E’ lo sport del momento. Non ci giocano solo ex calciatori e attori, lo fanno in tanti, a qualunque età: da chi fino a ieri tirava di tennis a chi semplicemente dice «proviamo» e si appassiona al padel (o paddle). Un ibrido tra il tennis e lo squash, che si gioca in coppia, in rapida diffusione in Italia a partire dal 2007 (ma è nel 1991 che nasce la Figp, Federazione Italiana Gioco Padel). Una disciplina sportiva che si pratica tanto d’inverno, al chiuso, quanto d’estate, anche su campi temporaneamente allestiti in spiaggia. Si riconoscono facilmente per le pareti da gioco perimetrali trasparenti, dov’è consentito che la palla rimbalzi e torni in campo: una superficie dura, chiamata “platea”, grande un quarto di quella da tennis e perciò adatta a una mobilità più ridotta e a un gioco più lento, tattico e imprevedibile del tennis o del beach tennis (vedi box).
Sulla base dei dati dei campi e delle prenotazioni (in ripresa dopo le restrizioni della pandemia), gli sportivi che lo praticano in modo regolare, una volta a settimana, sarebbero in Italia oltre 800 mila, gli appassionati un milione e mezzo. In tutte le regioni ci sono in totale oltre 4 mila campi, di cui 1.104 al chiuso: quasi sette volte rispetto ai tre anni precedenti al 2021, secondo quanto riporta l’Osservatorio Mr Padel Paddle.

Super fibra Vediamo ora come scegliere la racchetta, imprescindibile per questo sport. È una pala perforata che può essere in fibra di vetro (conferisce elasticità e morbidezza) o di carbonio (rigidità e resistenza). Se la schiuma è dura, agevola la potenza dei colpi e si addice, perciò, a giocatori non di primo pelo. Il peso, che è un altro fattore che influisce sulla potenza, varia a seconda del numero dei fori. Per i principianti sono invece da privilegiare maneggevolezza e comfort, da ricercare in un materiale più morbido che riduca le vibrazioni e la velocità di uscita della pallina.
La forma della racchetta è altrettanto importante. Rotonda, a diamante o a goccia d’acqua? La prima ha un’ampia zona d’impatto che favorisce il controllo della traiettoria, ed è preferibile dai meno esperti, ma anche da chi ama i colpi ad effetto. Quella a diamante, d’attacco, premia la potenza a discapito della precisione, specie se l’attrezzo è costruito con il “bilanciamento” alto, dove con questo termine si intende il punto di equilibrio per un buon colpo. Una sintesi riuscita è quella a forma di goccia d’acqua, la più amata dalla maggior parte dei giocatori e la più venduta.

Curare la forma Semplificando, chi se ne intende consiglia ai “padelisti” della prima ora una racchetta leggera (sotto i 340 grammi) e rotonda, con il bilanciamento basso. Per chi vuole crescere e perfezionarsi, una polivalente a goccia d’acqua, con il bilanciamento medio, mentre chi è già a livello di esperto si può orientare tranquillamente verso una “padella” sopra i 360 grammi e, a seconda del fisico e dello stile di gioco, scegliere la combinazione migliore per lui, per smorzare le schiacciate, piazzare le palle corte o imporre un gioco d’attacco.
A completare il kit, oltre alle palline specifiche per questo sport, che sono gommate per favorire il rimbalzo, va previsto un bel borsone che contenga più racchette, da proteggere dalle abrasioni e dall’umidità, con una tasca per l’asciugamano perché, comunque, si suda parecchio.

Problemi di campo  Nascono come funghi le strutture dedicate al padel. Un fenomeno che ricorda il boom di qualche decennio fa del calcetto, che questo sport tende a soppiantare essendo più redditizio, per gli investitori, che rientrano dalle spese nel giro di un anno. Da un campo di calcetto si possono ricavare ben due campi di padel che vengono poi affittati mediamente a 40 euro per un’ora o un’ora e mezzo. Al coperto, un campo funziona 12 ore al giorno e i conti sono presto fatti. Qualche problema in più all’aperto, ad esempio in spiaggia, dove occorrono permessi sul demanio pubblico, superabili con strutture amovibili smontabili a fine stagione. Il gioco, in tutti i casi, vale la candela, come dimostra la diffusione del padel.

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