Ipercoop_.jpgLegacoop, associazione che rappresenta oltre 15 mila imprese, con quasi 9 milioni di soci e un fatturato complessivo di 77,9 miliardi di euro, va a congresso. In queste settimane, a livello provinciale e poi regionale si terranno decine di assemblee che culmineranno nell’incontro nazionale previsto per il 18 e 19 dicembre prossimo a Roma. Dei contenuti che saranno al centro di questo percorso abbiamo parlato con il presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti.

Che congresso sarà?
Sarà un congresso vero, aperto, creativo. Un congresso che guarda lontano, che guarda al 2020. Abbiamo preso la data che la UE ha indicato come orizzonte per il proprio piano di sviluppo e ci siamo messi sulla stessa lunghezza d’onda: Cooperazione 2020. Questa la suggestione e l’obiettivo di Legacoop per dare il nostro contributo del tutto originale al Paese grazie ad una economia pulita, sostenibile, solidale. Le innegabili e ormai riconosciute difficoltà del cosiddetto sviluppo turbo-capitalistico, dimostrano (se ci fossero ancora dei dubbi) che c’è bisogno di un diverso modello di sviluppo. Senza temere di essere autoreferenziali, possiamo dire che c’è bisogno di più cooperazione. E noi, anche con il nostro congresso, vogliamo mettere a disposizione questo straordinario strumento che è la cooperazione. Senza sconti per nessuno, perché dobbiamo guardare a noi stessi con grande trasparenza per capire i limiti e l’attuale momento di difficoltà e, nello stesso tempo, dobbiamo lanciare le nostre parole d’ordine.

E quali sono queste parole d’ordine?
Sono quelle dell’unificazione con le altre centrali cooperative nell’Alleanza Cooperative Italiane, dell’intergenerazionalità e della legalità. Questa prospettiva che nel manifesto del nostro 39° congresso abbiamo chiamato “Codice cooperativo – Fare l’impresa del nuovo millennio” sarà il perno attorno al quale dovrà svilupparsi il confronto. Si tratta di un progetto ambizioso: avviare un nuovo ciclo espansivo della cooperazione come contributo alla ripresa del Paese. Ciò richiede di fare apertamente i conti con i nostri limiti e le nostre potenzialità e di andare oltre, senza velleitarismi, all’esperienza storica della cooperazione, che da strumento difensivo dei ceti sociali marginali evolve in un soggetto capace di organizzare e promuovere un tessuto imprenditoriale e sociale proiettato nel futuro. Per farlo possiamo contare sui nostri punti di forza: i valori, la dedizione e le competenze professionali dei soci; la dimensione internazionale della cooperazione; il percorso di unità nel progetto dell’Alleanza delle cooperative italiane. Sono sicuro che sarà un congresso in grado di discutere su tutti i grandi temi che abbiamo davanti: dall’analisi della crisi, ai nostri valori, dall’identità all’assoluta parità di genere, alle prospettive dell’economia collaborativa, alla valorizzazione del territorio, al mercato concorrenziale e aperto, alla questione meridionale.

Rispetto al percorso di costituzione dell’Alleanza delle cooperative italiane, assieme a Confcooperative ed Agci, quali sono le sfide e le difficoltà da affrontare?
Dar vita ad una associazione unitaria con Confcooperative e AGCI richiede un pensiero libero da visioni del passato. Insieme dobbiamo costruire un nuovo modello associativo frutto di un’esperienza comune e adeguato alle sfide future. In questa prospettiva va ripensata la funzione di corpo sociale intermedio e di associazione di rappresentanza. La rappresentatività dei soggetti in campo non è più legittimata attraverso la presenza ai tavoli istituzionali. Sarà la nostra capacità di servizio alle associate, di costruire alleanze, di unità, di autonomia, di visione, a legittimare la nostra esistenza. Resistere o cambiare è la scelta che dobbiamo compiere e la scommessa di costruire l’Alleanza delle cooperative italiane indica la strada dell’unità, dell’autonomia e dell’innovazione come condizione per realizzarla.

In un mondo che cambia velocemente non c’è bisogno di rilanciare l’idea di cooperazione specie tra le generazioni più giovani?
Dobbiamo far emergere con forza la necessità di concentrare l’attenzione sul valore dell’intergenerazionalità, fondamentale per proiettare nel futuro un Paese sempre più asfittico. Porre al centro l’intergenerazionalità vuol dire costruire modalità di trasmissione dei valori e del patrimonio cooperativo alle generazioni successive, costruire percorsi di ricambio delle classi dirigenti. Sta nella natura cooperativa agire sulla capacità di rispondere ai bisogni delle persone che le danno vita e di quelle che le daranno continuità, essendo strutturalmente aperta a quanti esprimano analoghi bisogni e a chi verrà poi. Non è l’accumulazione a distinguere le cooperative dalle imprese di capitali, quanto il limite sostanziale alla appropriazione privata della ricchezza prodotta, che introduce nel mercato elementi innovativi di pluralismo e democraticità e determina, sul piano sociale, la modalità specifica di rapporto tra cooperativa e comunità. Per mantenere alto il profilo dell’intergenerazionalità è ineludibile l’innovazione, innanzitutto nell’allargamento del mutualismo, attraverso la promozione di cooperazione in settori nuovi così come nei comparti e nelle attività più consolidate, e nello sviluppo di sinergie tra cooperative.

Quali altre priorità nel dibattito che Legacoop dovrà affrontare?
I temi sono tanti, ma sicuramente dovremo parlare e agire sul tema dell’economia pulita e della legalità. Negli ultimi tempi è peggiorata la trasparenza dei mercati e la qualità etica degli attori. In tali comparti, dove evidenti sono fenomeni di infiltrazione e di degrado comportamentale, politiche di salvaguardia sono altrettanto importanti di quelle di liberalizzazione. Abbiamo più volte detto che il contrasto alle false cooperative, deve costituire un chiaro ed esplicito obiettivo per una azione che veda le imprese sane del Paese a fianco del Governo e delle istituzioni. Siamo sicuri che in un mercato pulito e plurale abbiamo più possibilità di crescere e di svilupparci, creando occasioni per l’autoimprenditorialità che costituisce oggi una delle porte principali per i giovani che vogliono avere accesso al mondo del lavoro.
Sono sicuro che in tanti vorranno portare il loro contributo alla nostra discussione che ci farà uscire più forti e più convinti del nostro lavoro.

novembre 2014

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