Le uova Coop escono dalla gabbia

Da alcune settimane Coop vende solo uova provenienti da allevamenti a terra. Una scelta di civiltà e benessere, non solo animale

Non sapremo mai se è nato prima l’uovo o la gallina. Ma alla Coop è nata sicuramente prima la gallina. Infatti, da sempre le uova a marchio Coop provengono da allevamenti a terra o biologici nei quali le galline possono razzolare liberamente. Le uova Coop vengono poi controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare molto elevati. Per esempio, i controlli Coop garantiscono la provenienza delle uova da galline nate e allevate in Italia senza l’utilizzo di mangime OGM e senza coloranti. Ma a partire dal 4 ottobre tutte le uova vendute nei supermercati Coop proverranno rigorosamente da allevamenti a terra. Dunque Coop chiude le porte alle uova degli allevamenti intensivi dove le sventurate galline ovaiole sono costrette a vivere in gabbie poco più grandi di un fazzoletto, impedite nei movimenti, soggette a malattie, obbligate da un meccanismo spietato a mangiare e sfornare uova a ripetizione. Con questa decisione, Coop anticipa la Direttiva Europea del 1999 sulla protezione delle galline ovaiole negli allevamenti che ha introdotto il bando delle gabbie di batteria convenzionali dal 1° gennaio 2012. «Ma c’è il rischio che in Italia la legge non venga rispettata da tutti – avverte Roberto Bennati, vicepresidente della Lega Antivivisezione (Lav) – perché il decreto del 2006 che recepisce la Direttiva prevede un sistema sanzionatorio assolutamente ridicolo con multe di appena 1.500 euro a chi continuerà ad allevare le galline nelle gabbie-prigione». I produttori che hanno già investito milioni di euro nella riconversione degli allevamenti per non farsi trovare impreparati al momento in cui la Direttiva entrerà in vigore, sono sul piede di guerra e chiedono di modificare il decreto per non consentire ai soliti furbi di cavarsela con una misera contravvenzione. Dunque è probabile che la battaglia contro il lager della gallina non finisca il 1° gennaio 2012. «Per questo è importante sensibilizzare i consumatori poiché anche dalle loro scelte di acquisto può dipendere la piena attuazione della legge», dice Roberto Bennati. 

A terra è meglio

Ci sono molte ragioni per preferire le uova prodotte negli allevamenti a terra. La principale è di carattere etico-ambientale. Ma un recente studio dell’Università Statale della Pennsylvania ha dimostrato che negli allevamenti liberi, gli animali possono produrre uova di qualità migliore con il doppio di vitamina E, più del doppio di acidi grassi Omega-3 e più vitamina A rispetto alle uova provenienti da allevamenti intensivi. Il consumatore è avvertito: al benessere animale corrisponde in genere un prodotto qualitativamente migliore con un impatto benefico sulla nostra alimentazione. «Coop è la prima grande catena in Italia che, con lungimiranza e sensibilità, non solo decide di anticipare l’entrata in vigore della Direttiva europea, ma va oltre escludendo dalla commercializzazione anche le uova provenienti dalle cosiddette "gabbie arricchite" molto simili in realtà alle gabbie di batteria convenzionali, il cui piccolo spazio aggiuntivo a disposizione delle galline e alcuni elementi addizionali che dovrebbero permettere alle galline di soddisfare alcuni comportamenti naturali, non è affatto sufficiente», dice Roberto Bennati. Una scelta coerente con le politiche commerciali di Coop che sul fronte del benessere animale e della tutela della salute dei consumatori non accetta compromessi. «Siamo stati i primi ad eliminare le pellicce dai capi del tessile, i primi ad aderire ai protocolli sui cosmetici non testati sugli animali, i primi a definire degli standard di benessere animale nei nostri allevamenti a marchio Coop – spiega Claudio Mazzini, responsabile Innovazione e Valori di Coop Italia – in accordo con il Centro nazionale di referenza sul benessere animale che ha sede a Brescia».

 UE, 400 milioni di galline

Ogni anno sul territorio dell’Unione Europea sono allevate oltre 400 milioni di galline ovaiole, il 70 per cento delle quali sono rinchiuse nelle gabbie di batteria degli allevamenti intensivi. «La natura restrittiva di queste gabbie non consente alle galline di esprimere la maggior parte dei normali modelli di comportamento, quali la ricerca del foraggio, la cova delle uova nei nidi, beccare sul terreno, distendere le ali», osserva Roberto Bennati. Un dossier della Lav evidenza che l’ambiente delle gabbie di batteria comporta anche gravi problemi fisici. Osteoporosi e fratture delle ossa sono molto comuni nelle galline in gabbia, perché l’alto tasso di produzione di uova depaupera le riserve di calcio degli animali. Il piano di rete metallica causa problemi alle zampe delle galline e le loro unghie, che non si consumano su un terreno come in natura, possono ritorcersi intorno alle maglie della rete. Zampe danneggiate riducono la possibilità delle galline di muoversi e talvolta di svolgere esigenze fondamentali quali la ricerca del cibo e dell’acqua. A causa della loro frustrazione e della stretta vicinanza con altri animali, le galline spesso aggrediscono le proprie compagne di gabbia, fino a praticare il cannibalismo. Ora, grazie alla decisione di Coop, saranno "liberate" altre 560 mila galline e non una dei 330 milioni di uova che si vendono ogni anno nei supermercati Coop proverrà da allevamenti intensivi. «Molti produttori hanno riconvertito i loro allevamenti e noi li abbiamo incoraggiati a fare una scelta totalmente alternativa alle gabbie perché, anche se dal 2012 saranno leggermente più grandi, resta comunque uno spazio angusto e crudele – conclude Mazzini –. Auspichiamo che molti concorrenti ci seguano, e confidiamo che questa nostra scelta dia un chiaro indirizzo al mondo della produzione».  

 

 



Aldo Bassoni

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