Ci sono tanti esami salva vita da effettuare periodicamente, ma nessuno è più semplice, a portata di mano e meno invasivo della misurazione della pressione. Già, perché l’ipertensione è un killer silenzioso che non si fa notare e sentire: sono false le storie che con la pressione alta si perderebbe il sangue dal naso o che fischierebbero le orecchie. La pressione va misurata, e anche i sani devono farlo. Perché la pressione alta, se non scoperta, provoca un danno costante a livello arterioso, diventando fattore di rischio per tutti gli organi: ma soprattutto per cervello, cuore, reni, occhi e tiroide. «Per questo – spiega Claudio Ferri, presidente della Società italiana di ipertensione arteriosa – non solo il medico di base, ma anche gli specialisti, neurologo, oculista, o anche ginecologo, dovrebbero provare la pressione in caso di visita specialista. Proprio perché deve entrare a far parte di qualsiasi esame obiettivo per le diverse discipline specialistiche». Quante volte? «Anche una persona in perfetto benessere deve misurarla almeno una volta all’anno, mentre chi è iperteso e ne è consapevole, anche due volte alla settimana, in orari diversi, e ripetendo la misurazione ogni volta».

Molto importante è come viene misurata. «l consiglio di noi specialisti è quella di misurarla anche ‘out of office’, come si dice, cioè fuori dall’ambulatorio, perché la pressione provata dal medico è un po’ viziata dal medico stesso, mentre quella fatta a domicilio è in grado di intercettare meglio le complicanze cardiovascolari. Per misurarla da soli bisogna sedersi comodi, in tutta tranquillità, poggiare il braccio su un tavolo, destro o sinistro non importa, su un tavolo all’altezza del cuore. Ovviamente occorre liberare il braccio da indumenti molto stretti». Meglio non usare i misuratori da polso perché il margine di errore è molto ampio. Va benissimo il manicotto digitale che garantisce ottimali risultati e non ha neanche bisogno di una taratura mensile come era necessario per quello tradizionale.

E i valori? La soglia, rispetto al secolo scorso, è cambiata, ma ora si ritengono ottimali, in assenza di fattori di rischio – quali l’età, il fumo di sigaretta, l’eccesso di peso corporeo, la sedentarietà, l’ipercolesterolemia (livelli elevati di grassi nel sangue), il diabete, lo stress e la familiarità –  tra 120 e 80. In ogni caso la minima, sempre in assenza di fattori di rischio, non dovrebbe oltrepassare i 90, e la massima mantenersi sotto i 140. 

Cambiare stile di vita  Cosa fare quando si scopre che la pressione è alta? «Le nostre linee guida hanno cambiato l’approccio al problema dell’ipertensione – spiega il professor Ferri – e affidano al paziente un ruolo da protagonista nella cura di se stesso, agendo sull’alimentazione, sull’attività fisica, sulla perdita di peso». Insomma il trattamento di prima linea è il cambiamento dello stile di vita.  Quindi: tenere sotto controllo il giro vita, che non deve essere superiore ai 100 centimetri per l’uomo e agli 85 per la donna. E poi fare attività fisica, anche solo camminando per 40 minuti al giorno almeno 4 giorni a settimana, facendo le scale, usando spesso la bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Per le principali organizzazioni scientifiche, infatti, l’attività fisica regolare è considerata una vera e propria terapia.

Per quanto riguarda la dieta, le linee guida raccomandano di limitare i grassi di origine animale. Quindi poca carne, pochissimi formaggi, e preferire pesce, ma soprattutto frutta, verdura e olio extravergine. Occhio anche al sale che non deve superare i 5 grammi al giorni, cioè un cucchiaino, davvero poco. Ma vanno considerati anche i sali nascosti, cioè quelli nel pane, negli snack, nelle salse, negli insaccati  e nei condimenti. Occorre leggere bene le etichette dei cibi confezionati per scoprire quanto sale contengono. E in generale è più facile provare ad eliminarlo del tutto dagli alimenti che ci prepariamo in casa: in poco tempo il nostro palato si abituerà anche a cibi cosiddetti insipidi… Piuttosto abbondiamo con le spezie, che spesso contengono anche principi antiossidanti, o con le erbe aromatiche. 

Non ci sarebbe bisogno di ricordarlo, ma ovviamente è necessario eliminare il fumo e limitare molto l’alcol. Anche gli energy drink sono molto dannosi per la pressione: bere circa 1 litro di bevande energetiche in un’ora aumenta la pressione e altera il battito cardiaco. Attenzione anche al consumo di liquerizia. E cerchiamo di condurre una vita tranquilla: anche lo stress è fonte di rialzo di pressione!

Le malattie legate all’ipertensione Esiste però anche un fattore genetico che purtroppo ci predispone ad avere la pressione alta. «Ma non deve essere un alibi – prosegue il professore – perché, tolte quelle rare forme veramente ereditarie, stiamo parlando di una lievissima tendenza a sviluppare ipertensione. Una persona non diventa ipertesa, se non perché segue un modello alimentare totalmente errato e perché non fa nessuna attività fisica.  Nella realtà dei fatti uno stile di vita sano porta quasi ad azzerarla, questa predisposizione».

Intanto, però, la quota di popolazione italiana con la pressione alta cresce: nei paesi occidentali si registra una percentuale di ipertesi del 35-40%. «In Italia, dati alla mano, registriamo 18 milioni di pazienti ipertesi. Ovunque e dovunque insegniamo la necessità di cambiare stile di vita, modello alimentare. Malgrado questo, in molti non seguono queste banali regole, e quindi il fenomeno è in crescita. Inoltre siamo un popolo sempre più vecchio e con l’innalzarsi dell’età cresce anche la pressione, soprattutto la massima, legata alla sclerosi delle arterie. Ma dispiace segnalare che abbiamo un incremento in tutte le fasce di età; persino tra i bambini troviamo obesità e trigliceridi alti, perché mangiano malissimo e non fanno attività fisica». 

I costi sociali della malattia I costi sociali di questa malattia, che a sua volta causa altre malattie, sono enormi, ma è difficile calcolarli. «Essendo così diffusa, ed essendo un fattore di rischio per altre patologie gravi, è in assoluto una patologia che ha costi sociali incalcolabili perché inizia precocemente e si porta appresso problematiche come l’ictus, ad esempio, che causa grave disabilità, e scompenso cardiaco. Quindi prima si interviene e meglio è». 

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