Milano, capitale della mobilità che cambia, da marzo circola il primo autobus Atm 100% elettrico. Autonomia di 180 chilometri e si ricarica in cinque ore. Altri 25 sono in arrivo. È quasi superfluo dire che l’inquinamento è un grande acceleratore della transizione – che molti esperti danno già per iniziata – dai veicoli a benzina e gasolio a quelli elettrici. C’è chi non esita a chiamarla “rivoluzione elettrica“, altri più cautamente “conversione” verso mezzi più ecologici . E comunque riguarda anche biciclette, moto e scooter, nonché le barche che in alcuni laghi sono già interdette se a combustione interna.Vediamo, ora, perché l’elettrico (a prescindere dalla sua scarsa penetrazione in Italia) conviene non solto all’ambiente, ma anche alle tasche e i suoi attuali limiti.

Bisogna anzitutto partire dal fatto che è un tipo di motore che si guasta molto meno dell’endotermico. «Pensate al cestello della vostra lavatrice – dice Valerio Rossi Albertini, fisico nucleare e ricercatore del Cnr – è raro che abbia bisogno di mautenzione. Poi pensate a quanto spendete in autofficina…». Ecco, per le autofficine sarà sicuramente una rivoluzione. È stato calcolato che la manutenzione si ridurrà del 90%! «Nel motore elettrico ci sono da un quinto a un decimo di pezzi meccanici in meno – spiega Rossi Albertini – e per dirne una, le pastiglie dei freni non si cambiano visto che la frenata avviene senza attrito, per attrazione magnetica. Questo è anche il motivo per cui non si producono quelle microparticelle metalliche che finiscono poi nei nostri polmoni. Se a ciò aggiungiamo l’esenzione del bollo e il modico costo dell’energia, da 1 a 3 euro per 100 Km a seconda delle diverse tariffazioni, l’acquisto di un’auto elettrica oggi si ripaga entro otto anni. E sottolineo oggi, che il costo iniziale è ancora piuttosto elevato, sopra i 25mila euro, e non si è innescata un’economia di scala. Nei prossimi 5 o 10 anni mi aspetto che i listini scendano di molto e i vantaggi di conseguenza esplodano». Oggi si va dai 27mila euro di una SmartElectric Drive e dai 30mila euro di una Tesla Model 3 versione base, ai 100mila euro delle elettriche di lusso. C’è però un esercito di utilitarie cinesi pronto ad invadere i mercati europei – sostiene Mauro Tedeschini – «e omologazione e qualità dei materiali a parte, basteranno 10-12mila euro per acquistarne una! Nemmeno poi è detto che occorrerà comprarle visto che i millennials di oggi non hanno la cultura dei motori: molti giovani amano piuttosto condividerla o noleggiarla un auto che possederla».

Passiamo ora al problema dell’autonomia, che varia dai 150 Km della Smart ai 700 Km della i4, l’ammiraglia della Bmw che se la vede per il primato con la californiana Tesla. La prima, che è molto più abbordabile economicamente, richiede 6 ore per una ricarica da 0 all’80% tramite presa domestica. Tre ore e mezza se il collegamento è a una wallbox, stazione a parete più avanzata. Da questa primavera è disponibile un caricatore rapido domestico da 22 kW in grado di ricaricare fino all’80% in soli 45 minuti, ma è chiaro che bisogna avere l’accesso al garage. Poi c’è il problema dei punti di carica. Ad oggi sono 2.108 in Italia (per 4.207 colonnine) di cui 930 pubblici. Ma l’Enel ha investito 300 milioni di euro su una rete capillare che prevede 7.000 infrastrutture al 2020 e 14mila al 2022. «Si tratta di una piattaforma integrata con quella europea – spiega Tiziano Valentinetti, responsabile e-mobility di Enel X – e aperta: le singole auto prenderanno e daranno energia alla rete contribuendo così a stabilizzarla». Ci saranno anche punti di ricarica ultraveloce per auto con percorrenza di 300 km. In Germania, oggi, si contano  22.708 colonnine e in futuro potremo prenotarle con una app per non trovarle occupate. Con il cosiddetto “biberonaggio“, cioè il rabbocco di energia quando e dove è possibile, non solo si ottimizzeranno i tempi, ma si farà del bene alla salute della batteria.

Redazione

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