Estate_Libera.jpgPuò sembrare un paradosso, proprio in settimane in cui le notizie su indagini della magistratura e su gravissimi ed estesi fenomeni di corruzione si susseguono, dire che la storia di Libera, la rete di associazioni (siamo a quota 1.600 adesioni) promossa da don Luigi Ciotti proprio per contrastare mafie e criminalità, sia la storia di un successo. Successo perché nei suoi 19 anni di attività Libera può vantare tanti risultati concreti, visibili che danno un senso positivo alla speranza di costruire un paese dove la legalità sia il primo valore ad essere rispettato.

Il successo di Libera e della sua crescita, non significa certo che i problemi siano risolti, che le mafie e la criminalità si siano ritirate in buon ordine, che l’etica pubblica di questo paese stia fiorendo. No, significa solo che col lavoro, con l’impegno e la mobilitazione si può continuare a sfidare questi mostri che così invincibili non sono. “Del resto – spiega Enrico Fontana che di Libera è il coordinatore nazionale – chi, anche solo qualche anno fa, avrebbe mai potuto scommettere che sulle terre confiscate al boss Matteo Messina Denaro sarebbero stati al lavoro i giovani di una cooperativa? Perché di realtà che gestiscono beni della mafia oggi ne abbiamo censite più di 500. Oppure chi avrebbe detto che ai campi di lavoro e di legalità che Libera propone anche quest’estate parteciperanno oltre 6.000 persone, soprattutto giovani?”.

 

Il viaggio di Libera

L’avventura di Libera inizia dopo le stragi di mafia del 1992: prima il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e poi Paolo Borsellino, fatti saltare in aria con le loro scorte (Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Emanuela Loi). Un anno dopo, nel primo anniversario della strage di Capaci, don Ciotti incontra la mamma di Montinaro, il caposcorta di Falcone, che gli chiede: “Quando, sui giornali e in televisione, faranno anche il nome di mio figlio oltre a quello del giudice Falcone?”. È la semplice, umana richiesta di un ricordo, di una memoria condivisa per tutte quelle vittime innocenti della mafia che rischiano altrimenti di venire dimenticate. Nasce da questo piccolo episodio l’idea di dare vita alla Giornata della memoria e dell’impegno (che si celebra il 21 marzo di tutti gli anni) proprio per ricordarle, una ad una, e pronunciarne il nome. Sarà uno dei primi passi di Libera, che nascerà formalmente il 25 marzo del 1995. Da allora con un lavoro paziente di costruzione e di dialogo la rete comincia a crescere: aderiscono gruppi locali e associazioni nazionali, parrocchie e cooperative sociali. Ognuno conservando la sua autonomia, ma tutti mobilitandosi e condividendo obiettivi di fondo e progetti concreti.

Nel 1995 arrivano anche 1 milione di firme raccolte per sollecitare l’applicazione della legge Rognoni-La Torre sull’uso dei beni confiscati alla mafia, che diventerà l’anno dopo la legge 109/96. Partono anche interventi rivolti alle scuole e alle università, per portare testimonianze e memoria ai più giovani, perché come ricordava sempre Antonino Caponnetto, che guidò il pool antimafia della Procura di Palermo con Falcone e Borsellino, “la mafia ha più paura della scuola che della giustizia”.

 

Arriva Libera Terra

Poi, e siamo all’anno 2001, nasce con la cooperativa Placido Rizzotto-Libera Terra, la prima esperienza di riutilizzo dei beni confiscati a boss del calibro di Brusca e Riina. “Alla Placido Rizzotto – racconta sempre Enrico Fontana – seguono altre cooperative intitolate  a don Peppe Diana, a Rosario Livatino, a Pio La Torre. La speranza di legalità diventa fatto ancor più concreto, diventa lavoro per tanti giovani, diventa pasta, vino. La mafia, che pure reagisce distrugge e danneggia più volte le attrezzature di queste cooperative, almeno su questo punto ha perso. Perché le cooperative, grazie alla determinazione di chi ci lavora e all’aiuto di tanti dall’esterno, sono ancora lì, a seminare, coltivare e dare lavoro”.

Con gli anni proprio per dare ancora maggior solidità all’avventura di Libera terra, per commercializzare al meglio i prodotti delle cooperative è nato il consorzio Libera Terra Mediterraneo. Il rapporto con Coop e con la cooperazione è un elemento fondamentale di sostegno. Nasce l’Agenzia cooperare con Libera Terra, i prodotti dalle terre sottratte alle mafie finiscono nei supermercati e trovano un pubblico sempre più ampio.

È un’altra scommessa vinta, ma nella natura di Libera non c’è certo la propensione ad adagiarsi sui risultati conseguiti. Così nascono gli Stati generali dell’antimafia, una esperienza che ad ottobre di quest’anno arriverà al suo terzo appuntamento. “Si trattava di aumentare la condivisione tra le esperienze di tante realtà diverse. Così siamo riusciti a mettere in piedi questo appuntamento che è di grande valenza – spiega Fontana – Poi abbiamo anche preso in mano la questione della povertà, lanciando la campagna “Miseria ladra”. I dati di questi anni di crisi in Italia sono drammatici e siccome sappiamo che le mafie si nutrono e sfruttano la povertà ci siamo mobilitati anche lì, con la stessa logica di rete, di confronto e condivisione”.

Poi c’è la battaglia contro la corruzione, con la campagna intitolata “Riparte il futuro”, con 520 mila cittadini che hanno aderito, 76 sindaci eletti alle ultime amministrative che hanno accettato la sfida dei “braccialetti bianchi”, simbolo della trasparenza, ben 62 europarlamentari di 13 paesi europei, Italia compresa, che nel nuovo parlamento di Strasburgo porteranno avanti insieme un intergruppo proprio sulla lotta alle mafie e alla corruzione.

 

C’è ancora tanto da fare

Tanti progetti dunque, tanta strada fatta, partendo dal “semplice” tentativo di dare memoria alle vittime della mafia. “Siamo la dimostrazione che lavorare insieme nel segno della responsabilità è una cosa che paga e può consentire di ottenere risultati importanti – spiega Fontana – anche se sappiamo bene che di cose da fare ce ne sono tante. Oggi abbiamo oltre 270 presidi territoriali in giro per l’Italia, siamo radicati, facciamo attività in migliaia di scuole e abbiamo convenzioni con quasi tutte le Università, grazie al 5 per mille e alle donazioni tantissimi cittadini ci stanno dando il loro sostegno. Insomma, con tutti i nostri limiti e le nostre fatiche, grazie al lavoro di migliaia di volontari Libera è diventata una realtà importante, un segno di speranza. Ma l’esperienza di questi anni ci ha insegnato che spesso la forza delle mafie è fuori dalle mafie stesse. Sta nel clima culturale, nell’atteggiamento con cui si guarda a quei fenomeni. Sta nelle leggi che si fanno o si cancellano. Se si depenalizza il falso in bilancio è chiaro che la questione dei fondi neri si ripresenterà di continuo, se non si introduce il reato di auto riciclaggio, se non si inseriscono i reati contro l’ambiente nel Codice penale, ci si priva di armi fondamentali per prevenire la diffusione delle mafie. Oggi contro la corruzione serve una terapia d’urto e noi chiediamo misure precise, oltre al tema falso in bilancio e auto riciclaggio, chiediamo siano dati poteri precisi all’Autorità anticorruzione e che si blocchino i termini della prescrizione di un reato da quando parte l’azione penale. Perché la corruzione è un virus che diffonde le mafie. L’altra battaglia fondamentale su cui continueremo la nostra mobilitazione è quella che ho già accennato della lotta alla povertà. Dal blocco degli sfratti al reddito di cittadinanza, ai diritti dei senza fissa dimora ci sono proposte concrete su cui intendiamo lavorare per stimolare l’adozione di provvedimenti urgenti. Ce lo impone la realtà drammatica del nostro paese, con oltre 9 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà”.

luglio 2014

 

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