Francesca Racioppi lavora per il Programma Ambiente e Salute all’ufficio per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Da anni si occupa dell’organizzazione del sistema dei trasporti e degli effetti che hanno sulla nostra salute.
Da quanto tempo l’OMS si occupa di ambiente e salute?
L’OMS si occupa del nesso tra mobilità attiva e salute sin dal 1997. Per la prima volta si cominciò a integrare i temi dell’ambiente e della salute nelle politiche dei trasporti grazie a una letteratura scientifica emergente che oggi è addirittura esplosa per quantità e qualità dell’elaborazione.

Quali sono le ricerche più accreditate?
Una svolta della ricerca c’è stata con la possibilità di effettuare, da un punto di vista scientifico, delle stime a proposito della parte di mortalità attribuibile alla mancanza di attività fisica. Tali stime effettuate sui 53 Paesi europei censiti dall’OMS attribuiscono alla sedentarietà circa un milione di decessi all’anno.

Quali sono le malattie più direttamente connesse alla mancanza di movimento fisico? 
C’è un corpus di letteratura scientifica molto accreditato e convincente per ciò che riguarda la relazione tra attività fisica e malattie non trasmissibili: sono le malattie cardiovascolari, il diabete, alcune forme di cancro come quelle alla mammella e al colon, l’ipertensione oltre a patologie che sono correlate con l’invecchiamento e con il benessere psicologico.

La bici fa bene alla salute, ma in tanti hanno paura a usarla. Cosa può dirci in proposito?
A livello internazionale esiste un ramo di ricerca che sta cercando di chiarire qual è il vantaggio o lo svantaggio netto derivante dall’uso della bicicletta. A fronte dei tanti vantaggi da un punto di vista della prevenzione della mortalità generale, esiste la preoccupazione relativa agli incidenti stradali o all’eventuale esposizione agli inquinamenti atmosferici.
Gli studi oggi disponibili ci dicono che i vantaggi sono talmente alti che, a fronte di giornate di aspettative di vita che possono essere perse a causa dell’incidentalità, abbiamo un guadagno, calcolabile in mesi, derivante dall’azione di prevenzione, che rende abbondantemente positivo il saldo a favore dell’uso della bicicletta. A livello di grandi numeri e di sanità pubblica, le ricerche più recenti consigliano caldamente di stimolare la mobilità ciclistica.

Tale consapevolezza scientifica si traduce anche in politiche?
In varie nazioni d’Europa ci sono state e continuano a esserci iniziative volte a promuovere l’uso della bicicletta: dalla Danimarca, nazione dove vivo, all’Austria passando per la Germania sono tante le nazioni che hanno adottato politiche e campagne a favore dell’uso quotidiano della bicicletta.
In Germania da molti anni è in corso una campagna per la promozione dell’uso della bici negli spostamenti casa lavoro che coinvolge molte aziende e, la compagnia di assicurazioni Aok, la confederazione sindacale tedesca (Tuc) e l’associazione ciclistica tedesca (Adfc).

Lei usa la bicicletta?
Sì ogni giorno mi reco al lavoro in bicicletta, anche quando nevica perché a Copenhagen le piste ciclabili sono mantenute sgombre con grande efficienza per evitare che i ciclisti possano diventare automobilisti e mettere in crisi l’intero sistema. In un certo senso Copenhagen aiuta a sfatare alcuni alibi che vorrebbero la neve e il freddo come ostacoli insormontabili per chi vuole muoversi in bici.

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