Hanno qualcosa in più, sono le “prime scelte”. Così nel basket americano si chiamano quei giocatori con cui tutti vorrebbero rinforzare la propria squadra. Per Coop, i fornitori del prodotto a marchio devono possedere precise caratteristiche, avere una marcia in più. È uno dei requisiti in base ai quali vengono selezionate imprese e persone “speciali”, innovative, particolarmente attente alla qualità e sostenibilità del prodotto e all’ambiente. Qualche esempio? L’azienda della Valtellina che produce lo yogurt di montagna Fiorfiore e, per farlo, utilizza solo energia rinnovabile prodotta sul posto. Ma anche, perché no?, sensibili al sociale o alla parità di genere. Come Agrisicilia, una grossa impresa condotta da una giovane amministratrice unica, attenta ai diritti delle donne.

la grafica sui nuovi fornitori CoopSoggetti economici, insomma, che non si fermano di fronte alle difficoltà e che scommettono, innanzitutto, sull’innovazione di prodotto. Alla Dino Corsini – è un altro esempio –, è stata avviata una nuova linea di produzione ad hoc e a settembre parte un secondo turno lavorativo: l’azienda bolognese, assieme a Coop, ha studiato la ricetta e lanciato il primo pancake non da frigo che reca il marchio di una catena della grande distribuzione: un successone!

Alle oltre 500 imprese fornitrici storiche, infatti, se ne aggiungono ora, con la “rivoluzione” del prodotto a marchio, altre 250, chiamate a garantire i requisiti irrinunciabili di Coop, dalla sostenibilità alla trasparenza delle filiere, in segmenti anche inediti, prima non presidiati. Dando così una bella spinta all’agroalimentare italiano (sono 100 i nuovi stabilimenti produttivi che “entrano in famiglia”, grazie ai prodotti che sono arrivati o che stanno per arrivare sugli scaffali), senza rinunciare, per specialità particolari quali ad esempio la birra, a rivolgersi ai fornitori esteri maggiormente vocati.

In questo modo Coop vuole rispondere a una domanda di mercato che in questi ultimi anni è cambiata. I consumatori sono diventati più attenti alla salute, alla sostenibilità e al rapporto qualità-prezzo. Più esigenti e curiosi di sperimentare a tavola. L’aumento del 50% dell’assortimento dei prodotti a marchio Coop – che manderà, progressivamente, 5 mila nuovi articoli sugli scaffali nell’arco di due anni – va incontro proprio a questo mutamento, che si sposa con il gusto della riscoperta di un “made in Italy” non di facciata, ma garantito.

Dopo i prodotti per la colazione – con il caffè che arriverà a 57 proposte (di cui 6 novità), lo yogurt a 121 (di cui 45 nuove), le merendine a 41 (di cui 22 inedite) –, una nuova offerta coinvolgerà in autunno centinaia di piccole e medie imprese italiane, da Nord a Sud, che producono olio di oliva e di semi, nonché una fioritura di aceti.

Ora la palla cade nella metà campo dei consumatori, i quali possono provare prodotti che non conoscevano e variare il più possibile la propria dieta. «È una delle prime regole dell’alimentazione», sottolinea Renata Pascarelli, direttrice Qualità di Coop Italia, che invita tutti a provare gusti anche insoliti o sconosciuti. «Siamo partiti dall’innovazione di prodotto – spiega – che è la base per aprirci a nuovi stili di consumo. E assieme al “buono” abbiamo curato il “bello”, cioè il packaging, che da una parte ci consente di avere confezioni più sostenibili ed essere più ecologici, dall’altra di fare passi avanti evidenti nella presentazione del prodotto».

Coop ha deciso di giocare sempre di più il suo ruolo di “marca”, nei prossimi anni, coprendo le diverse esigenze che vanno dai prodotti di base semplici ed economici (dove, comunque, la qualità è garantita), fino alle eccellenze gourmet o alle linee funzionali. Un progetto unico in Italia e in Europa, sia per estensione sia per metodologia utilizzata.

Redazione

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1 Commento

  1. Direttrice di Qualità Coop Italia, ho da far notare che non disdegno assolutamente il Suo invito a portar nelle Nostre case e sulla tavola prodotti innovativi e insoliti. Domando però: come mai questa diversificazione dell’offerta di prodotti, ebbene non cammina di pari passo con una accessibilità in termini di prezzo? Io non sono ricco e se lo fossi porrei comunque il quesito, guardando all’Italia che abbiamo. ScusaTe, ma alla tasca bisogna anche pensarCi, per non ritrovarsi a zampe per aria.. Luca P.

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