C’è chi non accende più il riscaldamento e gira col cappotto in casa, dando la precedenza all’affitto o alle rate del mutuo. C’è chi ha saputo che a rate, per i primi quattro mesi dell’anno, si può pagare a interessi zero la bolletta della luce, spalmandola su dieci mensilità, mentre altri hanno tagliato di netto i consumi fino a spegnere tv e router e a rinunciare a qualche ora di internet. In prospettiva, nelle torride giornate estive, si arriverà a non accendere i condizionatori d’aria per bilanciare l’eccesso di spesa invernale.
Sono molteplici gli effetti del caro energia che sta colpendo duro soprattutto nelle aree periferiche del Paese, con numeri in crescita al Nord e nei piccoli centri, oltre che al Sud, dove un quarto della popolazione già rischiava negli ultimi anni di dover adottare stili di vita impensabili per un Paese avanzato.

Più esposto alla povertà energetica è chi, ad esempio, alloggia in case popolari o, avendo un reddito un po’ più alto ma non sufficiente per i prezzi del mercato, magari ha optato per una sistemazione in social housing (intesa come ogni forma di edilizia residenziale sociale).
Su di essi, in primis, pesano le impennate delle bollette per il primo trimestre 2022, rispetto a quello precedente, di elettricità (+55%) e gas (+41,8%) rese note da Arera: variazioni choc per un consumatore tipo della cosiddetta fascia di “maggior tutela”, già calcolate al netto degli interventi del Governo, quali l’azzeramento degli oneri generali di sistema, la riduzione dell’Iva per il gas e le misure contenute nel nuovo pacchetto taglia-bollette che riportiamo nelle pagine seguenti, limitandoci ai provvedimenti per le famiglie.

Ma di cosa stiamo parlando? Secondo la definizione che ne dà il Piano nazionale energia e clima del 2020, una famiglia è considerata in povertà energetica se registra “difficoltà ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici”, oppure se l’acquisto di tale paniere comporta “una distrazione di risorse, in termini di spesa o di reddito, superiore a quanto socialmente accettabile”. Un triste esempio è quando si arriva alla scelta estrema tra scaldarsi o mangiare. Ma di fronte a bollette che pesano così tanto sul bilancio familiare (il prezzo del gas naturale è aumentato, rispetto al livello pre-pandemico, del 723%, ricorda una nota di Confindustria), l’aumento di individui in povertà energetica, o a rischio di esserlo, è inevitabile e il problema diventa di priorità nazionale. Iniziative di solidarietà come “Adotta la bolletta” (donazioni per aiutare anziani soli o con pensione minima e famiglie in difficoltà), prese da Comuni e associazioni, sono solo la punta dell’iceberg.

Non a caso, il fenomeno preoccupa otto italiani su dieci, una volta che ne hanno capito il significato (dati Ipsos). È diffuso sulla nostra penisola e colpisce in modo diverso per fasce di popolazione, con effetti più gravi sulle più vulnerabili. È perciò considerato regressivo, gravando di più sui più poveri. Tutti stanno, però, pagando un prezzo altissimo, dal momento che per i circa 25,7 milioni di famiglie italiane si parla di un aumento medio di costi pari a 1.500 euro all’anno per il gas e 800 per la luce, e l’effetto nell’economia è responsabile dei due terzi dell’inflazione, ritornata ai livelli record del 1996. Un effetto che ricade a pioggia su tutti. Ma quando scatta nelle case il primo campanello d’allarme? Per avere un’idea, la spesa energetica per l’abitazione incide sul portafogli della famiglia del signor Rossi per un 6% circa del budget. Se si aggiungono anche i carburanti, si arriva al 10% e a una percentuale ancora più alta per le famiglie più povere. Quando quel valore raddoppia, ecco che si entra nella zona rossa delle ristrettezze e si vive tutti i giorni in debito di energia.

Vista dall’Osservatorio L’Unione europea da alcuni anni ha acceso i riflettori su questa nuova dimensione di povertà, associata a quella generica ma dai contorni più sfuggenti. Anche nel nostro Paese, dal 2019, è attivo un osservatorio (Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica – Oipe) che produce regolarmente rapporti e stime aggiornate. Gli ultimi dati sull’Italia si riferiscono al 2020 e quantificano un 8% di famiglie in povertà energetica, percentuale che precede lo scoppio della pandemia e i vertiginosi aumenti del 2021. E per quest’anno?
È verosimile attendersi un «forte aumento del fenomeno in Italia», risponde Paola Valbonesi, professoressa di Economia politica all’Università di Padova e presidente di Oipe, «anche perché le politiche di contrasto in essere – aggiunge –, in primo luogo il bonus elettrico e gas, non sembrano in grado di contrastare efficacemente questo problema». Nonostante gli interventi di mitigazione dei prezzi, i primi studi sul 2021 riportano aumenti dei listini pari «al 12% per l’elettricità e al 9,7% per il gas, valori che sarebbero stati rispettivamente del 18,3% e del 13,6% in assenza di interventi del Governo».
E per quanto tempo dovremo convivere con questo problema? «È ragionevole pensare che i prezzi dell’energia rimarranno elevati nei prossimi anni – ragiona la professoressa –, sia per il consolidarsi dell’uscita dalla crisi pandemica, sia perché l’accelerazione della transizione energetica porterà con sé costi aggiuntivi connessi al processo di decarbonizzazione». In questa prospettiva, ben vengano interventi strutturali a sostegno delle famiglie vulnerabili, tra i quali, suggerisce Valbonesi, particolare attenzione dovrebbe esser posta all’efficientamento energetico dell’edilizia sociale, che rappresenta il fianco più scoperto del problema.

Alla radice del fenomeno Nei Paesi in via di sviluppo il tema della povertà energetica è strettamente legato al mancato accesso a fonti energetiche pulite, come l’elettricità: un problema che riguarda oltre un miliardo di persone nel mondo, concentrate nell’Africa subsahariana e nell’Asia sud-orientale. In Italia, come negli altri Paesi avanzati, è piuttosto un problema di sostenibilità della spesa per i consumi energetici. In Europa si stimano 50 milioni di persone in simili condizioni, 80 milioni se includiamo i più vulnerabili alle prese con altri deficit di sostentamento. Alla radice del fenomeno c’è, molto spesso, l’effetto combinato tra bassi redditi, aumento dei prezzi energetici, scarsa efficienza energetica delle abitazioni e obsolescenza degli elettrodomestici.

Le analisi dell’Oipe evidenziano, come detto, la grossa criticità del Sud, motivo per cui l’Italia si colloca solo al 19° posto (su 28 Stati) in Europa per capacità delle famiglie di avere un riscaldamento adeguato (prima la Svezia, ultima la Bulgaria): a dirlo è il rapporto “European Energy Poverty Index” di Open Exp. Altri fattori di rischio che possono incidere sul fenomeno sono l’abitare in case in affitto, essere di nazionalità extra-Ue, avere bassi livelli di scolarità e adottare comportamenti scorretti nel consumo dell’energia.
D’inverno i problemi sono principalmente di riscaldare l’acqua e gli ambienti, aggravati dalla pandemia che ci ha costretti ad arieggiare molto le case, ma su base annua vanno sommate le spese per la mobilità, recentemente esplose per i rincari dei prezzi dei carburanti (+14% nel 2021), e quelle per il raffrescamento, sempre più rilevante per la salute di anziani e persone fragili. Tenendo conto della sola aria condizionata, cui pochi rinuncerebbero oggi per difendersi dalle ondate di calore, il numero delle famiglie in povertà energetica in Italia raddoppia a 3,8 milioni, cioè il 16% del totale: i condizionatori sono utili per l’adattamento climatico, ma fortemente energivori e alterano i tradizionali bassi consumi dei mesi estivi.

Dove vivono i poveri di energia di questo XXI secolo? Secondo studi come quello di Ivan Faiella e Luciano Lavecchia (“Energy Poverty in Italy” 2015, il Mulino), si concentrano in aree meno popolate di altre, abitano case piccole, sono single e hanno redditi bassi. Recentemente, il fenomeno si è esteso anche ad anziani e immigrati.

Iniezioni di energia Sul piano della lotta e del contrasto, le misure emergenziali come la scontistica sulle bollette non possono essere risolutive, lo si è detto. Da oltre un decennio esistono, infatti, il bonus elettrico e per il gas, ma hanno avuto fin qui un impatto marginale. Nel 2020, secondo l’Oipe, solo il 14% delle famiglie in povertà assoluta ha beneficiato del primo tipo di ammortizzatore, cioè circa 1,6 milioni di nuclei, pur essendo il bonus elettrico uno dei principali strumenti esistenti nel nostro Paese. Tanto che, almeno sulla carta, coinvolgerebbe una platea di 5 milioni di famiglie a basso reddito. «I bonus servono, ma è anche vero che chi è in stato di povertà energetica non ha sempre avuto facile accesso alla misura», fanno notare i ricercatori.
Dal 2021, però, qualcosa è cambiato. Il bonus viene concesso in automatico a chi presenta un Isee inferiore a 8.265 euro (prima bisognava chiederlo esplicitamente), ed è stato rifinanziato dal Governo nel settembre scorso e con la legge di Bilancio 2022. Sfruttando l’automatismo, Arera, l’autorità di regolazione per energia reti e ambiente, si aspetta per quest’anno 1,9 miliardi di euro di erogazioni contro i 212 milioni del 2020 e un sensibile aumento dei beneficiari.

Nel frattempo – va aggiunto – le società che forniscono energia stanno facendo proposte per affrontare il problema e all’orizzonte avanzano nuove forme di risparmio e di economia termica incentivate. Tra queste le Cer, le comunità energetiche rinnovabili, modelli di produzione e autoconsumo collettivi – di condominio, quartiere, piccola comunità o rete d’impresa –, sui quali il Pnrr ha stanziato fondi: 700 sono i progetti Cer pervenuti all’Enea nel 2021. Siamo a corto di energia, verrebbe da dire, ma non di idee…

1 Commento

  1. Peccato che Accendi Luce e Gas di Coop, a fronte di un contratto a prezzo fisso sulla carta per ancora un anno e dopo una mail rassicurante che lo conferma, si rimanga tutto dopo solo una settimana con una comunicazione che non mantiene più il prezzo fisso e manda una formula matematica complicatissima in base alla quale verrà stabilito il nuovo prezzo legato al mercato ed ovviamente aumentato. Ci vuol coraggio poi a dire che state dalla parte del consumatore.

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