lettore_libri.jpgSarà anche vero che leggere libri rende più felici, come certifica la recente indagine del Cesmer (Centro studi dell’Università di Roma), secondo la quale l’indice di felicità tra gli italiani che leggono arriva a 7,44 della scala Veenhoven (che va da 1 a 10), contro il 7,21 di chi non legge (una differenza statisticamente molto significativa dicono gli esperti). I lettori sono anche più ottimisti, meno aggressivi e più predisposti alla positività.

In attesa che questa verità sia più conosciuta e produca qualche effetto, resta il fatto che siamo un paese che legge decisamente poco e che, anzi, nel corso degli ultimi anni ha visto ridursi ulteriormente la quota di chi coltiva questa passione. Lo certificano i dati dell’Istat, secondo cui nel 2014 le persone, dai sei anni in su, che nel corso dell’anno hanno letto almeno un libro (per motivi non strettamente scolastici o professionali) sono state 23 milioni e 750 mila, cioè il 41,4% della popolazione con un calo rispetto al 43% del 2013 e in un trend di costante discesa dal picco di 46,8% di lettori del 2010.

Quel 58,6% che non legge Rovesciando il dato, vuol dire che il 58,6% degli italiani non ha letto neppure un libro nell’arco di 12 mesi. Rispetto agli altri più importanti paesi europei si registra uno scarto in negativo tra i 10 e i 20 punti. Facendo raffronti su uno stesso anno (il 2007) la Francia aveva un 9% di lettori in più, la Spagna il 15%, la Germania il 19% e la Gran Bretagna 22%. Dunque anche nella lettura siamo indietro e la figura peggiore la fanno i maschi (che hanno un indice di lettura del 34,5% contro il 48% delle femmine) e le regioni del sud (indice di lettura del 29,4%). Fondamentale è il livello di istruzione e l’ambiente familiare: se i genitori sono entrambi lettori il dato di lettura tra i ragazzi tra i 6 ed i 14 anni è doppio rispetto agli altri (66,9% contro 32,7%).

Lettori forti e lettori deboli Per capire il mercato di chi compra libri occorre introdurre una distinzione fondamentale tra i lettori forti ed i lettori deboli. I lettori forti sono coloro che leggono almeno un libro al mese, una fascia sostanzialmente rimasta stabile anche in questi ultimi anni, intorno al 14,3% della popolazione. È questa la vera colonna portante del mercato editoriale. Poi ci sono i lettori deboli, quelli che leggono occasionalmente (un 45% dichiara di leggere meno di 3 libri all’anno): ed è qui che la crisi ha colpito duramente, nel senso che, solo tra 2013 e 2014, si sono perse 800 mila persone (-6,8%).

Segni di ripresa del mercato nel 2015 Anche se manca ancora il Natale che nel mercato editoriale è uno dei momenti chiave dell’anno, l’andamento delle vendite nel 2015 sta però evidenziando un rallentamento del calo se non addirittura un qualche timido segno più. Secondo le cifre ufficiali dell’Aie (l’Associazione italiana editori), dopo i primi 8 mesi si era a meno 1,9% sul 2014. Ma, le stime di altri operatori del settore (come Messaggerie), che tra le altre cose provano a tener conto del fenomeno Amazon (i cui dati ufficiali non sono disponibili), dicono che si sia già a più 0,29% sul 2014. Se questo segno più resterà anche a fine anno, resta comunque il fatto che nei tre anni precedenti il settore aveva perso il 15% delle vendite. Vendite che l’anno scorso si sono attestate poco sotto a un valore complessivo di 1 miliardo e 200 milioni di euro. “Vediamo segni di miglioramento – spiega il presidente dell’Aie, Federico Motta – e speriamo davvero di chiudere l’anno con un segno più”.

E-book e digitale non sfondano Per completare la fotografia va detto che, anche se, nel 2014, circa 5 milioni di persone hanno scaricato libri in formato digitale (su 23 milioni e passa di lettori), questa fetta cresce meno di quanto ci si aspettava o almeno non tanto quanto serve a invertire il difficile trend dell’insieme del mercato. Questo perché in molti casi chi compra libri on line è una persona che già rientra tra quei lettori forti che magari comprano libri sia di carta che virtuali. Secondo alcune delle stime fatte negli anni passati, a oggi gli e-book avrebbero dovuto valere almeno il 15% del mercato, invece siamo appena al 5%. Dunque anche se il mondo digitale va veloce e sta cambiando la società, almeno nel campo della lettura di libri, qui ancora non si vedono impatti rivoluzionari. Intendiamoci, su 63.417 titoli pubblicati in Italia nel 2014, ben 53.739 sono usciti anche in formato e-book. E nel 2015 la percentuale di e-book sui volumi pubblicati sta aumentando ulteriormente.

Che su questo fronte ci saranno forti crescite e ci passi un pezzo del futuro dell’editoria è certo, ma per ora anche se gli e-book sono competitivi come prezzo (anche grazie al fatto che il governo ha ridotto al 4% l’Iva), l’evoluzione procede lentamente. Nell’indagine Istat sulla lettura in Italia, gli editori intervistati indicano (per un 36,3%) nell’immaterialità del libro digitale un fattore di penalizzazione. Cioè molti lettori preferiscono ancora toccare e sfogliare un oggetto. Altri fattori limitanti sono la scarsa alfabetizzazione informatica (per un 35,3%) e il fatto che occorra comprare un apposito  lettore il cui costo è ritenuto eccessivo.

In sostanza però, da tutti i dati emerge come la capacità del mondo digitale di portare alla lettura chi libri non li leggeva, sia (per ora) decisamente molto limitata. E dunque si ritorna al problema di come invertire la rotta e cioè aumentare la quota di lettori.

Come recuperare nuovi lettori Qui le indicazioni che vengono dagli stessi editori richiamano a un insufficiente ruolo della scuola, che invece dovrebbe svolgere sistematicamente un’attività di educazione e promozione. Altra colpa è del livello culturale della popolazione italiana nel suo insieme ritenuto modesto dal 40% degli editori intervistati. Un secondo capitolo di questioni rimanda alla necessità di specifici interventi di incentivo alla lettura (come detrazioni fiscali, bonus di acquisto, ecc.) su cui si chiede al governo di fare di più.

Ma un peso ce l’hanno sicuramente anche una serie di problematiche relative al come è strutturato oggi il mercato. Da una parte ci sono gli editori che sono 1.658, suddivisi tra 969 piccoli editori, 484 medi e 205 grandi. Tra i grandi i processi di concentrazione vanno avanti, come dimostra l’annunciata acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori che creerebbe un colosso che vale quasi il 35% del mercato (l’insieme dei grandi editori rappresenta il 76%).
Poi ci sono centinaia di piccoli e medi editori che si muovono invece in spazi ristretti pubblicando mediamente una ventina di titoli l’anno se non meno.

Il quadro della produzione libraria è abbastanza impressionante: ricordiamo che nel 2014 sono stati pubblicati 63 mila nuovi titoli, che aggiunti a quelli già in catalogo fanno 813 mila titoli in commercio. Per dare un’idea il 40% dei libri viene stampato in meno di 500 copie, mentre solo l’11,6% ha una tiratura sopra le 5.000.

Tra i settori la parte del leone la fanno narrativa, romanzi e libri gialli (10 mila titoli usciti nel 2013). In decisa e positiva controtendenza è invece il settore dei libri per ragazzi che ha visto aumentare tirature e titoli, in buona parte traduzioni da testi stranieri. E qui, la qualità, specie sul piano della grafica e delle illustrazioni, sembra pagare davvero.

Spostandosi poi sull’altra sponda e cioè quello della rete delle librerie, cioè dei negozi che vendono libri, il tema della qualità e dell’assortimento si mostra centrale. Anche qui il peso delle grandi catene (Mondadori è la più grande con 560 punti vendita) è sempre più dominante, mentre con fatica resistono le librerie indipendenti (cioè senza un editore dietro) che però spesso sono fondamentali proprio per quei piccoli e medi editori che risultano schiacciati dalla legge dei grandi numeri e che fanno più fatica ad accedere al mercato. Secondo la già citata indagini di Messaggerie Italiane (il più grande distributore di libri) proprio le librerie indipendenti registrano un balzo in avanti (+5,19%) nei primi mesi del 2015, segno di un apprezzato e ritrovato rapporto con i lettori e col pubblico.

Un capitolo di crescita molto forte è quello dei libri fisici venduti on line (anche direttamente dagli editori), che dal 5% nel 2010 sono arrivati al 13,8% nel 2014. In questo capitolo, che unisce carta e Web, un ruolo di primo piano va ad Amazon, convitato di pietra per tutti gli operatori del settore, che (sempre secondo le stime di Messaggerie) registrerebbe tassi di crescita del 32% nel 2015.

dicembre 2015

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