L’Alzheimer è la più comune causa di demenza: rappresenta il 60% di tutti i casi. È un processo degenerativo che colpisce progressivamente le cellule cerebrali, provocando quell’insieme di sintomi che viene definito “demenza”, in altre parole il declino progressivo e globale delle funzioni cognitive e il deterioramento della personalità e della vita di relazione. Diversamente da quanto si crede, non colpisce solo le persone in età avanzata: casi di Alzheimer precoce infatti sono segnalati tra soggetti di età compresa fra i 30 e i 60 anni.

Per sconfiggere questa patologia invalidante e che può colpire larghe fasce di popolazione – solo in Italia più di 1.400.000 persone sono affette da demenza – la prevenzione e la diagnosi precoce sono considerate le armi migliori, e sulla seconda in particolare, su suggerimento della Fda (Food and Drug Administration) alle industrie farmaceutiche, si concentra oggi l’attività dei giovani ricercatori impegnati su più fronti: dallo sviluppo di test per diagnosticare la malattia in una fase sempre più precoce, alla ricerca di nuovi farmaci e di trattamenti non farmacologici, allo studio dei meccanismi patogenetici e dei geni implicati nel processo degenerativo.

Alla scoperta dei biomarcatori Sono in prevalenza donne i giovani titolari dei 25 progetti triennali di ricerca sostenuti da Airalzh Onlus – l’Associazione costituita nel 2014 da clinici e ricercatori universitari impegnati nello studio e nella cura della malattia, e da manager aziendali – in partnership con Coop. Molti di questi progetti sono rivolti proprio a rendere più precoce e affidabile la diagnosi delle demenze attraverso lo studio di biomarcatori specifici, di nuovi strumenti diagnostici e di test specifici di analisi del linguaggio.

I primi risultati dei lavori svolti sono stati presentati a inizio ottobre a Milano e sono incoraggianti. Per i più addentro alla materia, spaziano dalle nuove interpretazioni applicate a strumenti diagnostici già utilizzati come la Risonanza Magnetica e la Tomografia a positroni (Pet), alla ricerca di nuovi biomarcatori nei liquidi biologici come il liquor e la saliva. Sono stati indagati anche gli aspetti clinici e neuropsicologici quali possibili biomarcatori per una diagnosi precoce, ed esaminati in uno studio epidemiologico i determinanti del ritardo diagnostico nei pazienti con demenza.

Ventisette sono i lavori scientifici già pubblicati su riviste internazionali nell’arco di due anni, «un lasso temporale decisamente minimo per la ricerca scientifica», sottolinea con soddisfazione il professor Sandro Sorbi, presidente di Airalzh e ordinario di Neurologia all’Università di Firenze, nonché direttore della clinica neurologica dell’Aou Careggi. «Alla conclusione di questi progetti – commenta Sorbi – speriamo di poter individuare i malati di AD e di altre forme di demenza in maniera più precisa e, soprattutto, precocemente, quando ancora i sintomi siano minimi e tali che il rallentamento o l’arresto della progressione consentano per i malati di proseguire una vita personale e sociale di accettabile qualità».

Gli stessi ricercatori della rete Airalzh – supportati dai volontari Coop di Milano – hanno coinvolto studenti e passanti in via Festa del Perdono, davanti all’Università Statale di Milano, in un’attività di sensibilizzazione per avvicinare tutti al tema.

Coop a fianco dei giovani studiosi «Continuiamo a credere e ad investire in questo progetto, perché riteniamo colga un punto fondamentale nell’affrontare una patologia così invalidante», dice Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative Consumatori). Per il secondo anno consecutivo, Coop finanzia la ricerca di 25 giovani scienziati in altrettanti centri universitari di eccellenza – distribuiti in 14 regioni italiane –  grazie ad assegni del valore complessivo di 600 mila euro.

Nel corso dell’anno, Coop ha inoltre selezionato 11 prodotti (che a fine 2018 saliranno 17) su cui posizionare lo slogan della campagna e indirizzare le scelte dei soci e consumatori. «Prodotti diversi, dall’olio ai pomodorini, dal tonno all’acqua e alla piantina di erica che della campagna è il prodotto simbolo – spiega Maura Latini, direttore generale Coop Italia – su cui riscontriamo attenzione, disponibilità e apprezzamento sia dei soci e consumatori, sia dei fornitori che ci aiutano nel progetto. Uno degli ultimi prodotti segnalati, l’uva italiana, ha visto un ricavato in contributo pari a 132 mila euro. L’atto d’acquisto se informato e consapevole è uno strumento di scelta che i consumatori hanno a disposizione. Il nostro compito – conclude Latini – è quello di facilitare queste scelte». 

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