ogm.jpgCresce anche negli Usa la sensibilità verso i prodotti ogm-free. Con l’aiuto delle moderne tecnologie, ecco arrivare una lista di 400 marchi al riparo da “contaminazioni” accertate, alcuni diffusi anche in Europa. Ai 400 marchi sono associati circa 15 mila prodotti il cui elenco è consultabile su iPhone grazie a una App dedicata. Per la maggior parte si tratta di prodotti provenienti da agricoltura biologica. A mettere a punto l’elenco è stata l’associazione NON GMO Project chd si sta preoccupando di implementareun database e di metterlo poi a disposizione della massa dei consumatori.

In Europa la direttiva sugli organismi geneticamente modificati impone, lo ricordiamo, la loro indicazione in etichetta solo se gli Ogm superano la soglia per ingrediente dello 0,9%. Per tale ragione circolano 14 prodotti derivati da piante geneticamente modificate autorizzati per l’alimentazione umana (al 31 ottobre 2009) che salgono a 21 se vi aggiungiamo quelli autorizzati per l’alimentazione animale. Ma molte tracce transgeniche stanno invadendo il mercato rendendo ormai difficile la vita a chi non si fida di questa soluzione e preferisce il convenzionale.

Come in Europa, così negli Stati Uniti non c’è un indicazione chiara per i consumatori che indichi in maniera trasparente se ciò che vanno ad acquistare sia privo di ogm: ultimo in ordine di arrivo è il miele, per cui l’Europa ha ribadito il no all’indicazione in etichetta di pollini contaminati ogm. Proprio sul miele Coop Italia (tra le poche aziende ad investire sulle separazione delle filiere) sta conducendo una sperimentazione avanzata che grazie a Heracles, il naso elettronico, una macchina all’avanguardia chiamata tecnicamente gascromatografo, riesce a capire non solo la matrice, ma la provenienza geografica del prodotto.

Solo lo 0,01% delle coltivazioni in Europa oggi sono Ogm, distribuite tra Germania, Spagna, Portogallo, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il 90% delle piante transgeniche sono coltivate da Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile e Paraguay. Il 95% delle coltivazioni ogm nel mondo sono costituite da soia, cotone e mais.

Un modo per essere sicuri di tenere gli ogm fuori dal piatto? Smettere di mangiare alimenti trasformati. Ciò eviterà quasi tutti gli ogm con una varietà di altri ingredienti pericolosi. Meglio ancora sarebbe riuscire a produrre il proprio cibo e imparare a nutrirsi di ​​germogli di girasole biologici, di verdure fatte in casa e fermentate oppure di ortaggi acquistati a Km zero e da coltivatori di fiducia, così come i legumi e altri prodotti della campagna. Una scelta comunque difficoltosa anche se sempre più diffusa.

Fonte: Ecoblog, Legambiente (31/3/14)

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