Racccolta_pomodori.jpgBureau Veritas è una sigla probabilmente poco nota ai consumatori, se non a quelli più attenti, lettori di etichette o di documenti e siti con cui le aziende spiegano i propri criteri di comportamento sul piano etico e le attività svolte in coerenza con questi principi. Eppure Bureau Veritas è una società leader a livello mondiale proprio nei servizi di controllo, verifica e certificazione per la qualità, salute e sicurezza, ambiente e responsabilità sociale, con oltre 400 mila clienti in 140 diversi paesi. Fare questo tipo di controlli e ispezioni è un mestiere delicato e difficile, che richiede estremo rigore, perché su questo si basa la fiducia di chi compra e la possibilità concreta di migliorare gli standard con cui funziona il mercato.

E proprio Bureau Veritas è tra i soggetti cui Coop ha da anni affidato l’attività di controllo presso le aziende che realizzano i prodotti a marchio e, più in particolare, le visite ispettive nelle filiere più difficili come quelle del pomodoro e degli agrumi.

“Per prima cosa c’è da dire che una realtà come Coop – spiega la manager per la responsabilità sociale di Bureau Veritas, Claudia Strasserra – si è posta già da lungo tempo il problema di garantire l’eticità delle proprie attività. Non a caso Coop è stata la prima in Europa a ottenere, era il 1998, la certificazione SA8000 a garanzia del rispetto dei diritti dei lavoratori, non solo al proprio interno ma anche per i fornitori del prodotto a marchio e nelle filiere in cui opera. Questa certificazione si porta dietro una serie di procedure e di controlli che sono diventate comportamenti standard e che favoriscono la trasparenza. Il fatto di avere, come Coop, un portale internet per tutti i fornitori è una prima base per la condivisione delle informazioni che scoraggia chi volesse aggirare le regole”.

Se la certificazione SA8000 è la solida base su cui poggia il resto dell’edificio, ci sono poi le attività ispettive vere e proprie che costituiscono il cuore di ciò che concretamente Bureau Veritas fa.

“Quando andiamo in un’azienda per fare quello che tecnicamente chiamiamo un audit – spiega ancora Strasserra – andiamo cioè a verificare che ci sia il pieno rispetto delle normative di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori oltre che dei contratti di lavoro. Il personale che mandiamo è formato appositamente in corsi riconosciuti dall’ente che, a livello mondiale, gestisce la certificazione SA8000. Quando noi andiamo in un’azienda, per conto di Coop, la nostra attività parte da una serie di controlli formali della documentazione sia sul piano della sicurezza che dei rapporti con i lavoratori. Parliamo con i dirigenti delle risorse umane, con i responsabili acquisti e della sicurezza. Poi seguono interviste con gli stessi lavoratori, con garanzia di pieno anonimato. È ovviamente chiaro che ci sono situazioni e filiere in cui le difficoltà e le complessità sono maggiori ed è proprio il caso specifico della raccolta dei pomodori, delle clementine o anche dell’uva. Qui ai controlli nella sede del fornitore si accompagnano visite ispettive anche nei luoghi di raccolta del prodotto, spesso gestite da soggetti diversi. Anche se negli ultimi anni la situazione è migliorata, è capitato in passato che nostri operatori abbiano ricevuto qualche minaccia”.

È chiaro, se pensiamo alle situazioni più estreme di sfruttamento e di lavoro nero, che anche solo un controllo dei luoghi di lavoro e un ascolto attento dei lavoratori introduce una prima forte scrematura per chi volesse “fare il furbo”.

“Quando andiamo in un’azienda le nostre verifiche tecniche sono uno strumento per realizzare quel che vuole il nostro committente e cioè Coop. Riassumendo con una formula: aiutare gli onesti a migliorare e individuare i disonesti. A volte saltano fuori non conformità che sono puramente formali, cui, insieme a Coop, chiediamo sia data soluzione. Ma ovviamente possono emergere anche situazioni più gravi che possono portare all’interruzione del rapporto di fornitura come successo in alcuni casi”.

Ma, conoscendo episodi di intimidazione che ci sono stati e la paura di perdere il lavoro che accompagna molti immigrati, come si fa a esser certi che il lavoratore intervistato dica la verità o invece racconti bugie per coprire manchevolezze o altro?

 “Qui sta la difficoltà del nostro lavoro – continua Strasserra -. Abbiamo imparato, integrando i controlli che facciamo, a passare direttamente dai campi, magari al tramonto, per vedere se l’orario di lavoro dichiarato e pagato corrisponde con quello effettivamente svolto. Per quanto possibile andiamo anche a controllare la situazione abitativa di questi lavoratori stagionali, anche in quei ghetti che nascono durante i mesi della raccolta. Questo è un tema complesso che per essere affrontato e risolto avrebbe bisogno della collaborazione delle istituzioni pubbliche e delle associazioni di volontariato che operano sul piano dell’assistenza, da Emergency a Medici Senza Frontiere e tanti altri. Noi cerchiamo comunque, per quanto possiamo fare, di capire se ci siano situazioni di sfruttamento e se coinvolgono il datore di lavoro. I problemi sono tanti, ma deve essere ben chiara una cosa e cioè che l’attività che facciamo per conto di Coop è un pungolo ad allargare la tutela dei diritti dei lavoratori. Sapere che se si vuole lavorare con Coop occorre essere in regola stimola le aziende a correggere certi comportamenti”. Tutte queste cose si traducono in alcune cifre significative. Gli audit fatti per Coop da Bureau Veritas nel 2015 sono stati diverse decine (dove un audit significa un’attività come minimo di una intera giornata, ma spesso anche di più).

“Di fronte a questi problemi – conclude Claudia Strasserra –  è più che mai importante che anche i consumatori facciano la loro parte e siano uno stimolo in più per le aziende. Questo significa scegliere prodotti che danno determinate garanzie, chiedere più informazioni e trasparenza. Serve la consapevolezza che inseguire una logica che ha come solo riferimento il prezzo più basso, non basta”. 

febbraio 2016

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