Prima eravamo un paese di santi, eroi e navigatori, ora siamo diventati un popolo di cuochi, panettieri e pasticcieri. Ma anche di fabbricatori di conserve fatte in casa, di succhi di frutta, di bibite rinfrescanti per l’estate, per non parlare poi degli infusi alcolici, della birra e delle tisane. Le nostre cucine sono attrezzate di dispense in cui non mancano, come in quelle delle nostre nonne, farina – tutte le farine, o comunque certamente più di un paio; e poi zucchero – e anche qua almeno un paio di tipi di zuccheri differenti, integrale e no, di canna o meno – e qualcuno userà anche alla bisogna lo sciroppo d’acero o il succo di mela concentrato – e uova, ovviamente. Ma non per farci una banale frittata, no: con le uova si fanno biscotti, pasta, sfoglie, zuccotti, babà, creme, maionesi… In più, in segreti ripostigli, ecco in più le spezie orientali che alle nostre nonne erano sconosciute, ma che noi sappiamo unire alle pietanze più adatte con una maestria che neanche il cuoco di corte dello sceicco.

Da dove ci arriva tutta questa scienza? Come mai riusciamo a disquisire con competenza di doppie lievitazioni e di farine di forza? Di tradizioni di regioni che non abbiamo neppure mai visitato e di prodotti orticoli praticamente ormai scomparsi, anche se siamo nati e cresciuti nella grande città senza aver mai visto neppure un centimetro di terra coltivata?

La risposta è: dal web, la versione 2.0 dei cortili e delle strade, dei consigli tra cuochi e cuoche davanti al banco del macellaio o al mercato. “La cucina e le nostre tradizioni in cucina grazie al web stanno diventando un sapere diffuso e condiviso” spiega Anna Maria Pellegrino, food blogger e presidente di Aifb (Associazione italiana food blogger) – “come quando negli anni ’50 e ’40 c’erano i forni e i lavatoi e le donne andavano a scambiarsi informazioni, ricette…”

Da nord a sud l’Italia della gastronomia viene raccontata, fotografata, cucinata da circa 4000 blog di cucina, seguiti da migliaia e migliaia di persone al giorno. Aifb ne riunisce 160. Ci sono i blog vegetariani, i vegani, quelli che parlano di dolci o solo di pasta, quelli per chi ha intolleranze alimentari, i macrobiotici, quelli di tradizione religiosa e quelli dedicati alla cucina regionale e alle torte decorate. I blog delle italiane/i all’estero, i blog italiani che scrivono in inglese, i blog di stranieri residenti in Italia, i blog delle mamme, delle zie e delle nonne. I blog di ricette per studenti e quelli per pappe dei bambini. Da nord a sud l’Italia è tutto un bollire e ribollire di autoproduzioni casalinghe testimoniate da foto, dalle più raffinate a quelle più ruspanti, da ricette trascritte e reinterpretate e da video ricette. E ci sono anche i blog dedicati alla pizza, ai biscotti, al pane.

Le cifre parlano chiaro: secondo una stima della Coldiretti oltre 21 milioni di italiani dichiarano di preparare alimenti in casa come yogurt, pane, pizza, conserve. E di questi, oltre 11,2 milioni lo fanno regolarmente. Un italiano su tre, il 33%, prepara molto più spesso rispetto al passato la pizza in casa e il 19% anche il pane.

E c’è anche chi fa il pane con la pasta madre, come Riccardo Astolfi, profeta di una passione che sta contagiando migliaia di italiani (anche attraverso il suo blog www.pastamadre.net) Non è cosa facile la pasta madre, ha bisogno di cure costanti, eppure… Perché tanto interesse? “Credo che il fatto della crisi – spiega Riccardo Astolfi – sia una cosa secondaria, perché tanto al supermercato c’è anche pane da due euro al chilo e se uno considera la spesa che affronta per farlo in casa, considerando che magari compriamo anche farine di qualità, e poi l’elettricità… insomma, siamo lì. Ma vuoi mettere? Ottengo un pane di qualità assolutamente superiore e – credetemi – anche un grande vantaggio psicologico! Fare il pane con la pasta madre è fortemente aggregativo: si entra in una comunità di persone che fanno lo stesso percorso a vari livelli, e si scambiano ricette, consigli anche sui tipi di farine. Insomma, non è un percorso che si esaurisce nel fare il pane, ma è tutta la filiera, una ricerca che comincia dal mettersi in contatto col primo ‘spacciatore’ che ti dà la pasta madre, fino alla scelta delle farine migliori”.

La parola chiave della riscoperta della cucina “fai-da-te” è consapevolezza e conoscenza. “Il web – racconta Anna Maria Pellegrino – ti consente non solo di ottenere tutte le informazioni che cerchi su come fare, ad esempio, un babà, ma anche di conoscere la storia del babà. Quali sono gli ingredienti migliori per fare un babà. Chi sono quelli che in Italia cucinano i migliori babà, che non è detto siano pasticcieri di professione. Così magari vieni a sapere che in primavera nascono certe erbette… E allora vai dal fruttivendolo a cercarle. O addirittura vai a raccoglierle sul campo tu, le erbette amare di questa stagione.  Cucinare bene – conclude la presidente dei food blogger – comincia col fare bene la spesa”.

Capita insomma, che dopo una generazione di donne e uomini che hanno cercato il più possibile di liberarsi dai doveri quotidiani della casalinghitudine, ci sia una diffusa riscoperta dello stare in cucina, almeno nei giorni di festa. “Ormai fare il pane con la pasta madre – continua Riccardo – non è più solo una pratica da fricchettone della comune. Ci possono arrivare tutti: la mamma, il giovane padre, lo studente fuori sede. Il web serve soprattutto a questi: a farti capire che si può fare. Che l’autoproduzione casalinga non è roba da fanatici! E dalla consapevolezza sul cibo, arrivi anche a farti un discorso etico, a capire che fare la spesa, comprare questo piuttosto che quello è il tuo personale contributo per cambiare il sistema economico del tuo territorio”. “Sì, è così – conferma Pellegrino – i blog parlano anche di un modo diverso, più etico di approcciare il cibo. Sia come recupero delle nostre tradizioni sia come nuove relazioni tra persone, basate sulla conoscenza diretta e la condivisione”. Tutto ciò è ossessione per il cibo? “Forse un po’ sì – conclude Riccardo – ma mangiare è un bisogno primario e un po’ è normale che sia così… Secondo me, comunque, più se ne parla e meglio è: solo con la passione si cambia il mondo!”.

giugno 2014

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