Il sistema dei buoni pasto è al collasso e se non ci sarà un’inversione di rotta immediata, quasi tre milioni di dipendenti pubblici e privati potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket.

Più che un grido d’allarme è una forte presa di posizione quella lanciata dalle associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione del nostro Paese – Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad, FIDA e Confesercenti– per la prima volta riunite in un tavolo di lavoro congiunto: senza correttivi urgenti, a partire dalla revisione del codice degli appalti nella pubblica amministrazione, la stagione dei buoni pasto potrebbe essere destinata a concludersi presto.

L’attuale sistema, infatti, genera una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti. In pratica, tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, i ristoranti, i supermercati e i centri commerciali perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati che accettano.

È l’effetto delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%. Ecco perché i vertici delle sei associazioni di categoria hanno deciso di scrivere al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro, chiedendo di rivedere l’intero sistema con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.
Sarà quindi promossa una campagna di comunicazione congiunta che interesserà tutti gli esercizi della ristorazione e della distribuzione commerciale, avviando nel contempo  un’azione di responsabilità nei confronti di Consip per aver ignorato i campanelli d’allarme in merito alla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla pubblica amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati.

I numeri Ogni giorno circa 10 milioni di lavoratori pranzano fuori casa. Di questi, 2,8 milioni sono dotati di buoni pasto e il 64,7% li utilizza come prima forma di pagamento ogni volta che esce dall’ufficio. Complessivamente si stima che nel 2019 siano stati emessi in Italia 500 milioni di buoni pasto, di cui 175 milioni acquistati dalle pubbliche amministrazioni, che li hanno messi a disposizione di 1 milione di lavoratori. In totale, ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, nei ristoranti, nei supermercati i e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di euro in buoni pasto.

Un bug nel sistema La stazione appaltante per il servizio di buoni pasto all’interno della pubblica amministrazione, Consip, effettua le gare formalmente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma, di fatto proprio per la natura del buono pasto, al massimo ribasso. Nel corso dell’ultima gara aggiudicata a fine 2018, i 15 lotti, dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, sono stati assegnati con uno sconto medio del 20% e con picchi al di sopra del 22%. Uno schema identico a quello del 2016, quando il ribasso medio si è assestato attorno al 15%. Questo livello di sconti, una volta sdoganato dal pubblico, sta diventando di riferimento anche per le gare private.

Risultato: un esercente vende prodotti e servizi per valore di 8 euro ma ne incassa 6,18. Aggiungendo a queste commissioni altri oneri finanziari, su buoni pasto del valore di 10mila euro, gli esercizi si vedono decurtare 3mila euro.

 

3 Commenti

  1. Hanno ragione gli esercenti!
    A questo punto peró sarebbe meglio se le aziende potessero pagare il valore dei buoni pasto con il bonifico dello stipendio. Chi, come me, li utilizza solo per la spesa, se non potrá piú farne nulla, non andrá certo a spendere la stessa cifra i contanti, ma spenderá 100 eueo in meno al mese. A pranzo risparmio giá portando il cibo da casa e i buoni sono un bell’aiuto ogni mese.

  2. Buonasera, sono tirolare di un ristoratore in zona fiera di Bologna e quasi il 100% dei miei clienti paga con buoni pasto, nel corso degli anni ho notato che la commissione sul buono pasto è ormai quasi al 20% ed inoltre faccio presente che o buoni pasto elettronico sono peggiori di quelli cartacei poiché oltre ad una commissione applicata viene anche scalato minimo 0.15 centesimi a transazione. In poche parole se scalo 10 buoni elettronici viene tolto dal valore del buono la commissione applicata più 1.50 a seconda self costo transazione. È una vergogna!! Chiedo a tutti gli esercenti e supermercati di unirci e di non prendere più i buoni pasto fino a quando le aziende che emettono i buoni pasto non abbasseranno le commissioni.

    • RISPONDE LA REDAZIONE
      Inserito da Redazione il 18 Febbraio, 2020 at 11:36 am — Rispondi

      Ciao Johnny, grazie per la tua testimonianza

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