L’emergenza Covid-19 ha rivoluzionato le nostre vite e il nostro modo di fare la spesa. Da settimane dobbiamo entrare al supermercato mettendoci in coda, mantenere le distanze di sicurezza, indossare dispositivi di protezione personale, come guanti e mascherine. Sono cambiati gli acquisti, la frequenza della spesa, le priorità. E c’è qualcuno che tutto questo l’ha vissuto in prima persona, giorno dopo giorno, continuando a svolgere al meglio il proprio lavoro, rincorrendo i tanti e mutevoli provvedimenti della autorità, gestendo una relazione non sempre facile con i clienti e affrontando l’ansia di essere in prima linea. Parliamo del personale della Coop, che ha svolto e continua a svolgere un servizio fondamentale per la comunità, mantenendo la calma e garantendo a Soci e clienti una spesa sicura, con la professionalità e la cortesia di sempre.

«Il paniere della spesa – racconta Francesca Solferino, Capo Negozio del supermercato Coop Liguria di Corso Gastaldi – è molto cambiato: se prima si preferivano piatti pronti, surgelati e prodotti idonei a un consumo rapido ora prevale il “fatto in casa”, con lievito e farina che sono diventati i prodotti in assoluto più venduti. Ovviamente sono cambiate anche le modalità di spesa, che i clienti inizialmente hanno fatto fatica ad accettare, perché vivevano regole e divieti come un attacco alla propria libertà personale. Ora invece va molto meglio, la stragrande maggioranza delle persone si comporta correttamente e con rispetto, rendendosi conto che noi siamo qui tutto il giorno a lavorare per loro. Sappiamo di non essere medici né infermieri, ma anche noi in queste settimane abbiamo dato il nostro contributo al Paese, fornendo un servizio importante. La Cooperativa ci ha supportati in ogni modo, adottando misure volte a tutelarci, come le sanificazioni straordinarie, le distanze di sicurezza, l’installazione dei plexiglas a protezione delle casse e degli uffici, le mascherine chirurgiche. Un po’ di preoccupazione però è inevitabile. Devo dire che il gruppo di lavoro ha reagito in maniera encomiabile, dando sempre il 100%, anche quando abbiamo affrontato giornate difficili. Abbiamo cercato di trasmettere a Soci e clienti calma, sicurezza e un po’ di normalità. Per molte persone anziane siamo addirittura diventati un punto di riferimento relazionale: questo in parte è negativo, perché le porta a essere indisciplinate e a uscire più volte al giorno mettendosi a rischio, ma fa anche molta tenerezza, perché evidentemente si tratta di persone sole, che in questo momento trovano nella spesa l’unica occasione di contatto umano».

«Anche se questo periodo è stato difficile – racconta Sara Gisondi, che lavora al Punto D’Ascolto dell’Ipercoop di Carasco – l’esperienza umana che ho vissuto è stata molto positiva. Tra noi colleghi si è subito creato un forte senso di comunità, ci siamo aiutati a vicenda e ci siamo sentiti supportati da tutta la Cooperativa. Anche l’organizzazione è cambiata: la gerarchia è stata quasi dimenticata e i Capi hanno lavorato con noi fianco a fianco, come una squadra. Non erano più sopra di noi, ma accanto, perché avevamo mille difficoltà da fronteggiare e dovevamo per forza restare uniti. Parlo soprattutto dei primi tempi dell’emergenza, quando le disposizioni di legge cambiavano continuamente: ogni giorno c’erano nuovi provvedimenti e nuove regole da applicare, il che è stato molto stressante. La maggior parte dei clienti, però, si è comportata bene, con grande spirito di collaborazione, cercando di venirci incontro e di tutelarci. Anche quelli più nervosi venivano a scusarsi, rendendosi conto di essere stati sgarbati, e molti ci hanno ringraziati per il nostro impegno. Certo è triste vedere semi-vuoto un luogo solitamente affollato e pieno di vita come l’ipermercato ed essere costretti a lavorare indossando guanti e mascherine, ma il clima che si è creato tra noi è molto bello e ha rafforzato i legami all’interno del gruppo».

«Quello che stiamo vivendo – racconta Sara Papalia, responsabile Non Food della Coop Antonio Negro di Genova – è un periodo davvero strano. I primi tempi si arrivava in negozio ogni giorno senza sapere che cosa aspettarsi, perché le regole e le indicazioni delle autorità continuavano a cambiare. I clienti erano spaventati e spesso refrattari a rispettare le nuove disposizioni e noi cercavamo di sopravvivere, continuando a svolgere il nostro lavoro. Ora la situazione è migliorata perché tutti sanno come comportarsi e hanno accettato l’idea di dover cambiare l’approccio alla spesa. Come lavoratrice mi sono sempre sentita tutelata e credo che la Cooperativa abbia fatto del suo meglio per farci operare in sicurezza. In più, essendo io mamma di un bimbo piccolo con enormi problemi di gestione familiare, visto che l’asilo attualmente è chiuso, ho davvero apprezzato che mi siano venuti incontro, permettendomi di organizzare i turni in modo da riuscire a conciliare lavoro e vita privata. Credo che la parola d’ordine, in questo momento difficile, sia stata “flessibilità”: c’è stata da parte della Cooperativa, che in alcuni casi ha rimodulato l’organizzazione per venire incontro alle esigenze delle persone; da parte dei capi, che si sono dati da fare come non mai; e da parte di tutto il personale, che ha sempre garantito la massima disponibilità»

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