Si tengono ogni cinque anni per eleggere il Parlamento europeo. Quest’anno, tra il 23 e il 26 maggio, la nona tornata elettorale (la prima fu nel 1979) interesserà 27 Stati membri dell’Unione europea per la prima volta senza il Regno Unito dopo l’uscita dall’Ue. In Italia si voterà domenica 26 maggio dalle 7 alle 23. Età minima, 18 anni. Il sistema è quello proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda un segno X sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta. Si possono esprimere fino a tre preferenze per candidati della stessa lista rispettando la rappresentanza di genere, cioè non si possono votare tutti maschi o tutte donne pena l’annullamento.

Gli elettori italiani che risiedono negli altri Stati membri dell’Ue e che non intendono votare per i membri dello stato ove risiedono, possono votare presso le sezioni elettorali istituite presso i consolati d’Italia, gli istituti di cultura, le scuole italiane e gli altri locali messi a disposizione. Sono una decina attualmente i gruppi parlamentari europei in lizza cui aderiscono i principali partiti sovranazionali. I partiti italiani – non tutti lo hanno fatto nel momento in cui scriviamo – aderiranno con il loro simbolo o forniranno le indicazioni di voto. L’ultima legislatura si reggeva su un accordo di maggioranza tra socialisti e popolari, nella prossima i giochi secondo i sondaggi sarebbero aperti. Il numero per ogni stato membro è calcolato in base alla sua popolazione: l’Italia eleggerà 76 deputati, tre in più dell’ultima volta. I risultati elettorali influenzeranno anche l’elezione del presidente della Commissione europea. Infine una curiosità: in 4 stati (Belgio, Cipro, Grecia, Lussemburgo) è obbligatorio recarsi alle urne, mentre in tutti gli altri è facoltativo ma, aggiungiamo noi, consigliato in nome della partecipazione democratica a scelte che ci riguardano.

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