelle occasioni non mi stanco di ripetere che il colesterolo si tiene a bada seguendo una dieta povera di grassi tutto l’anno. Poi tra le raccomandazioni che faccio in presenza di familiarità all’ipertensione quella di monitorare la pressione almeno 2-3 volte al mese, in particolare al risveglio mattutino». E in poco tempo i risultati si vedono: «Di solito in 2 o 3 mesi si notano i primi progressi, in quel frangente è molto importante l’incoraggiamento del medico di famiglia affinché certe corrette abitudini si radichino definitivamente». Se dunque il medico di famiglia riesce a diventare non solo fonte autorevole di informazioni corrette ma un alleato nella ricerca e nel mantenimento di un buono stato di salute, il primo passo verso la prevenzione è presto fatto. Perché, se è vero che al cuore non si comanda, è pur vero che lo si può aiutare a stare bene.

Redazione

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