Neonato.jpgNel 2015, per la prima volta da un secolo a questa parte, la popolazione italiana è calata di circa 139 mila unità. Colpa di un numero di nuovi nati che (altro record negativo) è sceso sotto quota 500 mila nell’arco di dodici mesi (488 mila per l’esattezza), colpa di un calo dell’immigrazione (anche se la gran parte degli italiani pensa che gli immigrati siano invece in aumento) e, infine, per colpa del fatto che decine di migliaia di giovani italiani (spesso laureati e ben istruiti) decidano di andare a cercar fortuna all’estero.

Guardando alla prospettiva, non c’è da stupirsi se c’è chi, per il nostro paese, parla di una prospettiva di declino demografico se non addirittura, guardando avanti negli anni, di estinzione. Ma guardare avanti negli anni e cercare di dare risposte ai problemi pare proprio cosa difficile se si osserva il contrasto tra le paure che segnano il dibattito legato all’immigrazione (con le crescenti paure sui livelli di criminalità per arrivare al problema terrorismo) e le cifre sul declino demografico che abbiamo davanti.

Paradossalmente, il sociologo Ilvo Diamanti ha sottolineato che più che chiudere le frontiere a sud dovremmo preoccuparci di bloccarle a nord, per impedire che i nostri giovani vadano all’estero

Ma abbastanza sconcertante è pure il dibattito, così aspro e teso sul riconoscere o meno diritti alle coppie di fatto (sia etero che omosessuali), come se la difesa della famiglia e il drastico calo di nascite dipendessero da questo e non da cause sociali ed economiche e dalla mancanza di adeguate politiche di sostegno per chi vuole fare un figlio.

Ma torniamo alle cifre per capire meglio i problemi che il nostro paese ha di fronte.

Il tasso di fecondità è in Italia storicamente basso e dal massimo di 2,7 figli per donna del 1964 (in pieno boom economico) ha iniziato a scendere sino al minimo di 1,19 del 1995. Ma da allora poco ci si è spostati e dopo una lieve ripresa tra 2009 e 2010 (col tasso risalito intorno all’1,5 soprattutto per la spinta degli immigrati) ora si è tornati a calare. Con l’aggiunta del fatto che se si considera il tasso di natalità depurato dalle donne straniere, da 1,35 (lo stesso dato della Germania) si scende a quota 1,29 figli per donna.

Qui sta la spiegazione del calo progressivo di nascite che secondo le stime Istat ha portato dai 509 mila nuovi nati del 2014 a  488 mila nel 2015. Se poi si guarda ai soli nati da coppie di italiani si scende a 398 mila (il dato è relativo al 2014).

Cifre crude che fanno capire come l’invecchiamento della popolazione (a causa anche del positivo allungarsi della vita media) è un fenomeno sempre più accentuato. Anche se la tendenza la condividiamo con altri paesi, in Italia abbiamo un’età media tra le più alte (21,4% della popolazione con più di 65 anni, contro una media europea del 18,5%).

Altro elemento problematico che il 2015 ci consegna è il calo dell’immigrazione. Come ha spiegato ai giornali il demografo dell’Università Bicocca, Giancarlo Blangiardo, “dieci anni fa avevamo flussi migratori di 200 mila persone all’anno. Ora siamo soltanto un paese di transito visto che nel 2015 i nuovi iscritti stranieri alle nostre anagrafi non sono stati circa 39 mila”. Le perduranti difficoltà della crisi economica, unite a un sistema di welfare più debole, hanno dunque modificato l’opinione degli stranieri che se anche arrivano in Italia è solo per cercare poi di raggiungere i paesi del nord Europa (e qui sta la crisi tra i paesi UE sul tema del blocco delle frontiere).

L’ultimo tassello di questo sconfortante mosaico è la crescente emigrazione dei giovani italiani. Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes dall’Italia sono partite 80 mila persone nel 2012, 95 mila nel 2013. E il dato Istat per il 2015 parla di 100 mila italiani trasferiti all’estero.

Il cuore del problema diventa dunque quello di attivare politiche verso i giovani e le donne. Dare lavoro prima di tutto, offrire servizi, studiare incentivi fiscali e anche economici per chi vuole fare figli o comprare una casa. Insomma c’è da ridare la speranza a un’intera generazione. Vale la pena citare la Francia: anche se pure lì le difficoltà della crisi economica si sentono, il tasso di fecondità è ancora intono a 2 nati per donna  e quindi con proiezioni di una popolazione in aumento. Questo perché negli anni ha investito proprio in questo senso con politiche precise e strumenti diversi. Intanto, pensando all’Italia sarebbe già tanto se questi problemi entrassero come urgenze nell’agenda pubblica.

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