Marmellata.jpgGià gli antichi Greci conservavano le mele cotogne addensandone gli zuccheri con una lenta cottura. Questa, insieme agli zuccheri presenti nei pomi, assicurava la conservazione della frutta in epoche prive di frigoriferi. Oggi, nel vortice di snacks e merendine, forse le marmellate sono passate un po’ di moda. In realtà sono molto più salubri e nutrienti del prodotto industriale, benché “superveloce e colorato”. Ancora di più se la marmellata è fatta in casa da mamme o nonne.

Prepararla è facilissimo. Per un chilo di marmellata, ci vogliono 500 grammi di zucchero o miele e altrettanti di frutta fresca: fichi, mele, meloni, pere, pesche, susine e uva sono i frutti di stagione a settembre. Lavate bene la frutta con acqua tiepida, privatela delle parti di scarto, tagliatela a pezzi e cuocetela nello zucchero finché diventa cremosa.

Ancora bollente, mettetela nei barattoli. Chiudeteli con i loro tappi (il calore residuo, ancora abbondante sterilizzerà il prodotto), capovolgeteli e lasciateli raffreddare senza agitare.
Per ridurre i tempi di cottura da ore a minuti (salvaguardando le proprietà della frutta), potete aggiungere piccole quantità di pectina (chiamata E440 dagli addetti ai lavori), una sostanza già presente naturalmente nella frutta.

La marmellata ha valori nutrizionali che variano a seconda del tipo di frutto e della quantità di zucchero impiegata: in generale 100 grammi di prodotto apportano 200-260 calorie. È quindi un alimento adattissimo per colazioni e merende di grandi e piccini nei freddi mesi autunnali e invernali.

Il famigerato botulino (una proteina altamente tossica) non si sviluppa nelle marmellate (né nelle confetture) per l’alta presenza di zucchero.

 

 

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