E se in questo Natale virale si riscoprisse il significato del “sacro”? Breve chiacchierata filosofica con Adriano Fabris, docente di filosofia morale all’Università di Pisa.

In questo strano Natale che cosa può significare “prenderla con filosofia”? Significa capire che ogni cosa è ambigua, cioè che ha almeno due facce: una positiva e una negativa. Questo Natale non potremo festeggiarlo con grandi tavolate, accalcandoci per comprare i regali, girando in lungo e in largo durante le feste. Ma potremo riscoprire il raccoglimento, il piacere di stare insieme con chi ci è caro, la bellezza delle piccole cose.

Pensa dunque che saranno feste meno consumistiche e più intime? Per forza o per amore… Mi auguro che queste feste potranno aiutarci a ripensare il nostro modo di comprare. Dovremo pensare ancora di più a chi non ce la fa, dando il nostro contributo alla “spesa sospesa”. Dovremo comprare cose essenziali, sane, rispettose dell’ambiente. Così potrà essere un Natale di condivisione e di responsabilità.

Che cosa è “sacro” oggi, in questa società contemporanea martoriata dall’epidemia? Sacra è la nostra vita, certamente, ma anche la vita degli altri. Sacra è la vita di tutti gli esseri umani. Per questo ci ribelliamo al fatto che negli ospedali si possa pensare di non curare un essere umano, giovane o anziano che sia, nel modo migliore.

Un consiglio di lettura filosofica sul tema? Tanti sono i libri sul Natale, tanti parlano del miglior modo di celebrare una festa. Mi limito a segnalarne uno: Il pranzo di Babette (Babette’s Feast) di Karen Blixen. Dal libro è stato tratto anche un bel film.

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