Per tagliare l’erba tra un ciliegio e l’altro il trattore usa un disco interfilare che “fa la barba” al tronco senza danneggiarlo. «In questo modo – spiega Eugenio Casini, giovane imprenditore agricolo – evitiamo di spargere il glifosato e altri diserbanti».

Siamo nel campo sperimentale della cooperativa Apofruit, a Vignola, nel modenese, dove si coltivano le ciliegie Fior fiore Coop: il primo prodotto ortofrutticolo che Coop presenta ai consumatori coltivato senza uso di altri quattro pesticidi tra cui il più noto è sicuramente il glifosato.

La trinciaerba con disco interfilare è solo uno dei metodi dell’agricoltura di precisione utilizzati in questo campo. Un altro è la fertirrigazione: «Il concime viene miscelato nell’acqua con cui irrighiamo – continua Casini – e in questo modo arriva direttamente all’apparato radicale delle piante: riduciamo così le quantità, il numero dei trattamenti, i costi, e aumentiamo l’efficacia dei fertilizzanti che utilizziamo».

Alberto Grassi, direttore tecnico di Apofuit, mostra la bellezza e garantisce sulla bontà delle ciliegie grosse poco meno di una noce («il mercato premia quelle con almeno 2,8 cm di diametro») che devono avere, oggi, anche una buona resistenza al cracking, cioè lo spacco causato dalle troppe piogge. Maggio ha messo tutti a dura prova. Nuove varietà di prodotto (servono vent’anni per crearne una con processi naturali di impollinazione) e nuovi sistemi vengono escogitati per difendersi dai cambiamenti climatici.

Uno di questi è costituito dalle reti antipioggia e anti-insetto. «Sono le reti del futuro», spiegano. Ma già il primo filare di ciliegio è insacchettato dalla testa ai piedi e gli altri seguiranno. «La parte superiore è come un tetto, impermeabile alla pioggia, mentre le due laterali proteggono dagli insetti dannosi. Ciò consente di limitare al massimo l’impiego di insetticidi e fitofarmaci e di ottenere un prodotto super biologico».

«L’azienda in cui siamo – riassume Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – testimonia l’importante salto di qualità che Coop ha deciso di fare. Entro tre anni questi princìpi e questi metodi di agricoltura di precisione, più sostenibili per l’ambiente e più graditi dal consumatore, saranno applicati a tutte le filiere dell’ortofrutta a marchio Coop».

Un progetto, “Coltiviamo il futuro”, che è stato intrapreso a gennaio in collaborazione con 116 fornitori di ortofrutta, a cui fanno capo oltre 7.000 aziende agricole. Adesso che sui banchi di vendita è in arrivo il primo prodotto “no glifosato”, che, come dice lo slogan, “è la ciliegina sulla torta della riduzione dei pesticidi”, il progetto si estenderà a meloni, uva, clementine, fino ad arrivare a 15 colture nel corso dell’anno. «Tutto ciò che qui vedete – fa notare Renata Pascarelli, direttore Qualità di Coop Italia – è possibile  perché ci siamo garantiti, assieme ai nostri fornitori, il supporto dei migliori esperti in Italia di questi metodi, con tecnologie e attrezzature all’avanguardia».

Chi avesse dubbi sui livelli raggiunti, può entrare nello stabilimento di Apofruit e vedere in funzione la macchina (del valore di 1 milione di euro) dal grande occhio elettronico, fatto di sensori, che seleziona le singole ciliegie trasportate su nastri ad acqua, smistandole per dimensione, colore e difettosità. «Quelle Coop sono tutte senza glifosato e altri pesticidi – sottolinea Curzio Firenzuola, responsabile di area Emilia – e al pari delle altre le accettiamo solo se rispettano elevati standard di qualità. Una volta impacchettate, il giorno dopo sono già nei negozi».

Il metodo Coop «Noi pensiamo che se si muove il primo retalier italiano, si può muovere tutto il mercato. La scelta di ridurre i pesticidi e di appoggiare un’agricoltura più sostenibile – sottolinea Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – riguarda tutta l’ortofrutta a marchio Coop, ed è una nostra scommessa. Ma dietro non c’è un ragionamento puramente commerciale (che sarebbe “io la faccio, gli altri no”) bensì un ragionamento valido per tutti: vogliamo essere i primi, è vero, ma se la scelta è giusta e funziona, condizionare in positivo il mercato». Nel caso specifico, Coop, che segue le linee guida della produzione integrata, ha individuato, assieme a un pool di esperti, i quattro erbicidi che dovevano essere ridotti per problemi ambientali e lo ha fatto adottando il principio di precauzione che, in passato (dai coloranti all’olio di palma), ha dato ragione alle scelte fatte.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *