Il cestino trasparente dell’insalata sembra sempre lo stesso, ma nella sua vita precedente era una bottiglia di acqua minerale. La vaschetta del pollo fresco, invece, racchiude un’anima verde, di polistirolo riciclato. Intanto la carta igienica si è vestita di nuovo – ora la confezione è tutta di carta – mentre il burro è avvolto in un foglietto che si getta nell’organico.  Forse mettendoli nel carrello non ve ne siete accorti, ma i prodotti stanno cambiando d’abito, e indossano confezioni sempre più leggere, sostenibili, riciclate e riciclabili. Una trasformazione “circolare” che investe bottiglie e flaconi, vaschette, scatole, sacchetti, retine, cartoni, bombolette… A partire da quelli Coop, che stanno facendo da apripista con soluzioni innovative e attente all’ambiente. Tanto che, negli ultimi tre anni, Coop Italia ha ottenuto ben 60 riconoscimenti da parte dei due principali istituti che misurano e promuovono appunto la sostenibilità del packaging: il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e l’Istituto Italiano Imballaggio.   

La selva di confezioni che ogni giorno finiscono nell’immondizia è una buona fetta dei nostri rifiuti domestici: proprio gli imballaggi rappresentano almeno il 30% dei rifiuti urbani e l’8% di quelli totali prodotti in Italia in un anno. Non ha aiutato a ridurli la pandemia, che ci ha indotto a preferire prodotti confezionati, più protetti da contaminazioni esterne. Basti pensare che proprio l’industria del packaging – afferma uno studio delle università di Utrecht e Twente, in Olanda – assorbe il 40% della plastica ed il 50% della carta in Europa.

Riciclo storico  In Italia, rileva il Conai, si stima che gli imballaggi immessi al consumo nel 2021 siano stati 13,8 milioni di tonnellate (+5,1% sul 2020). Un record. Per fortuna però è aumentata anche la quota “salvata” e recuperata: 10 milioni di tonnellate (+5,3% sul 2020), con un tasso di riciclo del 73,1%, mai visto prima nel nostro Paese. 

Già nel 2020, su 9,5 tonnellate di materiali riciclati, avevano trovato una seconda vita 371 mila tonnellate di acciaio, 47 mila e 400 di alluminio, 4 milioni e 48 mila di carta, un milione e 873mila di legno, un milione e 76 mila di plastica, 2 milioni e 143 mila di vetro. Così l’anno scorso l’Italia ha raggiunto con anni di anticipo gli obiettivi complessivi che l’Europa impone ai suoi Stati membri: entro il 2025, ogni Paese dovrà riciclare almeno il 65% degli imballaggi. Solo la plastica in Italia resta indietro, di meno di due punti percentuali, rispetto al goal: nel 2020 ne abbiamo riciclata il 48,7%, dovremo raggiungere almeno il 50% richiesto dall’Unione.

Questione di etichetta Le previsioni per quest’anno sono di un ulteriore miglioramento, ma ancora molto si può fare per fermare la marea montante di confezioni che tuttora finiscono nell’ambiente e in discarica, per agevolare la raccolta differenziata e alimentare il circuito virtuoso dei materiali riciclati. Per questo è attesa quest’anno anche in Italia l’etichettatura ambientale obbligatoria degli imballaggi: un sistema che, da un lato, offre ai consumatori indicazioni per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio delle confezioni, e dall’altra rende trasparente la loro composizione in base al sistema di codifica europeo. Dopo vari rinvii, la nuova etichettatura dovrebbe partire a luglio.

Tutto nasce dal nuovo Codice Ambientale, che recepisce le disposizioni comunitarie: si dovrà indicare in modo semplice dove buttare i diversi materiali, per ciascuna componente della confezione. Molti prodotti le adottano già, anche se si potranno ancora utilizzare i packaging esistenti, privi dell’etichetta europea, fino a esaurimento delle scorte. Per i prodotti molto piccoli o particolari, dove in etichetta manca lo spazio per una descrizione estesa, si potrà ricorrere al Qr code o indicare un sito internet.

Ecorivoluzione Coop «Nei prodotti a marchio Coop l’etichettatura ambientale degli imballaggi è già sostanzialmente completata – spiega Renata Pascarelli, direttrice Qualità di Coop Italia –: dal 2007 le confezioni riportano indicazioni chiare sui materiali e le filiere di raccolta. Ma, soprattutto, stiamo adottando in modo sempre più esteso il principio delle tre R dell’economia circolare: ridurre, riutilizzare, riciclare». In pratica le confezioni dei prodotti Coop si semplificano, impiegano sempre meno materiali, sempre più riciclati e riciclabili, nascono da materie e lavorazioni che hanno un minore impatto sull’ambiente e tornano più facilmente nel ciclo produttivo.

Una buona spesa può cambiare il mondo anche grazie agli imballaggi: «A metà del 2021 abbiamo messo in vendita la bottiglia d’acqua minerale Coop al 100% in plastica riciclata – prosegue Pascarelli – e ogni anno andiamo via via migliorando le confezioni di centinaia di prodotti. Da questo gennaio, l’85% dei flaconi della detergenza casa e tessuti contiene come minimo la metà di plastica riciclata, arrivando anche al 100%. Oggi hanno una quota di plastica riciclata le bottiglie per le bibite, i succhi, il latte e molti prodotti per la cura della persona come le protezioni solari e il bagnetto per i bimbi. Lo indichiamo chiaramente sull’etichetta, insieme all’utilizzo di materiali da fonti rinnovabili quando presenti, per informare e sensibilizzare i consumatori su questo tema».

L’asciugatutto e il maxi-rotolo di carta igienica senza tubo interno ora sono avvolti in carta certificata da fonti di approvvigionamento sostenibili. Nei tovaglioli, i fazzoletti e molti altri prodotti di carta per la casa e la persona, il 60% della confezione è fatto di plastica riciclata post consumo. Tra gli accorgimenti utili adottati da tempo, anche il pre-taglio ben segnalato nei cosiddetti sleever, i “vestiti” di plastica stampata che avvolgono molti flaconi: così toglierli è più facile, visto che i contenitori nudi vengono riconosciuti meglio dagli impianti di riciclo che separano i differenti tipi di plastica.

Vassoietti con l’anima green Altre innovazioni importanti riguardano i materiali che contengono gli alimenti, che devono comunque rispondere a requisiti di igiene rigorosi. Ad esempio, le vaschette trasparenti che accolgono le carni Coop hanno un contenuto di plastica riciclata del 50%, mentre quelle di frutta e verdura a marchio ne contengono ormai l’80% minimo.

Un’anima green che si nasconde anche nei vassoietti di polistirolo per le fettine di pollo e tacchino a marchio: gli ultimi nati sono “a panino”, con due strati di materiale vergine all’esterno (fra cui quella a contatto con gli alimenti, che isola e proteggere perfettamente il contenuto), e un 30% di materiale riciclato all’interno.  Stessa logica hanno seguito le vaschette utilizzate per l’uva Fior fiore e il pomodoro ciliegino Origine.  Qui, novità assoluta, il materiale riciclato è ottenuto in parte da vaschette e non da bottiglie. O ancora, l’incarto del burro Vivi Verde è diventato compostabile e si butta nella raccolta dell’organico, anche quando è sporco.

Pure la vaschetta della ricotta fresca e il cartoccio del prosciutto appena affettato venduti al taglio potranno avere una nuova vita. Fateci caso: sono in arrivo in queste settimane, nei punti vendita Coop, i cartelli che guidano i consumatori nello smaltimento dei contenitori e dei materiali utilizzati per confezionare i prodotti freschi e al taglio. Così anche questi involucri potranno imboccare la giusta strada per essere differenziati e, quando possibile, riciclati. 

Il cambiamento non passa solo dall’uso di materiale riciclato, ma anche da interventi di alleggerimento e semplificazione dell’imballaggio su tanti prodotti: gli amaretti, l’hamburger con prosciutto cotto o i salumi Coop in vaschetta, il prosciutto crudo e l’antipasto misto affettato, le sfogliatine di patate snack Coop, i cantucci e i tartufi al cioccolato Fior fiore, le retine degli agrumi Coop… E a stretto giro ne arriveranno tanti altri.

Il cambiamento siamo noi a vita degli imballaggi Sempre più spesso il packaging “speaks green”, parla verde, come recitava il titolo di un convegno di Ucima, l’Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il confezionamento e l’imballaggio: un settore che a sua volta traina l’innovazione. Dalle retine per la frutta a base di lino alle pellicole per alimenti in bioplastica, la ricerca corre veloce verso un nuovo modello di sviluppo. Lo scorso ottobre, all’ultima edizione del “Bando per l’Ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare 2021” sono stati presentati dalle aziende il 13% di prodotti in più rispetto a un anno prima, sono raddoppiati gli interventi di utilizzo di materiali riciclati e triplicati quelli di riutilizzo.  Le parole d’ordine sono: ecoprogettazione e ecodesign, cioè progettare in partenza confezioni e prodotti utili anche per l’ambiente.

A spingere chi produce e confeziona a cambiare siamo noi, i consumatori. Secondo l’indagine condotta dall’Università Sant’Anna di Pisa per Conai, infatti, il cambiamento parte dal basso: «Non è più un fenomeno di nicchia. Più di un italiano su due sceglie spesso prodotti con confezioni in materiale riciclato o a basso impatto ambientale – afferma Luca Ruini, presidente del Conai –, sempre più consumatori acquistano prodotti la cui confezione è riciclabile e prediligono quelli contenuti in confezioni monomateriali. Oggi i consumatori riconoscono il valore della circolarità: ben l’86%, infatti, è disposto a pagare qualcosa in più per un imballaggio fatto di materiale riciclato». La responsabilità non termina nel carrello: una volta a casa, l’85% di noi si adopera per fare la raccolta differenziata degli imballaggi e circa il 60% si impegna a riutilizzarli. 

Insomma, nelle nostre scelte d’acquisto guardiamo sempre più non solo al contenuto, ma anche al contenitore. Con un occhio alla pattumiera perché, parafrasando Fabrizio De Andrè, dai diamanti non nasce niente, ma dai rifiuti nascono nuove materie prime.

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