Nel 1995 ha fondato il coordinamento di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, oggi punto di riferimento per oltre 1.600 organizzazioni nazionali e internazionali. A don Luigi Ciotti, che ne è il presidente, chiediamo di commentare la tesi di Marco Pedroni contenuta nella prefazione del libro “Le mani in pasta”: “Le mafie non sono certo scomparse con la sconfitta militare di Cosa Nostra: si trasformano e sono entrate prepotentemente negli affari economici, si camuffano e distorcono il mercato, avvantaggiano pochi e scorretti imprenditori estendendosi al centro e al Nord del paese. La ’ndrangheta è diventata la mafia più pericolosa e pervasiva in molte città italiane”.

È d’accordo con questa rappresentazione? Cosa aggiungerebbe? Condivido sostanzialmente l’analisi e concordo sull’attuale primato della ‘ndrangheta. Aggiungerei che di questa trasformazione delle mafie c’erano segni evidenti già all’alba del nuovo millennio, per chi avesse voluto coglierli. Purtroppo non è stato così per superficialità, pressapochismo, pregiudizio. Fino a non troppi anni fa c’era chi ancora pensava alle mafie come a un fenomeno tipico del Sud, non vedendone l’espansione nel Nord, nell’Ovest e nell’Est, espansione favorita dai processi di globalizzazione economica. Oggi le mafie sono un fenomeno globalizzato, transazionale, che necessita dunque di risposte globali, non solo locali.

Quali passi secondo lei vanno fatti?  C’è un’evidente convergenza – e, in certi casi, commistione – tra il sistema di accumulazione del capitale promosso dal liberismo economico e i metodi di arricchimento delle organizzazioni criminali. Il passo da fare è quello di capire che non è possibile combattere le mafie senza bonificare le zone d’ombra di un’economia che serve il profitto invece del bene comune. 

Sono in arrivo i miliardi del Recovery Fund: intravede rischi di nuove infiltrazioni mafiose? Ribadito che il denaro è il punto di contatto tra la società del capitalismo finanziario e il sistema di potere mafioso. E sottolineato che in quest’osmosi tra mafie e tecnocrazia del denaro è sempre più difficile distinguere tra crimine economico e crimine organizzato, bisogna ricordare che le mafie da sempre approfittano dei momenti di crisi e lo stanno facendo anche in questi mesi, avvelenando e impoverendo contesti sociali già disorientati e spaventati.  È dunque più che mai necessario oggi unire forze e competenze per vigilare sulla corretta distribuzione dei fondi europei. Non si tratta solo di porre rimedio ai vuoti e alle ingiustizie evidenziate dalla pandemia, ma di proteggere il denaro dalle organizzazioni criminali. Parassiti sociali favoriti da quelle forme virali che da troppo tempo infestano e infettano la democrazia: complicità, disuguaglianze, divisioni.

1 Commento

  1. Giusto quello che duce Don Ciotti che stimo molto nei programmi del Pnrr non si parla di controlli specifici per evitare che le mafie approfittino dei soldi di noi tutti.
    Vorrei fossero più incisivi e chiari su questo tema.

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