Alla professoressa Maria Ranieri, che in collaborazione con Coop ha proposto una serie di lezioni web sui temi della didattica a distanza, abbiamo chiesto quali possono essere i punti di forza della didattica online e come può convivere con quella in presenza, guardando al di là dell’esperienza Covid-19.
Vorrei segnalare tre principali punti di forza della didattica online, strettamente legati al concetto di personalizzazione/individualizzazione dei processi di apprendimento. In primo luogo, nella didattica online l’insegnamento e l’apprendimento avvengono indipendentemente dalla condivisione di uno spazio fisico come condizione per lo scambio: il docente può articolare diversamente le relazioni con gli studenti, alternando interazioni individuali, interazioni in piccoli gruppi, interazioni con tutta la classe. Non un unico spazio relazionale, quello dell’aula fisica, ma una molteplicità di relazioni generative di spazi per apprendere. In secondo luogo, nella didattica online l’insegnamento e l’apprendimento possono avvenire anche in modalità asincrona, aprendo le porte a forme di didattica non lineare, che consente alle persone di modellare i tempi sulla base dei propri bisogni e ritmi di apprendimento. Nella didattica asincrona, infatti, c’è un momento giusto per tutti e per ciascuno. I processi creativi non rispettano gli orari dettati dalla campanella. In terzo luogo, tutto ciò che è digitale è editabile, riusabile, quindi adattabile, contestualizzabile, facilmente esportabile. La produzione di contenuti digitali richiede tempo e impegno, ma la loro riutilizzabilità e adattabilità compensa ampiamente gli sforzi iniziali.

Anche alla luce di quanto avvenuto durante il lockdown, in che misura le tecnologie disponibili possono condizionare/limitare o potenziare l’uso di questo tipo di didattica? Una pratica piuttosto diffusa durante il lockdown è stata quella di realizzare videolezioni sincrone o registrate sulla falsariga della lezione frontale, dove il docente spiega e gli studenti ascoltano. I sistemi di videoconferenza supportano questo tipo di approccio didattico di taglio trasmissivo, che però nella didattica a distanza rischia di rendere ancora più povero il processo formativo. Ma i sistemi di conferenza possono anche abilitare lezioni interattive, lezioni basate sullo scambio dialogico, la discussione e il coinvolgimento attivo degli studenti. La tecnica è sempre la stessa: la domanda socratica, il dialogo autentico, l’ascolto attivo. Non è la tecnologia ad ostacolare questo approccio… ma la disposizione dell’insegnante.

Quali gli errori da evitare nel rapporto con i ragazzi? Riparto dalla risposta data alla precedente domanda: evitare di fare lezioni assimilabili a monologhi, gli studenti vanno coinvolti in modo attivo, vanno ascoltati e resi partecipi del processo di insegnamento-apprendimento. Occorre poi evitare di caricare gli studenti di compiti senza restituire un feedback puntuale nell’ottica della valutazione formativa: i ragazzi si aspettano dagli adulti considerazione, incoraggiamento, è nostro dovere orientarli nella complessità, favorendo lo sviluppo della loro autonomia emotiva e cognitiva. Infine, raccomando di evitare di far finta di nulla: ogni tanto, con un sorriso, chiedete loro “Come va?”, specie in situazioni di emergenza come quella che abbiamo vissuto. Vedrete che otterrete non solo gratitudine per il vostro interessamento ma anche spunti straordinari per una didattica autentica, nonostante gli schermi, nonostante le piattaforme, che dividono, ma ci uniscono anche.

Dal punto di vista dei ragazzi e delle famiglie, quale deve essere il corretto approccio a esperienze di questo tipo? La tecnologia digitale in questi mesi ci ha permesso di rimanere connessi anche se distanti. Il distanziamento fisico non si è tradotto in distanziamento sociale, almeno per larga parte della popolazione. E ciò lo dobbiamo alle tecnologie di rete. Detto ciò, bisogna anche stare attenti al rovescio della medaglia. L’uso della tecnologia può scivolare nell’ipertrofia tecnologica, vale a dire nell’uso eccessivo delle piattaforme digitali, ai danni del benessere psicofisico della persona. Si comincia oggi a parlare di benessere digitale e credo sia sempre più necessario parlarne. Occorre maturare un rapporto equilibrato con le tecnologie, integrando le opportunità dell’immateriale digitalizzato con i benefici del fare esperienza diretta del corpo.

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