Per chi non li conosce parliamo di pasta, vino, passata di pomodoro, olio e altro ancora. Tutti prodotti ad alta qualità ed elevato valore sociale. Sono questi i tratti distintivi del marchio Libera Terra tratteggiati dall’indagine di Nomisma commissionata da “Cooperare con Libera Terra – Agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità”.

Attraverso quasi 3.000 interviste, l’istituto bolognese ha raccolto la percezione del brand e un identikit del consumatore dei prodotti che nascono per riutilizzare socialmente i beni confiscati alle mafie attraverso il lavoro delle nove cooperative sociali e del consorzio nati dall’incontro dell’associazione Libera (proprietaria del marchio) e il movimento cooperativo. Coop, ovviamente riveste un ruolo di primo piano in questo lavoro di sostegno, perché i prodotti Libera Terra sono da anni sugli scaffali dei punti vendita e saranno una possibile (e ottima) scelta anche per gli acquisti legati all’ormai vicino Natale.

Tornando all’indagine, il primo elemento positivo, considerando il giro d’affari limitato (intorno ai 7 milioni di euro) rispetto a quello delle grandi marche, è che il marchio è conosciuto dal 26% degli intervistati.
Le principali associazioni di idee tra chi conosce il marchio sono da un lato l’impegno nel recupero dei terreni confiscati alle mafie, dall’altro elementi qualitativi: biologico, bontà e qualità del prodotto, fiducia nei controlli. Queste rilevazioni sono confermate dal dato sulla qualità percepita dei prodotti che risulta nell’84% dei casi molto o estremamente elevata. Risultano più rilevanti nella propensione d’acquisto gli aspetti della qualità, del benessere, dell’attenzione all’ambiente e dell’impegno sociale rispetto al prezzo.
Il consumatore tipo vive prevalentemente nel Nord Italia, ha più di 45 anni, un elevato titolo di studio e frequenta maggiormente piccoli negozi specializzati e supermercati, dove si reca più volte a settimana, rispetto a discount e ipermercati.

«Gli sforzi fatti in questi anni dai protagonisti del progetto Libera Terra, cooperative e consorzio, e, contestualmente, dai soci dell’agenzia nel supportarlo hanno dato buoni frutti — commenta Rita Ghedini, presidente di Cooperare con Libera Terra —. Essere riconosciuti dai consumatori per un alto livello qualitativo, partendo dalla distintività sociale propria di questo progetto è quello che, col supporto dell’Agenzia, si proponeva nel medio-lungo periodo il sistema Libera Terra col piano strategico elaborato nel 2011. Il percorso intrapreso è quello giusto, ma ora dobbiamo lavorare per rafforzare la conoscenza dei prodotti, come strumento concreto per la condivisione della lotta contro le mafie, la capacità e la struttura distributiva. Abbiamo di fronte un orizzonte straordinario di cambiamento dovuto alla crisi economica in corso: abbiamo la necessità di essere promotori, seppure nel piccolo, di modi diversi di produrre e percorsi che aiutino ad avere consumatori più consapevoli, attenti alla sostenibilità economica, sociale e ambientale».

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