Ogni secondo vengono vendute, nel mondo, 7 scatole di Lego, i celeberrimi mattoncini colorati che si contendono con le Barbie il podio dei giocattoli più venduti di sempre sul pianeta Terra: l’uomo, evidentemente, trova irresistibile costruire fin da piccolo. Ma si possono considerare giocattoli per maschi o femmine quei mattoncini che tutti hanno maneggiato e smarrito sotto un divano o, quando è peggio, buttato negli scarichi? O non sono, piuttosto, trasversali ai sessi, alle età e alle epoche, visto che dal 1947 ad oggi si mantengono saldamente ai primissimi posti, appassionando anche gli adulti?

Questo è solo un esempio della tendenza gender neutral (per eliminare gli stereotipi di genere), che ha spinto la casa danese a far parlare ancora una volta di sé e di un prodotto che, ha annunciato in ottobre, sarà venduto eliminando le etichette per bambini e bambine e introducendo la divisione “per passioni”, ossia per sfere di interesse. Non ce ne sarebbe stato bisogno per alzare le vendite, favorite dal Covid che ci ha rinchiusi in casa: il mercato italiano del giocattolo è cresciuto di oltre il 18% nell’ultimo semestre e del 28% su scala globale rispetto al periodo pre-pandemia (dati Assogiocatolo).

Ma quale Natale dobbiamo aspettarci, ora? Sarà all’insegna di Lego, Monopoly e altri “classiconi” da tavolo. Un Natale tradizionale ma che, attraverso i giochi, recepisce i cambiamenti in atto nella società e li rispecchia. Sotto la bandiera di “Ognuno è meraviglioso”, campagna ideata per celebrare l’inclusività e l’amore, si è visto di recente un set di costruzioni arcobaleno Lgbtqia+ e la stessa Barbie, fedele dal 1959 al cliché della principessa “in rosa”, ha fatto varie piroette su se stessa: sul tema dell’inclusività ricordiamo una Barbie in carrozzina, su quello del body positive (il movimento che chiede di mettere in evidenza corpi non convenzionali) la Barbie dalle forme più rotonde, e sulla parità di genere la bionda che abbraccia le carriere più disparate, dall’astronauta ispirata a Samanta Cristoforetti alla Barbie “vaccinologa” di quest’anno, con occhiali da studiosa e tailleur, in omaggio alla scienziata creatrice del vaccino Astrazeneca.

Nel mondo del giocattolo il superamento dello stereotipo di genere avanza ed è dettato, a volte, dalle mode, come quella dei cooking show televisivi che ha reso più comune per gli adulti regalare una cucina giocattolo anche a un maschietto. Prodotti di successo come “Il gioco della vita” si ripresentano in versioni che per la prima volta non impongono di identificarsi nel maschile e/o femminile, o di fare scelte di genere quando si atterra sulla casella matrimonio.

I cataloghi, poi, sono senz’altro più “neutri” dei punti vendita, in cui le barriere tra lui e lei sono ancora evidenti. Nel proprio, Coop riunisce i vari giochi di ruolo (dal banco attrezzi alla fabbrica della pasta) sotto una voce unica, “mille lavori”. Idem su Coop Online, dove i playset dei mestieri sono catalogati come “giocare a fare i grandi” e le bambole stanno insieme ai personaggi e ai modellini.

Parità asimmetrica Tra maschi e femmine è innegabile vi sia una forte “asimmetria”, come la chiama la neurobiologa autrice di The Genedered Brain, Gina Rippo: “Incoraggiamo le ragazze a giocare con cose da maschi, ma non viceversa”. E i dati dicono proprio questo, suggerendo all’industria di osare sì, ma non troppo. Lo studio del Geena Davis Institute on Gender in Media, infatti, rivela che le bambine non esitano a giocare con i mattoncini in confezioni ideate per i maschi, ma il 71% dei bambini intervistati rifiuta di giocare con confezioni per bambine, temendo le prese in giro dei coetanei. La ricerca è stata fatta in 7 Paesi diversi e non ha perciò una specificità italiana.

La breccia nel muro del pregiudizio si è aperta già da tempo. Ricordiamo una linea di bambole, Creatable world, disegnata per far giocare tutti senza etichette, che offriva ai bambini la libertà di creare e ricreare i loro personaggi. Il punto, però, come sottolineano altre pedagogiste, Elena Urso ed Elisabetta Rossini, nel libro “I bambini devono fare i bambini”, non è tanto travestire bambole attribuendo loro un sesso, quanto “cominciare a creare una disposizione dei giocattoli nei negozi meno divisa per giochi da maschi e giochi da femmine”. Insomma, scavalcare le barriere anche fisiche, non fermandosi all’associazione rosa/femmina e azzurro/maschio che prima del Novecento, tra l’altro, nemmeno esisteva.

La California è il primo Stato ad applicare il principio gender free alla vendita dei giocattoli: ha varato una legge, operativa dal 2024, che impone ai grandi venditori uno spazio apposito nei centri commerciali per giocattoli e articoli per l’infanzia “neutri” (escluso l’abbigliamento), che ciascuno è libero di connotare come vuole.

Per concludere, cosa deve fare un genitore alle prese con i regali di Natale?Assecondare le inclinazioni dei più piccoli o provare a guidarle? Il professor Gianfranco Staccioli, pedagogista esperto del gioco nonché presidente del Museo della scuola, sottolinea che è bene tenere aperte a qualunque età le porte della mente: «Nell’angolo del gioco simbolico dei nidi troviamo di tutto, anche il bambino che si trucca. Saper cambiare ottica è una modalità che serve alla crescita. Ben vengano, dunque,  i cambi di prospettiva anche nei ruoli identitari, cercando sempre un punto di mediazione e tenendo vivo il dialogo col proprio bambino».

Indipendentemente dal genere, i giochi consentono di misurarsi con gli altri e con sé stessi, di sperimentare situazioni e ruoli come se si fosse qualcun altro, senza esserlo davvero. È la loro forza, quella che tanto fa assomigliare il gioco al teatro.

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