l 10% in quattro anni è un incremento molto serio che sorprende anche noi ricercatori». Natale Canale insegna all’Università di Padova, dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione, e con la collega Lorena Charrier, dell’ateneo torinese, ha indagato i comportamenti a rischio e problematici tra gli adolescenti per conto del sistema di sorveglianza Hbsc. Il dato sull’aumento del gioco d’azzardo tra i quindicenni lo colpisce in modo particolare. «Il 16% a rischio o problematico vuol dire che quasi 2 su 10 mostrano qualche sintomo diagnostico di disturbo legato al gioco, il che è piuttosto grave».

Che cosa intendete per comportamenti a rischio o problematici? A rischio sono coloro che nelle risposte ai questionari hanno denunciato 2 o 3 sintomi del disturbo da gioco d’azzardo, i problematici almeno 4. Abbiamo chiesto, per esempio, se hanno mai rubato soldi per scommettere, quanto spesso hanno rigiocato per vincere i soldi persi, se hanno mai mentito ai genitori sull’entità della spesa, se giocare ha causato loro discussioni in famiglia o a scuola, se hanno mai preso in prestito soldi senza restituirli, e così via. Quasi 2 su 10 presentano sintomi individuali o di compromissione a livello sociale. Abbiamo visto che la diffusione di questi sintomi è più presente al sud, Campania e Calabria in testa col 21%.

Da quali giochi si fanno tentare i giovani? Secondo i dati più recenti a nostra disposizione, quelli del 2017 del rapporto annuale Espad (European school project on alcool and other drugs), gli italiani tra i 15 e  19 anni amano maggiormente le scommesse sportive, cioè totocalcio e totogol, il gratta e vinci e quasi un 30% i giochi di carte, tra cui un 22% il poker texano. Le ragazze preferiscono il gratta e vinci, altri giochi di carte e un 20% il lotto e il superenalotto. Va segnalato l’aumento vertiginoso del gioco online: tra 2016 e 2019 è cresciuta tantissimo la disponibilità, cioè il numero di app dedicate, facili da scaricare aggirando i divieti che pure ci sarebbero. Dopo alcuni paesi balcanici e dell’Europa dell’est, siamo tra quelli che giocano di più su Internet con il 19,6%. 

Che cosa alimenta maggiormente questa abitudine e perché si è abbassata l’età? Sui perché del gioco ripeto spesso ai miei studenti quello che in letteratura è risaputo, e cioè che la spinta aumenta quando ci si percepisce più poveri e insoddisfatti per non poter raggiungere un più elevato tenore di vita. Il gioco rappresenta l’ultima illusoria speranza. Un’altra ragione sta nel fatto che nel periodo dello sviluppo le persone tendono a voler sperimentare i comportamenti a rischio, che trovano eccitanti e agiscono come rinforzo a livello cerebrale. Si parla anche di “strategie di coping”, cioè di risposta per fronteggiare situazioni che possono dare stress, depressione o insoddisfazione, tutti stati d’animo frequenti tra gli adolescenti. Il consumo di cannabis è un altro fenomeno di questo tipo, anch’esso in crescita come le abbuffate di alcol. 

L’aumento di cannabis tra i giovani deve dunque preoccupare? Quattro anni fa l’Italia era al terzo posto nello studio internazionale Hbsc, dopo Francia e Canada, per incremento del consumo. Non possiamo ancora disporre di un nuovo termine di paragone, dal momento che i dati internazionali verranno rilasciati in primavera, ma resteremo probabilmente ai primi posti. Oltre al rischio di danni cerebrali, per la cannabis vale sempre la classica “gate drugs theory”, cioè la “teoria del cancello”, in base alla quale gli esperti invitano a stare attenti perché dalle droghe più leggere si può sempre passare alle droghe più pesanti in grado di creare un’effettiva dipendenza. 

Quali considerazioni finali si pososno trarre sui comportamenti a rischio della Generazione Z? Un messaggio importante che se ne ricava è di non cedere alla moda di occuparsi solo del “nuovo” perché il “vecchio” è già passato. Continuiamo, cioè, a stare in allerta su fenomeni “vecchi” come l’alcol e il gioco d’azzardo che si stanno, per giunta, estremizzando, e non occupiamoci solo dell’uso scorretto dei social media e di epifenomeni come il sexting o il cutting. In fondo non c’è ragione di pensare che i ragazzi di oggi siano più a rischio o dannati rispetto a quelli di dieci anni fa. La differenza è che nel 2020 hanno una disponibilità enorme di mezzi. Oltre agli abusi di sostanze, ci sono altre modalità per sperimentarsi in un’età, come quella dell’adolescenza, delicata e fragile, in cui i cambiamenti ormonali, le spinte verso l’autonomia, la pressione sociale generano più negatività, per cui si è alla continua ricerca di meccanismi compensatori

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