Sul tema del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori osptiamo un intervento di Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia.

“L’impegno di Coop sul fronte della lotta all’illegalità e al caporalato, per il rispetto dei diritti dei lavoratori e la costruzione di rapporti costruttivi con i produttori è una storia lunga. Già più di vent’anni fa Coop è stata tra i primi in Europa a ottenere la certificazione etica SA8000; un’adesione volontaria che ha significato adeguare i processi produttivi di molte aziende italiane a norme tali da aumentare il rispetto e la tutela dei diritti dei lavoratori con standard verificabili da enti terzi.  Siamo stati spesso pionieri nel chiedere ai nostri fornitori di sottoscrivere capitolati e impegni, un tempo considerati impossibili e troppo esigenti. Ma alla fine queste scelte sono state uno sprone per un miglioramento di tutta la filiera. E non solo della nostra. Questo è un altro valore della cooperazione: non lavorare solo per se stessa ma pensare e agire in maniera inclusiva.   

Negli ultimi anni abbiamo portato avanti la campagna “Buoni e giusti”, individuando 13 filiere agricole più a rischio e svolgendo decine e decine di controlli, con una attività importante e rigorosa che è tuttora in corso.

Quando lo scorso anno la Camera dei deputati ha discusso la norma contro le aste al doppio ribasso abbiamo espresso la nostra soddisfazione: è una misura che va nella giusta direzione, ma occorre che diventi legge. Subito aggiungendo che questo strumento noi, a differenza di altre catene soprattutto di discount, non lo abbiamo mai usato, proprio perché consapevoli che così si introducevano logiche che rischiano di penalizzare i produttori. Dunque il primo punto che per noi è fondamentale sottolineare è che le catene della grande distribuzione e gli operatori presenti sul mercato non sono tutti uguali.

Troppo spesso c’è chi fa generalizzazioni che sono per noi inaccettabili. Continueremo comunque a impegnarci per fare la nostra parte e per stimolare i nostri interlocutori ad ogni livello, perché convinti che l’affermazione di prezzi giusti ed equi non si ottiene per legge, ma è un percorso che richiede il contributo di tutti.
In questo percorso dobbiamo considerare che l’anello debole della filiera non è solo chi produce e/o raccoglie ma lo sono anche una parte di coloro che acquistano.

Un  prezzo è giusto se è alla portata di tutte le fasce di reddito degli acquirenti, ancora di più adesso dove le difficoltà economiche del post Covid sono ancora tutte da comprendere. Ecco quindi la necessità di lavorare sempre più per ricercare maggiore efficienza nei processi produttivi; ridurre al minimo le intermediazioni, rendere efficiente la raccolta in campo, usare la tecnologia per ridurre i consumi di fertilizzanti di fitofarmaci e di acqua, ridurre i costi energetici e migliorare la rete dei trasporti. Efficienza dunque per ricercare il prezzo giusto per il produttore e per il  consumatore”.

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