Il riciclo dei rifiuti si conferma una vera e propria eccellenza italiana e anche nel 2017 presenta dati in crescita in quasi tutte le filiere. Vediamoli con l’integrazione delle principali criticità e il confronto con gli obiettivi Ue. Con una piccola premessa: legno a parte, tutti gli altri settori crescono ma sono oggi un po’ più in sofferenza di quanto non dicano i dati del 2017.

Il riciclo dei rifiuti di imballaggio conferma la propria crescita (8,8 milioni di tonnellate nel 2017, +3,7% sul 2016), raggiungendo il 67,5% su quanto immesso al consumo, e superando anzitempo l’obiettivo del 65% che la nuova direttiva europea indica al 2025. Anche il riciclo delle singole filiere dell’imballaggio è in crescita e supera già in molti casi i tetti previsti dalla Ue per il 2o25: la carta (+3,6%) ad esempio è al 79,8% contro il 75% del tetto Ue; i metalli ferrosi sono al 75% l’acciaio (+0,3%) e al 63% l’alluminio contro il 70% Ue; il legno (+3,4%) è addirittura a un clamoroso 60,1% contro un 25% del tetto; il vetro (+4,8%) si è aggiunto al gruppetto di testa salendo al 73% di quota riciclo, tre punti sopra il 70% del target europeo.

Più problematica è invece la strada per la plastica che ha raggiunto (+5,1%) il 43,5% e vede ora davanti a sé l’obiettivo del 50%. Per complessità ed eterogeneità, tuttavia, oggi faticano ad essere riciclati una parte degli imballaggi conferiti con la raccolta differenziata. Serve una semplificazione e una maggiore qualità della raccolta a sentire le industrie che se ne occupano.

Passiamo ora alla frazione organica. Il ritiro nel 2017 è aumentato del 3,2% ma con un rallentamento rispetto al recente passato dovuto a squilibri regionali e tecnologici negli impianti. Nei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) la crescita è del 5%: il tasso di raccolta, tuttavia, che è di circa il 39%, resta distante dal 65% del target europeo al 2019, al contrario della percentuale di recupero che essendo dell’88% è tre punti sopra l’obiettivo.

È aumentato il tasso di riciclo degli oli minerali usati, che ha raggiunto il 45,2% dell’immesso a consumo, ed è cresciuta anche la raccolta degli oli vegetali esausti che ha toccato le 70 mila tonnellate (+8% sul 2016). Resta tuttavia scarsa qui la percezione dell’impatto ambientale di oli e grassi sia animali che vegetali, buoni ad esempio per il biodiesel, e del loro potenziale inquinante. In crescita il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, con un elevato tasso di recupero di materia al 76%: sono i principali “rifiuti viaggianti” (vedi box a lato).

Si segnalano, invece, flessioni in quattro filiere. È calato del 3% il recupero dei veicoli fuori uso e della frazione leggera derivata dalla frantumazione delle autovetture (car fluff). In contrazione anche il riciclo di pile e accumulatori dell’1%: il 38% di raccolta delle pile portatili messe in commercio è insufficiente. Una parentesi meritano gli imballaggi in alluminio: diminuiscono i quantitativi riciclati a causa dell’aumentato utilizzo, legato al prezzo, dei rottami come materie prime seconde e del significativo aumento dell’export. Degno di rilievo è anche il calo del 9% del riciclo di materia degli pneumatici fuori uso, sebbene la raccolta sia cresciuta del 6% sul 2016. Qui si vede bene cosa provoca il ritardo della pubblicazione di un decreto end of waste: l’incertezza normativa infatti ha fatto sì che mentre il 41% degli pneumatici è stato avviato al recupero, un consistente 59% è stato bruciato, prevalentemente nei cementifici, per ricavarne energia.

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