Quando finalmente la marca, il modello, il colore, il numero, persino le stringhe delle scarpe sono state accuratamente scelte, ecco l’amara sorpresa: non sono per noi. Ci corriamo male. Abbiamo sbagliato acquisto e, forse, approccio alle scarpette da running o da walking, per non parlare di quelle da calcio, basket o tennis. Il look è importante ma lo è di più la salute del piede, che è una delle parti del corpo più soggettive. I giovani oggi cominciano presto ad accusare problemi di camminamento e con l’alzarsi dell’età media e il desiderio di mantenersi in forma, sarebbe il caso di ripartire dal basso con occhi diversi.

Andando, ad esempio, da un podologo per sapere che tipo di piede si ha. O guardando come abbiamo consumato la suola esterna delle vecchie scarpe. Se l’usura è al centro dell’avampede, servirà una scarpa universale, ma se è molto consumato il bordo interno, siamo dei “pronatori” ed è consigliabile adottare una scarpa studiata per questo tipo di falcata, caratteristica di una metà circa degli atleti; sempreché la pronazione risulti accentuata. Una piccola minoranza, attorno al 5%, è invece “supinatrice”, cioè consuma il bordo esterno dell’avampiede, e ci sono anche qui scarpe che rimettono in assetto il piede.

Molte patologie si prevengono o si trattano cambiando le calzature, ovvero indossando scarpe diverse o utilizzando plantari o altri dispositivi inseriti nella scarpa che possono cambiare la posizione o l’ampiezza di movimento del piede. Se non ci sono, invece, problemi nell’arco plantare e si vogliono evitare unghie nere, vesciche, distorsioni e lesioni varie, le scarpe da running vanno acquistate anzitutto comode, perché correndo il piede scivola, fino a un centimetro in avanti e si gonfia dopo lo sforzo fisico. Si gonfia anche verso sera, per cui la scelta è consigliabile sul finire della giornata.

Prima di concentrarsi sull’estetica è opportuno pensare alle ginocchia, per cui chi ha un peso importante, diciamo sopra gli 80 kg, farà bene a dotarsi di scarpe con “cuscinetti” supplementari, ad esempio con una intersuola in schiuma e un’ammortizzazione in gel davanti e dietro. Se poi si è amanti del running urbano, l’ammortizzazione è ancora più necessaria, così come la resistenza che la scarpa deve avere all’usura. Sui sentieri, invece, c’è da preoccuparsi che il piede sia stabilizzato e che la scarpa sostenga la caviglia e sia più scolpita sotto.

Fatta la grossa scrematura, subentrano gli obiettivi personali. Essere, infatti, corridori della domenica è una cosa, runner abituali un’altra, e le stesse frequenze di allenamento contano. Si riflettono ad esempio sul peso della calzatura, che per i corridori occasionali è compresa tra i 300 e i 400 grammi, mentre più leggera è la scarpetta da gara, tarata sul confort del piede e sulle performace: tra i 150 e i 300 grammi. Le scarpe di allenamento, più pesanti e con suole più alte, hanno una durata fino a 2.000 km. Le slick fino a 500 km, dopodiché vanno cambiate come fossero gomme da gara.

Mano al portafoglio
Scarpe da running da 25 a oltre 100 €
Scarpe da walking da 25 a 60 € circa
Scarpe da calcio e da calcetto da 50 a oltre 100 €
Scarpe da basket, pallavolo e pallamano da 30 a oltre 100 €
I prezzi sono indicativi e soggetti alle variazioni del mercato

Redazione

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