Invadere il cemento con il verde degli alberi, degli orti e delle serre fotovoltaiche per la produzione di energia alternativa. Qualcuno la chiama “bonifica” mettendo insieme la necessità di adeguare agli standard antisismici gran parte del nostro patrimonio immobiliare iniettando in questo immenso latifondo cementizio abbondanti dosi di verde sotto forma di alberi, arbusti e orti cittadini ove possibile, persino sui tetti pensili dei condomini. Sì, ma come? «Soluzioni innovative esistono già sia in Italia che all’estero, altre sono in fase di sperimentazione», risponde Stefano Panunzi, docente di progettazione architettonica e urbana all’Università del Molise e membro del consiglio direttivo dell’Associazione Italiana Verde Pensile (AIVEP) che ha promosso la legge 10 del 2013 in cui, largamente inattuate, troviamo le norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.

Ebbene, quali solo le soluzioni per ridipingere di verde le nostre città ultra cementificate? Non è che esistono molte definizioni per rispondere a questa domanda poiché “verde pensile”, “tetti verdi”, “bosco verticale” non richiamano immagini chiare. Quel che è certo è che i tetti delle nostre città attendono solo di essere conquistati per bonificare e trasformare quella che potremmo chiamare la nostra pericolosa e infernale “crosta urbana”. In pratica si tratta di rinaturalizzare l’intero edificio con manti vegetali, belli da vedere, ma soprattutto utili, attraverso la creazione di vere e proprie stazioni produttive in grado di saldare la storica frattura fra città e campagna, di sanare e mettere in sicurezza l’immenso e vetusto patrimonio immobiliare, di creare centrali di produzione energetica fotovoltaica, di raccogliere e differenziare l’enorme produzione di rifiuti che un grande condominio produce ogni giorno.

Tecnicamente com’è possibile questo?Con quella che noi chiamiamo “armatura infrastrutturale ecologica”, in parole povere un esoscheletro capace di realizzare innanzitutto l’adeguamento energetico e di sicurezza, soprattutto antisismico, ma anche un accorciamento delle filiere agricole, con produzioni qualitativamente originali che diventano anche beni relazionali, identitari, nuovi mestieri, il tutto in reti realmente glocali.

Con quali vantaggi per le persone che vi abitano? Anzitutto non sarebbero costrette ad abbandonare i loro appartamenti durante i lavori di ristrutturazione perché la messa in sicurezza impiantistica e strutturale avrà una cantierizzazione esterna grazie all’esoscheletro costruito intorno agli edifici che va a integrare la struttura esistente creando sulle coperture un micro-tessuto produttivo che possa dare vita ad attività rigenerative. In secondo luogo la superficie verticale della facciata verrebbe attrezzata mediante una nuova campata abitabile progettata per un verde verticale di fronte a stanze e alloggi…veri e propri pattern viventi gestiti da “mezzadricondominiali mediante ritmi di manutenzione e scelte individuali differenziate. Sarebbe inoltre da considerare la significativa valorizzazione economica di un patrimonio immobiliare spesso fatiscente e tutt’altro che bello.

Ma quanto bisognerà aspettare perché tutto questo possa finalmente realizzarsi? Tutto diventerà vero e desiderabile appena verrà trovato il bandolo di una matassa che intreccia i fili degli interessi economici delle famiglie e dei proprietari immobiliari, i fili che si stanno stringendo al collo degli amministratori e dei politici che governano le nostre città senza preoccuparsi della salute pubblica (in Italia i decessi medi annui correlabili alla qualità dell’aria equivalgono alle vittime della bomba atomica di Nagasaki, come risulta dai rapporti annuali Ispra), i fili di chi tesse le nostre leggi ancora senza la creatività del buon senso, i fili di chi, affamato, attende all’amo nuovi mercati, banche e imprese di ogni genere, dalle costruzioni agli impianti, dall’agricoltura all’energia, dal riuso al riciclo. Ultimo ma non per importanza, un mondo di nuovi servizi legati ad un’economia circolare, ecosostenibile e di quartiere.  

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