Due italiani su tre non ci pensano proprio a tenerli spenti. Alla domanda provocatoria di Mario Draghi («preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»), rispondono – attraverso un questionario Unipol-Ipsos sui comportamenti virtuosi per l’ambiente – picche: solo il 31% è disposto a mettere da parte questi apparecchi, mentre per tutti gli altri è una scelta impraticabile a fronte dell’aumento delle giornate torride. Anche per coloro – e sono il 93% del campione – che si dichiarano sensibili ai temi ambientali e già attivi, o pronti ad adottare comportamenti coerenti, e non temono i distacchi programmati.

A corto di energia Vediamoli, allora, i condizionatori che raffrescano e deumidificano l’aria durante l’estate: elettrodomestici entrati, ormai, nella nostra vita insieme alle lavatrici o alla televisione. A essere precisi, i climatizzatori hanno una funzione supplementare, quella di riscaldare d’inverno grazie alla pompa di calore che entra in funzione sfruttando la tecnologia inverter. È questa la tipologia che gode delle maggiori detrazioni fiscali (vedi box). I sistemi con inversione di calore registrano i migliori risultati anche di mercato.

Enea mette l’inverter ai primi posti nelle sue informazioni per diminuire i costi in bolletta e i consumi, ora che la guerra ha cambiato il mercato: è più costoso, come sistema, ma garantisce le migliori prestazioni di un condizionatore in qualunque situazione di utilizzo. Altro consiglio è di controllare che in etichetta vi sia l’indicazione del consumo energetico annuo a partire da 2,5 kW, che consideri 350 ore di utilizzo per il raffreddamento ed escluda lo stand-by. E di usare più spesso la funzione di deumidificazione, che abbassa il calore percepito.

Fisso o mobile? I climatizzatori si possono suddividere in fissi, che richiedono opere murarie e coprono circa il 70% della torta, e portatili, con vendite in maggiore crescita (+11,4% nel primo trimestre dell’anno, dati Assoclima), legate a doppio filo all’andamento meteo. I prezzi? In aumento di un 10% medio.

Dalla loro, i monoblocco hanno che sono facilmente trasportabili, ma richiedono un foro al vetro o uno spiraglio della finestra per far uscire l’aria calda. Avendo il motore incorporato, risultano più rumorosi degli split fissi, composti da due elementi base: un compressore esterno e una, o più, unità interne (multi-split), in cui transita il fluido refrigerante.

Il giusto potenziale Un altro parametro chiave da considerare è la potenza (misurata in Btu, acronimo di British thermal unit). Le più comuni sono le macchine da 9 mila o 12 mila Btu, che garantiscono buoni risultati in ambienti tra i 25 e i 35 metri quadri. Il calcolo preliminare inciderà, poi, sull’efficienza dell’apparecchio, ma anche sui consumi. Nel dubbio, si possono fare due conti moltiplicando il coefficiente 340 per i metri quadrati che si vogliono effettivamente rinfrescare. Da considerare, infine, che dal 1° gennaio 2025, in base al regolamento Ue sui gas fluorurati, l’R-410A non potrà più essere impiegato nei climatizzatori monosplit. L’R32 che lo sostituisce vanta migliori risposte. La temperatura ideale da tenere è attorno ai 25 gradi. E ricordarsi di spegnere il “clima”, quando non si è a casa, o di regolarlo da remoto tramite wi-fi.

Mano al portafoglio
Monoblocco portatili: da 250 a 1.200 euro (da 500 euro con pompa di calore)
Split portatili: da 650 a 1.300 euro
Split fissi: da 250 a 1.600 euro
Multisplit: da 700 a 2.000 euro (con tre unità si parte da 1.600 euro)

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