Che Fiorella Mannoia fosse dalla parte delle donne era risaputo, ma che lo fosse anche da quella degli uomini, o almeno di alcuni di essi, potrebbe meravigliare solo chi non la conosce bene. Perché il femminismo che le sta a cuore non è mai stato a senso unico. «Non dobbiamo fare guerra agli uomini – esordisce –, ma al patriarcato, e in questo sono d’accordo con la giornalista Natalia Aspesi. I comportamenti violenti nei confronti delle donne e l’idea che siano considerate come una proprietà, come esseri fragili da proteggere, in ogni caso come individui non alla pari dell’uomo, derivano da una concezione patriarcale, che dobbiamo combattere insieme agli uomini».

Non è la prima volta che invita gli uomini a reagire: con un tweet a settembre li esortava a non comportarsi come scimmie. Lo dico sempre anche dai palchi, quando canto canzoni dedicate alle donne, invito gli uomini a essere femministi. Il femminismo non è una brutta parola, conosco tanti uomini che pensano e si comportano come noi. In realtà ho sempre pensato che siano loro a doversi ribellare a questa immagine di maschio che si comporta come un primate che non riesce a tenere a freno i propri istinti… Giustificando in questo modo l’aggressione. Se fossi un uomo, mi sentirei offeso di essere paragonato a un animale che non sa placare i suoi istinti, se vede una donna camminare per strada con le gambe in vista. Siamo, invece, esseri umani civili che vivono in una comunità. Mi sento di dire alle mamme: attenzione a come educate i figli maschi. Vedo che le mie amiche, anche le più emancipate, hanno comportamenti diversi rispetto ai figli a seconda del sesso. Il senso di protezione da parte delle mamme nei confronti dei figli maschi è pericoloso.

Perché pericoloso? C’è il rischio che una volta grandi ricerchino nelle donne una nuova mamma, cioè una persona che li accudisca, li incoraggi, una sorta di stampella, ma non un rapporto paritario. E poi le mamme non possono giustificare sempre e comunque i comportamenti e gli errori dei propri figli, perché una donna debole sarà sempre un cattivo esempio.

Quindi anche le donne devono cambiare mentalità? Sì, la questione non è semplice, dobbiamo riflettere e lavorare per cambiare comportamenti consolidati.

A quando il concerto insieme a Emma, Elisa, Giorgia, Laura Pausini, Gianna Nannini, Alessandra Amoroso, contro la violenza sulle donne? Stiamo aspettando che il Covid ci permetta di poter salire sul palco (il concerto è in programma al Campo Volo di Reggio Emilia l’11 giugno 2022, ndr), ma nel frattempo abbiamo già donato una parte dei proventi alla Casa delle donne di Roma e ad altri centri antiviolenza.
In passato era la televisione a dare un’immagine distorta e stereotipata della donna, oggi anche le donne, di tutte le età, si mostrano “senza veli” sui social… Oggi tutto è pubblico nel web, penso però che ognuno possa gestire il proprio corpo come vuole, a tante donne piace mostrarsi, ma se è una propria iniziativa e non c’è imposizione da parte di altri, sei tu che decidi. A me interessa che le donne vengano rispettate sul posto di lavoro, che abbiano lo stesso stipendio degli uomini, che svolgano compiti della stessa importanza e ancora oggi non è così.

Alcune correnti musicali, di grande successo anche fra i giovanissimi, contribuiscono a un’immagine degradante della donna; perché voi artiste non prendete posizione? L’abbiamo fatto, ci siamo ribellate e abbiamo denunciato i testi che esaltano il denaro e la violenza. Come si fa a fermare questi movimenti? Io penso che ci sia un solo luogo dove si possa cambiare una società, ed è la scuola. Sono molto preoccupanti i dati sull’abbandono scolastico e purtroppo sono costretta a chiamare in causa ancora una volta la politica, che ha trascurato la scuola e sminuito la cultura. A scuola si dovrebbero formare prima di tutto i cittadini attraverso la cultura, solo in un secondo momento dei lavoratori. Quando scuola e cultura vengono abbandonate, prendono di nuovo forza gli istinti, e gli istinti non sono mai nobili.

Redazione

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