Dite la vostra con fantasia

Favole, nenie, filastrocche: come avvicinare i bambini alla lettura nell’era della Tv? Ne abbiamo parlato con tre autori per ragazzi come Mela Cecchi, Ennio Cavalli e Anna Sarfatti

 

Favole, nenie e filastrocche sono nella memoria di tutti, sono conservate dentro di noi dall’infanzia, come ricordo di una coccola ricevuta, di un abbraccio in più.

Sappiamo recitare ancora le parole di “Stella stellina, la notte si avvicina” o “Tre civette sul comò” per la conta, ma anche “La vispa Teresa avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta”.

Sono componimenti dalla storia antica, che si tramandavano oralmente nella cultura popolare, ma che hanno avuto e hanno ancora la funzione di portare i bambini, ad avvicinarsi al mondo della lettura e dei libri. Ma in che misura, nell’era dei videogiochi e della tv, filastrocche, libri e lettura riescono a sopravvivere, a restare un momento importante nella vita dei bambini di oggi e di domani?

Ne abbiamo parlato in una conversazione virtuale con tre degli autori per ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa Coop Versetto & dolcetto. Sono Mela Cecchi, che è anche autrice televisiva, Anna Sarfatti, insegnante di scuola elementare e, infine, Ennio Cavalli inviato speciale e caporedattore del giornale Radio Rai.

“Le filastrocche sono musica. Non c’è niente di più facile, e anche rapido, per accogliere un messaggio come quello trasmesso dalla filastrocca. Sono brevi canzoni che fanno risuonare le parole e suggeriscono che tra le rime c’è un filo d’oro che rende belle le idee, oltre che significative” sostiene Mela Cecchi.

Per Ennio Cavalli: “Le filastrocche sono il più antico e gratuito dei giochi “meccanici”. Prima di entrare in un risvolto letterario, le filastrocche soddisfano un bisogno auditivo, rassicurante, empatico. Danno corda alla parola, ai suoni, alla sorpresa, fin dai tempi antichi. Come il vento tra le canne o la musica del mare. Filastrocche, ninne nanne, scioglilingua, formule magiche, algoritmi, nacchere e raganelle appartengono alla stessa grande famiglia. Gli scienziati potrebbero dimostrare che una filastrocca sugli animali e un concertino di raganelle hanno lo stesso Dna.”

Ma tutto questo funziona anche oggi fra Barbie, robot e videogiochi?

“Leggere è una forma di pensiero – è la convinzione di Ennio Cavalli – Occorre far capire ai bambini e ai ragazzi che la vita è fatta anche di testimonianze, di scrittura, di confronti e di domande. C’è sempre una storia o “la storia”, grande o piccola, prima e dopo di noi, davanti o dietro il puntino che siamo. Bisogna sapersi ritrovare in un contesto allargato agli altri.”

“C’è spazio, ci deve essere spazio per tutto: per le storie, le filastrocche, la musica, i robot, le Barbie e i videogiochi. La cosa importante – consiglia Mela Cecchi – è dosare per bene questa miscela, è non lasciare soli i bambini con un gioco solo perchè questo li rende autonomi e poco impegnativi.”

“Che ruolo hanno le filastrocche? – rincara Anna Sarfatti – Basta pensare a questo: se una Barbie o un robot o un videogioco si rompono un bambino li abbandona e li butta via. Al contrario una filastrocca imparata da piccoli è un piccolo tesoro che ci permetterà di incantare i nostri figli, i nipoti, i bisnipoti Ho negli occhi lo sguardo incuriosito e affascinato dei bambini ogni volta che nei nostri discorsi si affaccia per caso un rima: « questo si fa domani lavatevi le mani!». Provare a crearne di nuove, giocare con i suoni delle parole è una chiave di ingresso per appropriarsi della lingua, per giocare con lo strumento più universale che abbiamo.”

Ma cosa vuol dire scrivere per bambini?

“A mio avviso – è Mela Cecchi che parla – comporta sempre un doveroso ‘spostamento’ interiore: sia dentro se stessi, a caccia di ciò che eravamo a quell’età, sia verso un’osservazione continua del mondo dell’infanzia, dei propri figli, dei bambini con i quali si dialoga. E poi altre opere, film, videogiochi Ciò che ispira uno scritto è un felice corto circuito che appartiene solo all’autore, ma ciò che può regalare la scrittura deve appoggiarsi, forse, su certe regole, piuttosto elastiche in verità, che però non dovrebbero mai essere perse di vista. La prima è evitare di essere prescrittivi. Cioè evitare un messaggio esplicito, pedante, che inchioda l’opera a un imperativo comportamentale troppo rigido. I bambini hanno una lanterna istintiva che li porta a cogliere ciò che di buono e di utile c’è in una narrazione. Ma guai a renderla troppo manifesta, imposta. L’infanzia ha bisogno di miti, di fiabe, di favole, di storie in libertà. La seconda regola, sperimentata in lunghi anni di scrittura per la televisione, sia per L’Albero Azzurro sia per La Melevisione, è che bisogna stare sempre intorno al cuore delle cose che si vogliono raccontare. Bene a fuoco sul dove, sul come e sul quando.”

Per Anna Sarfatti “Il segreto è solleticare le antenne dei bambini per convincerli che vale la pena di seguirti nell’avventura che proponi. Per “l’aggancio” a volte gioco sui temi, altre sulla lingua; ma in genere sull’intreccio tra gli uni e l’altra. L’impegno è quello di proporre loro una lettura che infranga la banalità, il conformismo, e stimoli a pensare “in proprio”.

Per Ennio Cavalli invece: “Scrivere per i bambini vuol dire raccontare le cose che avrei voluto raccontare da piccolo, quando non ne ero capace. L’esperienza, l’età adulta, la felicità e lo smarrimento provati, giocoforza, sulla propria pelle, nel corso della vita, sono un filtro formidabile. Alla fine si arriva a comprendere, con un po’ di scaltrezza, anche quello che non si è stati. Tra il vissuto e quello che non si è stati si infila la lama della fantasia. Il procedimento è uguale per chi, come me, scrive anche per i grandi” .

E la mediazione degli adulti che ruolo ha nell’acquisizione della lettura come piacere?

Secondo Ennio Cavalli “I genitori sanno bene come condividere un momento fiabesco o di gioco o di verità attraverso i libri da aprire assieme ai figli. Le cose che piacciono ai grandi, trasferite ai figli, diventano un dono fantastico. I figli si accorgono di questa rispondenza. Dunque la bacchetta magica è in mano ai genitori, agli insegnanti, agli educatori”.

L’importanza degli adulti nell’avvicinare i bambini ai racconti, alla lettura è condivisa da tutti.

“L’adulto – sostiene Sarfatti – ha un peso fondamentale: quando legge al bambino; quando lo accompagna a scegliere libri in biblioteca e libreria; quando fa entrare nella vita quotidiana personaggi e storie dei libri letti insieme (ad esempio: «La nostra auto questa mattina non vuol partire, proprio come quella del libro della Pimpa!»)”.

È dello stesso avviso Mela Cecchi: “La mediazione degli adulti è, fin dal principio, essenziale. Il bambino che vede i suoi familiari leggere con piacere, leggerà. Il bambino che avrà nella sua camera una piccola e preziosa libreria a lui dedicata, la utilizzerà con scioltezza. Il bambino che non passerà ore davanti alla Tv, conoscerà presto il gusto eccezionale della lettura. È fondamentale che le figure genitoriali vadano, quando è possibile, in libreria con i bambini e spendano un po’ del loro tempo a caccia di tesori”.

Leggere insieme e l’esempio sono considerati da tutti i nostri ospiti i segreti per mettere le radici del piacere della lettura. Per Mela Cecchi “Bisogna leggere ai piccoli ogni sera, se è possibile, una fiaba, una favola, un capitolo di un libro adatto alla loro età. E sarà proprio l’affetto e la partecipazione di chi legge a fondare la garanzia del piacere della lettura. Anche per Anna Sarfatti “il segreto è immergersi insieme. Nella mia esperienza scolastica, fin dalla prima, istituisco il momento della lettura ad alta voce: propongo solo libri che mi piacciono e che so che piaceranno a quei bambini. Adesso che siamo a fine marzo, in una prima, sono loro a chiedermi di leggere. L’altro giorno ho trovato sotto un banco un biglietto scritto da una bambina: “PIANO PER PRENDERE ACQUA DOLCE MENTRE GLI ALTRI SONO A RICRIAZIONE”. Acqua Dolce è il titolo di un libro che li ha appassionati, tanto da suscitare il desiderio di appropriarsene.”


Anna Somenzi

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