Elettrodomestici,
istruzioni per l'uso

Dal frigo alla lavatrice e alla lavastoviglie: consigli e piccoli segreti per cavarsela in casa

Molto si parla di aiuti alle famiglie. Poco si sa, in famiglia, su come aiutarsi da sé quando c’è da far funzionare bene la lavatrice, mettere il detersivo giusto nella lavastoviglie, sbrinare un congelatore senza comprometterne il contenuto, o semplicemente evitare che l’odore di cipolla faccia fallire la cena con gli amici.
Sono quelle piccole azioni ma di grande importanza, che potrebbero costarci parecchio se non eseguite o eseguite male. Questo per chi ha messo su casa da poco, ma anche per chi distratto dai ritmi della vita quotidiana dà una veloce scorsa e poi accantona il libretto d’uso e manutenzione dei principali elettrodomestici, vera miniera d’informazioni. "Sono fatti molto bene ma vengono generalmente ignorati", lamenta Nicola Bargagnati, service training manager della Indesit Company, multinazionale di punta in Europa che in Italia controlla marchi come Indesit, Hotpoint-Ariston e Scholtès. Lui su un concetto di fondo mette la mano sul fuoco: gli elettrodomestici di oggi sono migliori di quelli di un tempo in termini di durabilità e affidabilità, oltre ad avere prestazioni più elevate e consumi più ridotti che li fanno entrare nelle classi energetiche A+, A++ o A+++. Il merito va soprattutto alla crescita della componente elettronica, giunta a un buon grado di maturazione. Un po’ come nelle automobili. E c’è da considerare che il "chilometraggio" – cioè lo stress a cui le strutture sono sottoposte in conseguenza di un maggior numero di cicli eseguiti con maggiori carichi – nel frattempo si è prolungato notevolmente. "La prova sta nella drastica riduzione di oltre il 75% della difettosità negli ultimi dieci anni", informa Bargagnati. "E stiamo parlando di lavatrici e lavastoviglie, i più complessi tra i grandi elettrodomestici data la convivenza che devono garantire tra una resistenza elettrica e un ciclo dell’acqua". Una decina d’anni è la soglia di vita che decreta la loro ottima riuscita.

Prevenzione ed extragaranzia.Gli italiani non amano il "fai da te" quando qualcosa si rompe in casa. Molto più inclini ad arrangiarsi sono in altri paesi d’Europa, russi in testa. Ma la crisi non scherza, e prima di rivolgersi a un call center aziendale (che può risolvere telefonicamente un piccolo problema senza spendere un euro) o chiedere l’intervento in seconda battuta di un centro assistenza (tra i 20 e i 40 euro ad uscita, più una tariffa oraria all’incirca sui 40 euro e il prezzo del pezzo da sostituire) è consigliabile quanto meno seguire due strade: la prevenzione e… l’extragaranzia. La prima si traduce nella periodica manutenzione e nei corretti comportamenti d’uso che tendiamo a trascurare. "Lei non immagina lo stato delle macchine da caffé che riceviamo dai clienti che ne lamentano il mal funzionamento", testimonia Fabio Cecchini, responsabile commerciale della Saeco (gruppo Philips), leader al mondo nelle macchine da caffè automatiche.
Il secondo consiglio riguarda l’estensione della garanzia legale. La garanzia legale, com’è noto, è a carico del venditore in tutti gli Stati Ue e deve avere una durata come minimo di due anni, anche nel caso in cui la garanzia contrattuale (stabilita dal produttore) sia prevista solo per un anno. Ebbene, con un gruzzolo aggiuntivo di euro è possibile allungare il periodo di garanzia di altri 2 o 3 anni mettendosi al riparo da molte sorprese. "L’extragaranzia firmata con l’azienda è una formula conveniente e in crescita", assicura Bargagnati. Ma non tutti la pensano cosi (vedi l'articolo collegato).
Ragionando per categorie di elettrodomestico, va detto che le marche fanno ancora la differenza. Lo dimostrano le comparazioni di prodotto pubblicate da riviste come Altroconsumo e Il Salvagente. E non solo. "Studi fatti dalle associazioni di consumatori del nord Europa e statunitensi – aggiunge il direttore di Salvagente Riccardo Quintili – dicono che gli elettrodomestici dei marchi più conosciuti per affidabilità hanno effettivamente una maggiore durata nel tempo. Le scelte di una casa madre sono sempre importanti". Non meno della componente umana, perché, al contrario di quanto si possa credere – come sottolinea Michele Pallini, brand manager di Indesit – "più cresce il peso della parte elettronica, più è importante che l’uomo faccia bene le poche cose che gli restano da fare".

Lavatrice. Le più moderne lavatrici sono macchine intelligenti e non solo interattive. Interattive significa capaci di modificare il comportamento a seconda di come regoliamo manopole e pulsanti. Una lavatrice intelligente fa molto di più: riconosce i carichi e il livello dello sporco tramite speciali sensori a raggi infrarossi che misurano la torbidità dell’acqua circolante nel cestello, riducendo o aumentando di conseguenza le quantità necessarie sia d’acqua sia di detersivo. A proposito, non esagerate mai col detersivo. Non migliora la pulizia, anzi, fa male all’ambiente e alle performance stesse del mezzo. "La macchina – spiega Pallini – potrebbe far aumentare il numero dei risciacqui fino ad esaurire tutta la schiuma che trova, facendo lievitare inutilmente i consumi". Ma che tipo di detersivo è più efficace? In polvere, liquido o in pastiglia (in ordine crescente di prezzo)? "I detersivi in polvere hanno un’azione enzimatica che viene attivata al superamento dei 40 gradi di temperatura. Dunque in tutti i lavaggi ‘a freddo’ e per i capi speciali, lana e delicati, che si lavano a 30 gradi o meno, è meglio utilizzare i detergenti liquidi". Anche qui però c’è un problema che hanno tutte le lavatrici e, in particolare, quelle con la partenza ritardata. "Il detersivo liquido, un po’ viscoso, appena messo nella vaschetta comincia lentamente a scendere per forza di gravità. Una piccola, o grande quantità finisce subito nello scarico prima ancora dell’avvio del lavaggio riducendone così l’efficacia". La soluzione? Un’apposita vaschetta detergente "chiusa". Oppure un set di pastiglie liquide a lento scioglimento, invenzione di una nota azienda del settore, che funzionano come… caramelle. "Avvolte in un involucro biodegradabile, lasciano passare la dose ottimale di detersivo liquido solo dopo un po’ di tempo, esprimendo nell’acqua tutta la loro azione pulente".
Rimedi naturali, sì o no? La cenere o il sapone di marsiglia non hanno la medesima resa delle sostanze chimiche, che agiscono più in profondità, a livello molecolare, ma sono eco-compatibili con l’ambiente (e con la salute) e vantano un buon numero di estimatori. "La tendenza è comunque a risparmiare detersivo – fa notare Bargagnati – facendo lavorare a temperature più basse le lavatrici che ottimizzano e differenziano i cicli di lavoro molto più che in passato". Per tagliare detersivo c’è anche la soluzione dell’autodosaggio. "Alcune lavatrici intelligenti – spiega Pallini – capiscono, in base al peso e allo sporco, di quanto detersivo hanno bisogno e lo vanno a pescare da un serbatoio interno che va caricato ogni 20 o 30 lavaggi". Infine un consiglio… empirico: riempitela bene di panni, la lavatrice. Guardando dall’oblò, la nostra impressione è di aver saturato il cesto a 4 chili mentre potrebbe starci molto di più e senza che la qualità del lavaggio ne risenta.

Lavastoviglie. Se la lavastoviglie segnala una mancanza di sale (che decalcifica l’acqua) o di brillantante (che agisce su piatti e bicchieri opacizzati), provvedete a riempire le apposite vaschette. Incredibile ma "ci sono queste due omissioni, unite alla non regolazione della durezza dell’acqua nei modelli che lo prevedono, all’origine delle principali frustrazioni del consumatore che non ottiene risultati pari alle attese". I produttori avvertono anche di controllare il filtro delle impurità, prima di chiamare l’idraulico: se intasato forma una piccola laguna maleodorante. E, poi, non "sparecchiate" dentro la lavastoviglie dove i piatti devono arrivare privi di residui di cibo, sì, ma senza esagerare, perché la macchina è fatta pur sempre per risparmiare tempo, fatica e acqua", osserva Pallini.

Asciugatrice. Si è diffusa l’idea che un’asciugatrice consumi molto, ma non è esattamente così. Sono tutti apparecchi che arrivano fino alla classe A e oltre e "gli assorbimenti di energia si aggirano sul kilowatt, paragonabili a quelli di un forno o di una lavatrice. I punti di maggiore attenzione? Sono due: il serbatoio, che raccoglie la condensa e può essere facilmente smontato, e il filtro che va regolarmente pulito dopo una serie di cicli".

Frigorifero. Se vedete molto ghiaccio nel congelatore, questo è un segno di mal funzionamento. Nei frigo no-frost ciò non dovrebbe succedere, mentre negli altri lo sbrinamento dovrebbe essere un’operazione rara dovuta spesso alla porta che rimane aperta più del dovuto. "Per sbrinare mettete il congelatore in off senza staccare la spina del frigo", riassume Pallini. "L’acqua defluirà o in una canaletta interna per poi evaporare, o all’esterno nel qual caso preparate straccio e bacinella". Se andate in vacanza o vi assentate per molto tempo, può succedere inoltre che un distacco di energia comprometta i cibi che per ragioni di sicurezza alimentare non possono essere ricongelati e poi mangiati. Che fare in questi casi? "Tenete presente che un frigo ha in genere un’autonomia di 10-12 ore – rispondono – e che i più moderni sono dotati di una funzione specifica che, sul display, segnala ora e durata degli sbalzi termici". E il super-freddo, quando e a che cosa serve? "Aumenta il potere refrigerante ed è utile inserirlo se si fa una grossa spesa trasportandola in auto ad esempio d’estate".

Forno, piano cottura e cappa. Le raccomandazioni per il forno sono di sfruttarlo se possibile a pieno, riempiendo tutti i piani, e di non aprire la porta perché non ce n’è bisogno. Se amate stare ai fornelli, sappiate che ciò che fa la differenza, in termini di consumi, è il coperchio sulla pentola mentre il rischio di un tempo di fuoriuscita del gas è stato risolto dai dispositivi di sicurezza presenti ormai in tutti i piani cottura. Infine un dettaglio non trascurabile per la buona riuscita di una cena con gli amici. Se avete la cappa (aspirante o filtrante che sia) non accendetela al primo odore di fritto. È già tardi. "Va attaccata a inizio cottura – conclude Pallini – ad un livello molto alto, e poi a decrescere fino allo spegnimento del fuoco".   



Claudio Strano

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*